Avevamo visto bene. E avevamo informato correttamente sollevando il velo di omertà che, inizialmente e per troppo tempo, aveva occultato le magagne di un affidamento che doveva essere risolto subito, perché conseguente ad una gara illegittima

 

La Civetta di Minerva, 1 aprile 2016

SAI8 ha perso su tutta la linea. Il Tribunale di Catania ha respinto le richieste di risarcimento presentate da Sai8 e da Saceccav Depurazioni Sacede, condannando le società ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio (174 mila euro a carico della prima e 186 mila euro a carico della Saceccav). I giudici hanno invece accolto l'eccezione di nullità del contratto di affidamento del servizio idrico integrato formulata dai Comuni.

Dalla conclamata nullità del contratto di affidamento discende l’inesistenza di alcun titolo giustificativo della richiesta di risarcimento. Corretta l'escussione della polizza fideiussoria a cui ha proceduto il consorzio Ato (o, meglio, il commissario Ferdinando Buceti, per riconoscere a ciascuno i propri meriti) a fronte degli inadempimenti di Sai8.

Possono tirare un sospiro di sollievo i coraggiosi sindaci degli 11 Comuni della provincia (Avola, Buscemi, Canicattini, Carlentini, Cassaro, Ferla, Francofonte, Melilli, Palazzolo, Rosolini e Sortino) che si sono fermamente opposti alla consegna degli impianti al gestore privato, che sin dall’inizio del suo esercizio aveva barato sulla fideiujussione incorrendo nelle condizioni di nullità dell’affidamento, per altro frutto di un procedimento di gara stigmatizzato da una sentenza del tribunale amministrativo sulla quale abbiamo ampiamente informato i nostri lettori in illo tempore. E può ritenersi sollevato l’intero ATO (formato dai 21 Comuni della ex Provincia) da ogni onere risarcitorio pretestuosamente rivendicato dalle società ricorrenti.

La Civetta aveva visto bene. Ed aveva informato correttamente. Ed aveva sollevato il velo di omertà che, inizialmente e per troppo tempo, aveva occultato le magagne di un affidamento che doveva essere risolto subito, perché conseguente ad una gara illegittima e che invece fu mantenuto troppo a lungo, nonostante il mancato rispetto della clausola fideiussoria, di portata risolutiva. Non intoniamo adesso alcun peana di vittoria, ma ci limitiamo a ricordare ai lettori il ruolo svolto costantemente dal nostro giornale, con servizi scrupolosi, con analisi dettagliate dei documenti contrattuali e delle sentenze, con riflessioni e suggerimenti che sono spesso andati al di là di un compito meramente informativo, caratterizzandosi come testimonianza di un forte impegno civico.

Con la stessa tenacia e con la stessa certosina attenzione continueremo ad analizzare atti amministrativi, problemi economici e aspetti vari della società del nostro territorio, senza trascurare di gettare uno sguardo anche oltre la dimensione locale, quando la complessità e la dimensione dei problemi affrontati ci imporranno di spingere l’attenzione verso orizzonti più vasti. Lo stiamo già facendo, di concerto con Siracusa Resiliente, sui temi dell’economia e della crisi.

Ci congratuliamo coi sindaci resistenti, con coloro che, evangelicamente, definiremmo «operatori di giustizia» (come il commissario F. Buceti) e coi cittadini dei movimenti e dei comitati per la difesa dell’acqua pubblica per i risultati che sono stati conseguiti in gran parte di questo territorio, relativamente al recupero della gestione pubblica dell’acqua bene comune. Insisteremo affinché anche a Siracusa città il servizio idrico sia svolto da un’azienda speciale interamente pubblica.

Non ce ne vorranno gli stessi sindaci resistenti se ora li stiamo incitando ad assumere nuove iniziative politiche contro le ingerenze di Renzi (perpetrate attraverso le impugnative nei confronti di vari aspetti della legge regionale n. 19/2015 come anche attraverso tranelli legislativi che, per combinato disposto, mirano a rimettere in discussione la gestione pubblica dell’acqua).

La nostra stima nei loro confronti non muta per quanto hanno fatto, ma vogliamo che cresca ulteriormente per quanto sono ancora chiamati a fare contro le insopportabili impugnative (lesive della nostra Autonomia) e contro le trappole che le leggi renzianissime stanno disseminando sul percorso del ritorno alla gestione pubblica dell’acqua in Sicilia. Saremo ancora al loro fianco se vorranno continuare ad impegnarsi come in passato. Li criticheremo se preferiranno tirare i remi in barca per stanchezza o per scoraggiamento di fronte al potente oggi di turno, che sta deludendo le attese e rivelando contiguità con ambienti privati… predatori. E non solo nel mondo bancario.

Nessuno ci garantisce il conseguimento degli obiettivi civici per i quali ci impegniamo, soprattutto quando solleviamo questioni come quella del debito pubblico (in buona parte «indebito») o del sistema di «monetazione a debito» (da riformare) ma, pur nella consapevolezza dei nostri limiti e del nostro modestissimo peso, riteniamo che anche tali questioni debbano essere affrontate, proposte all’attenzione di tutti, esaminate alla luce della ragione e del buon senso… E che debbano essere prospettate riforme e soluzioni alternative. L’evoluzione delle situazioni esistenti non dipende certamente da noi, ma noi intendiamo spostare la nostra pagliuzza dal piatto del kaos (del disordine) a quello del kosmos (della civile armonia), con la sola speranza che anche il nostro modestissimo apporto possa contribuire alla costruzione di un mondo migliore o un po’ meno ingiusto.

Chiamatelo pure giornalismo impegnato. Chiamatelo pure giornalismo-civetta (per questa funzione di disvelamento di magagne amministrative che toccherebbe ad altri impedire o denunciare per tempo). Qualcuno deve pur svolgere questa funzione! Dov’erano certi signori dell’ATO o cosa controllavano quando la gara veniva effettuata in modi poco legittimi o quando l’impegno fideiussorio veniva aggirato impunemente per troppo tempo? Chiamatelo pure giornalismo civico. O giornalismo temerario di pazzi furiosi che non vogliono seppellirsi nell’indifferenza, come fanno tanti che amano il quieto vivere.

Una sola cosa è certa: non saremo mai giornalisti velinari o superficiali fotografi delle apparenze. Ci arrabatteremo con le nostre modeste risorse per continuare a dar voce ai movimenti civici e per continuare a scrutare, come la nittalopa civetta, le trame di accordi segreti e gli intrecci di interessi che vengono orditi nell’ombra. E ci azzarderemo a sollecitare le coscienze, anche a costo di risultare tribunizi nel nostro linguaggio giornalistico inconsueto, irrequieto, temerario… E lasciateci divertire!