E la Regione siciliana, piuttosto che rispettare la volontà popolare, espressa nettamente col voto, e l’autonomia derivante dallo Statuto, si piega al disegno liberista del premier

 

Confesso che l’immagine di un giovane deciso a introdurre nuovi ritmi operativi nell’esercizio della democrazia aveva illuso anche me, apolide della sinistra moderata e riformista. Tanto che sostenni anch’io Renzi in occasione delle primarie. Ma cominciai presto a capire che è solo un ronzino che s’atteggia a destriero e un millantatore di novità inconsistenti, al servizio di lobby. E scrissi un pezzo ironico sul semestre glorioso di Renzi, ancora leggibile, forse, sulla Civetta on line.

Poi quando il sedicente rottamatore di vecchi catorci ha avuto l’impudenza di aggredire la legge regionale siciliana sull’acqua (L.R. n. 19/2015), impugnandone alcuni aspetti di fronte alla Corte Costituzionale, sono passato dall’ironia alla rabbia e ho cercato di contagiare tale sentimento, derivante dall’orgoglio civico offeso, ai sindaci che hanno strenuamente difeso l’acqua pubblica. E che ora sembrano distratti o, forse, in fiduciosa attesa di sviluppi che non riescono a immaginare proditori nei confronti dei beni comuni.

Bene: la loro attesa sarà ora finita. Il renzismo ha gettato la maschera: la proposta di legge nazionale di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua (presentata già nel 2007 con un corredo di oltre 400.000 firme) sta per arrivare finalmente in parlamento. Ma vi arriverà stravolta e snaturata da tanti emendamenti peggiorativi perpetrati anche dal PD renziano. Anch’esso snaturato. I nostri eroi parlamentari, tradendo la volontà popolare che chiedeva la ripubblicizzazione, hanno piegato il testo ad altri interessi.

Inoltre il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della Legge Madia n. 124/2015, rende ancora più palese il tradimento perpetrato: riducendo la gestione pubblica ai soli casi di stretta necessità e spacciando per razionalizzazione dei servizi pubblici un rafforzamento dei gestori privati.

E, se non basta tutto ciò a suscitare un giusto moto di rabbia nei sindaci, li invito a vedere e a sentire ciò che ha dichiarato la renzianissima assessore regionale Contrafatto in Commissione. Riporto testualmente tale dichiarazione, rilasciata in risposta alle motivate rimostranze del deputato Giovanni Panepinto: «Non ci sono atti ufficiali dove si decide di non costituirsi [davanti alla Corte e contro l’impugnativa renziana] perché quando si è andati a parlare con il sottosegretario Bressa, […] l’intesa è stata che avremmo presentato un disegno di legge di iniziativa governativa dove si eliminavano gli elementi macroscopici di impugnativa in modo che, presentato ed approvato quello, lo stato ritirava l’impugnativa, per cessazione della materia del contendere. Questi sono gli accordi che sono stati fatti e per cui si è impegnato il governo».

La dichiarazione sopra riportata è verificabile da chiunque voglia cliccare sul seguente link:

https://www.youtube.com/watch?v=jsZKJwVBktc&feature=player_embedded

A tanto siamo arrivati. A Roma si snatura la legge nazionale di iniziativa popolare. A Palermo è stata varata una legge regionale dignitosa (grazie a Crocetta, che nella sua riscrittura finale ha recuperato gran parte dell’impianto originario, proditoriamente “emendato” in commissione), ma Renzi l’ha impugnata e la Contrafatto si sottomette senza obiezioni al potere centrale, dichiarando che la legge regionale sarà modificata e conformata alle intenzioni di Renzi e agli interessi dei gestori privati. E Crocetta, che non ha avuto esitazioni nei confronti dei due precedenti assessori, non licenzia ancora la Contrafatto. Perché? È sotto ricatto? Piegarsi a Renzi è più importante che difendere l’autonomia siciliana (che è il fondamento su cui poggia la legge regionale)? È più importante che rispettare la volontà dei cittadini, che, di loro iniziativa, hanno presentato sia la legge regionale che l’analoga legge nazionale?

Purtroppo per il renzismo contano più le lobby, le logge, le cricche e la finanza. E il conflitto (mediaticamente evidenziato) con i poteri che hanno preso il sopravvento in Europa riguarda solo aspetti marginali di «flessibilità». Non le questioni sostanziali.

Cosa aspettano i nostri sindaci a suscitare uno stato di agitazione permanente, chiamando dalla loro parte i Consigli Comunali e i cittadini tutti? Non è ancora il momento di avviare un Vespro incruento? Non si rendono conto che la democrazia è a rischio o è già sotto scacco?