La capitale francese è ancora un tripudio di colori, religioni, lingue. Eppure nulla è più come prima. Specie nella metro, ad ogni piccolo rumore tutte le persone del vagone sollevano gli occhi dal cellulare e osservano gli altri viaggiatori con apprensione

 

La Civetta di Minerva, 18 marzo 2016

Parigi, quattro mesi dopo gli attentati. Una domanda posta frequentemente è: come si vive, adesso, la città? E dare una risposta non è così semplice. Perché Parigi, all'apparenza, è sempre la stessa: uno splendido museo a cielo aperto, nel quale gli immobili haussmanniani svettano illuminati e i grandi boulevard brulicano di vita; una città perennemente invasa da turisti, i quali, incuranti della pioggerellina che scende fitta, transitano da un'esposizione a una chiesa.

I controlli di sicurezza sono meno frequenti: ormai, solo in pochi negozi e supermercati dei bodyguard nerboruti chiedono di mostrare il contenuto della borsa; solo nei più grandi snodi ferroviari girano militari armati di mitra; poche volte il traffico della metropolitana viene rallentato dalla presenza di un "colis suspect". E, poi, Parigi ha il cuore multiculturale di sempre: un tripudio di colori, religioni, lingue. Eppure, nulla è più come prima.

I due episodi di violenza del 2015 hanno lasciato una profonda cicatrice nella società francese e ciascuno, adesso, guarda intorno a sé con malcelato sospetto. Lavoratori e studenti non possono fare a meno di prendere, ogni giorno, i mezzi pubblici di trasporto. Ma, ad ogni piccolo rumore, tutte le persone del vagone sollevano gli occhi dal cellulare e osservano gli altri viaggiatori con apprensione.

Negli ultimi giorni, inoltre, una macabra catena di Sant'Antonio si è diffusa tramite un sms: «Ho ricevuto questo, amici miei... Non si sa mai: "Mi dispiace di spaventarvi, ma... Informazione assolutamente verificata / sicura sicura sicura / non ancora diffusa in televisione (i giornalisti non hanno ancora il diritto di parlarne): grossa minaccia terrorista tra piazza di Clichy/Opéra/Pigalle. Evitate di andare in quelle zone stasera. Informazione esclusiva arrivata dieci minuti fa dal Quai des Orfèvres (vi si trova una grande centrale di polizia, ndr). Avvisate i vostri familiari". Mittente: una giornalista, amica di Silvia». Basta leggere la costruzione delle frasi, l'approssimazione delle notizie, il senso di allerta che permea ogni parola per sentire puzza di bufala. Eppure, questo sms ha fatto il giro di numerosi cellulari parigini, prima che la prefettura di polizia si sentisse in dovere di mettere gli internauti in guardia: "non date adito ai pettegolezzi, consultate solo i siti ufficiali".

Nel frattempo, alcuni dei feriti si trovano ancora negli ospedali civili e militari o seguono un programma di sostegno psicologico sovvenzionato dallo stato; nel frattempo, i locali colpiti - il Carillon, le Petit Cambodge, la Bonne bière - hanno riaperto i battenti, per diventare, loro malgrado, luoghi di pellegrinaggio; nel frattempo, quattro ragazzine, tra i 15 e i 17 anni, sono state arrestate: utilizzavano la chat di Facebook per progettare una sparatoria simile a quella del Bataclan, volevano recarsi in Belgio per acquistare le armi, avevano già scelto il loro bersaglio.

Come si vive, adesso, la città? Parigi è sempre la stessa? Probabilmente, sotto lo sfavillante luccichio della Ville Lumière, troppe sono le ombre e, ad uno sguardo più attento, non potrà sfuggire il malessere di questa bellissima città.