Alcuni detenuti stanno realizzando la messa a norma della zona scuola e del teatro con l'edificazione di un corridoio antifumo; altri zanzariere, tettoie per gli automezzi, porte per il reparto colloqui. Opere svolte con dispositivi di protezione individuali

 

In questo numero vorrei parlare delle attività lavorative in carcere. Elemento centrale del trattamento risocializzante, il lavoro è stato spesso oggetto di convegni e fiumi di inchiostro, senza che la soluzione del problema si presentasse, anche solo di un tantino, possibile. Dico subito che non tutte le evocazioni al riguardo mi convincono. Molto spesso mi sembra che chi dice “in carcere ci vorrebbe il lavoro” (affermazione in sé giustissima) pensi più ai lavori forzati o alla famosa scritta che campeggia all'ingresso del campo di concentramento di Aushwitz: Arbeit Match Frei (Il lavoro rende liberi). Se usciamo fuori da questa ambiguità non c'è dubbio che il lavoro restituisca dignità a chi sta in carcere e offra la sensazione, meglio la consapevolezza, di essere utili, di non pesare sulla famiglia per le piccole necessità, e addirittura qualche volta di poter sostenere, magari in parte, la propria famiglia.

Giusto, quindi, lo sforzo che sta producendo il Ministero della Giustizia (e per esso l'amministrazione penitenziaria) nell'incrementare le attività lavorative attraverso la destinazione di appositi finanziamenti e la concessione di sgravi contributivi. Nel carcere di Augusta si svolgono attività edili ed inoltre opera una “officina fabbri” molto attiva che ha realizzato recentemente diversi manufatti fra cui: zanzariere, tettoie per gli automezzi, porte per il reparto colloqui (è stato così possibile dismettere le vecchie porte in ferro pesante, monocolori, per sostituirle con porte in metallo leggero, colorate in modo da alleggerire gli ambienti). In questo momento l'officina è impegnata nella realizzazione di box per il personale che svolge servizio nelle sezioni detentive, ossia postazioni che rendono il lavoro del personale più sicuro.

Circa le attività edili, innanzitutto ci sono quelle di ordinaria manutenzione che, come si può intuire, in un vasto fabbricato, per giunta sovrappopolato, consistono in una cura continua. E poi ci sono quelle per le nuove realizzazioni: in questo momento vi è un cantiere per realizzare la messa a norma della zona scuola e del teatro con l'edificazione di un corridoio antifumo conforme alla normativa di settore e dotato di porte antincendio e portelloni antipanico. Finito questo si passerà subito alla ristrutturazione di alcune sezioni chiuse tempo addietro per lavori di manutenzione straordinaria ora conclusi ma che prima della riapertura dovranno essere ritinteggiate e attrezzati di sanitari, corpi illuminanti, etc.

È importante sottolineare che questi lavori vengono svolti con adeguati DPI (dispositivi di protezione individuale) e vengono preceduti da appositi corsi sulla sicurezza sul lavoro, perché proprio in questo consiste la differenza fra la vecchia concezione del lavoro e quella dignitosa, garantita, informata a cui tendiamo in Istituto per rispettare in ambiente detentivo i dettami costituzionali. E a proposito di sicurezza sul lavoro, uno sforzo massiccio è stato compiuto dalla direzione e da tutto lo staff per fare svolgere un corso sulla sicurezza sul lavoro a tutti i detenuti che svolgono attività lavorativa ed a quelli in lista d'attesa, che ammontano a quasi trecento persone. A breve verrà poi presentato dalla direzione un ulteriore progetto-cantiere per l’adattamento di sezioni dell’istituto per lo svolgimento di corsi professionali e scuole, dotandoli anche di servizi igienici.

Avendo elencato quanto abbiamo in corso in istituto verrebbe da esclamare: Benissimo!

Invece, no. Niente affatto. La percentuale dei detenuti che svolgono attività lavorativa è ancora troppo bassa; per dare opportunità di lavoro ad un numero maggiore di persone molti lavori sono a turnazione di tre mesi; i lavori sono per lo più domestici (cucina, lavanderia, pulizie), imprese o cooperative esterne non offrono (salvo rarissime e preziose eccezioni) lavoro a detenuti.

Sono elementi, questi, che connotano il panorama nazionale. Tutto questo è vero e non è facilmente ovviabile in un momento di crisi che fra l'altro viene definita strutturale e non congiunturale. Non per niente i dati in controtendenza circa la presenza significativa in campo nazionale di svolgimento di attività lavorative in carcere da parte di aziende private o cooperative riguardano per lo più le regioni del nord/nordest produttivo (Piemonte, Lombardia, Veneto). Tuttavia lo spirito di questa rubrica, ossia di questo spazio gentilmente concesso è quello dell'ottimismo, della volontà e del mettere in rilievo ciò che comunque si riesce o si cerca di fare. Segnaleremo quindi anche in futuro, i passi avanti che verranno compiuti nel difficile settore del lavoro.