Sono 15 e a turno nella settimana girano per le strade a prestare assistenza a chi non ha nulla Il referente: “Molti di noi sono cristiani, ma ci sono anche laici”

 

Lo 0,2% dei residenti in Italia è senza fissa dimora. Molte sono le associazioni che prestano soccorso a queste persone in difficoltà. Tra esse l'associazione di volontariato laica "la ronda della solidarietà", fondata da Paolo Coccheri nel 1993. Oggi le ronde sono arrivate in 72 città italiane, sei europee e due africane. Di questa particolare esperienza parliamo con Marcello Munafò, rappresentante della ronda di Siracusa.

‟Siamo una realtà autonoma, anche se in stretto interscambio con la diocesi. La ronda è composta da 15 volontari che si alternano per tre volte alla settimana a girare per la città. Si parte da casa di Sara e Abramo, dove sono preparati i pasti caldi, si va alla stazione ferroviaria, poi a balza Akradina, in vari punti d'Ortigia, infine si ritorna a Sara e Abramoˮ.

Come fate per il cibo?

‟Il cibo è la minima cosa, in parte si compra, ma parecchio proviene da negozi e panifici. La diocesi ci supporta con il pulmino mentre la preparazione dei pasti è eseguita da volontari di varie associazioni e parrocchie. Ma per una vita abbiamo cucinato a casa miaˮ.

Che cosa vuoi trasmettere, esprimere?

‟Mi spiego: dal fare ronda, esperienza sulla strada, è nata casa di Sara e Abramo, ecco a cosa credo, che è tutto circolare, niente avviene a caso. L'esperienza cristiana è un continuo trasmettere doni in modo circolare, non c'è nessuna piramideˮ.

Quando hai iniziato?

‟È stato nel 2002, quando ho conosciuto Paolo Coccheri a Siracusa. Paolo era venuto qua sia per cercare volontari, ma anche perché innamorato di Ortigia. Io a quei tempi cercavo qualcosa nella mia vita, ma non capivo cosa. Quando l'ho conosciuto, è stato amore a prima vista. Paolo scrive biglietti a mano per cercare volontari. Questi biglietti li mette dappertutto. Lo cercai e volli conoscerlo. All'appuntamento si presentò da "uomo fuori dal tempo", una persona particolare e carismatica. Spiegò cosa fare, e quindi preparammo dei panini e thermos e andammo in vari posti. Così iniziò tutto.

A questo punto vorrei spiegare meglio chi è Paolo Coccheri. È stato un grande artista di teatro, stimato da attori e registi del cinema, con una cultura profonda e poliedrica. Oggi, ottantenne, continua ancora la sua opera dopo aver fondato ronde a Vienna e a Parigi aprendo anche i bar dell'ospitalità. La sua esperienza nacque quando conobbe la chiesa dei poveri di S. Procolo di Giorgio La Pira a Firenze. Quell'esperienza lo folgorò. Paolo vive veramente da povero. Sposa la condizione del povero, si veste ai centri sociali, non ha automobile. Io dico che una cosa è curare, un'altra è prendersi cura dell'altro, caricarselo sulle spalle. Fare ronda non è portare cibo, ma entrare nella condizione mentale e psicologica dei poveri. Tu devi sentirsi bisognoso, dipendente dall'altro. Se sei ricco di te, non capisci il poveroˮ.

Eppure vi sono tante iniziative di misericordia…

‟È vero tanti fanno attività verso i poveri, nulla da eccepire. Però questa maniera è diversa, ti rende libero. Infatti Paolo vive nella mancanza di bisogni, ha la capacità di farsi bastare quello che c’è, manifesta sobrietà, e nella sua vita trasmette tutto questo. Ha inventato anche la bella esperienza del baratto, dove ci si scambiano doni di pensieri, scritti con considerazioni su quelli fra noiˮ.

Da dove provengono i volontari?

‟Oggi nel gruppo sono in maggioranza cristiani che provengono da varie realtà o parrocchie, con un loro percorso personale, ma vi sono anche laiciˮ.

Come li trovate i senza tetto?

‟Molti li vediamo che dormono in auto, camper o altri luoghi che ci segnalanoˮ.

Per l'emergenza grande freddo come vi siete attrezzati?

‟Il comune ha piantato una tenda all'Avis, a cui badano dei volontariˮ.

Puoi raccontarmi delle storie particolari?

‟Ognuna è unica e singolare. Ho incontrato tanti ex detenuti che usciti dal carcere erano senza amici e parenti e volevano ritornare in carcere, che consideravano ormai la loro casa. Il fatto principale è che l'esperienza dei volontari di strada ti porta alla vita reale, qui non hai barriere o difese, puoi aspettarti qualsiasi incontro e hai delle grandi responsabilitàˮ.

Perché?

‟Trovi gente tanto provata e devi andarci con cautela. Tu maneggi cristalleria umana, basta una parola detta male o di troppo e tutto si rompe. Bisogna trovare il giusto equilibrio e non è semplice, tante volte ho sbagliato. Ci sono professionisti, laureati, che fino a ieri non conoscevano questo mondo, ma per gravi avversità si sono trovati improvvisamente scaraventati in questa condizione. Loro, sotto nostra pressione, si recano da Sara e Abramo per mangiare, farsi una doccia, ma poi vanno via. Bisogna capire che non è facile dormire insieme con altri se fino a sei mesi prima possedevi una comoda casa, allora è meglio dormire in auto da soliˮ.

Marcello, dimmi qual è la tua forza, dove la trovi? (diventa impacciato, il viso si imporpora).

‟Ci sono stati anni in cui ho fatto un cambiamento interiore, che ancora continua, poi sono arrivato a capire che è il mio modo personale di vivere l'esperienza cristiana. Prima mi muovevo con più emotività. Oggi ancora mi emoziono, ma c'è più responsabilitàˮ.

Questa esperienza fa parte della tua vita?

‟Sì, ormai è diventata la mia vita quotidiana. Vedo che in questi anni, anche fra gli altri volontari che hanno iniziato con me, c'è ancora tanta intensità, impegno, attenzione, allora mi dico: c'è sostanza! Lo stesso posso dire per i volontari che giungono da varie realtà a cucinare da Sara e Abramo. C'è un significato per tutto questoˮ.

A questo punto lo raggiunge la telefonata è di una persona che chiede aiuto. Si fa dire il luogo. Lo lascio salutandolo mentre mi manda il suo grande e autentico sorriso, ma mi dice: ‟Non ti permetto di mettere mie foto sull'articoloˮ.