Trovati da una spedizione polacca a nord est del Teatro Greco, in una casa riccamente decorata. Molte monete bronzee, migliaia di reperti ceramici. La Soprintendenza ha realizzato tre mostre

 

Era il 2009 quando l’Università degli studi di Varsavia mostrava il suo interesse nei confronti del sito archeologico del Parco di Akrai. L’interesse era mosso dal rinvenimento, tramite strumenti di prospezione non invasiva, quali la fotografia aerea e le analisi geofisiche, di una struttura in muratura. Nel 2011 si avvia la prima campagna di scavi italo-polacca, sotto la direzione della professoressa Roksana Chowanies e del dott. Lorenzo Guzzardi, allora direttore del Parco di Eloro, sotto la cui giurisdizione rientrava anche la zona archeologica di Palazzolo. Insieme agli studenti di archeologia della Polonia, hanno potuto partecipare alla campagna anche gli iscritti all’associazione regionale SiciliAntica, tramite la stipula di un accordo con l’università di Varsavia.

In tre anni gli studiosi polacchi hanno lavorato nella zona a N/E del teatro greco, realizzando due saggi di scavo. Da essi sono emersi numerosissimi reperti riferibili alla fase tardo ellenistica della nostra cittadina, di cui ben poco si conosce, fino agli insediamenti bizantini – le cui testimonianze si apprezzano anche nella zona del teatro, presso la scena, con la presenza di silos e macine.

Tra le testimonianze maggiori, di certo, le monete, soprattutto bronzee, rinvenute nella zona della struttura muraria – una casa – riccamente decorata tanto nei muri, quanto, come rinvenuto nell’ultima campagna (settembre-ottobre 2015), da un pavimento in opus sectile, che presentava la medesima decorazione delle pareti, realizzate con la tecnica della marmorizzazione.

Ma oltre alle monete, migliaia di reperti ceramici, sia di tipo “da fuoco”, quindi utilizzata quotidianamente per la cottura dei cibi, sia la “ceramica fine”, soprattutto del tipo “terra sigillata”, usata, solitamente, come “servizio buono”. Queste due tipologie ceramiche, insieme alle pregiate lucerne, sono state oggetto, da parte della sezione di Geologia dell’Università di Catania, di analisi petrografiche, grazie all’opera della prof.ssa Germana Barone e del prof. Paolo Mazzoleni.

Lo scopo dell’indagine archeometrica era duplice: individuare le caratteristiche tecniche, quali la temperatura di cottura e la composizione chimica; individuare la zona di provenienza delle materie prime (argilla e inclusi) e, di conseguenza, capire quali erano i rapporti commerciali.

I risultati sono stati di altissimo interesse. La ceramica comune sembrerebbe il frutto di materie prime provenienti soprattutto da Pantelleria, Messina e Lentini. La ceramica fine, invece, sembra il frutto di materie prime provenienti da Siracusa, da Lentini e una terza zona incerta – l’analisi di questo tipo di ceramica è, di fatti, più complicata da effettuare a causa della granulometria davvero bassa. Ad ogni modo si evince che la commercializzazione era molto attiva. Poco chiara rimane la zona di produzione.

Akrai non presenta, ad oggi, evidenze di fornaci, viceversa per quanto accade invece a Siracusa, di cui lo storico quartiere ceramico è proprio quello che sarebbe stato attraversato dal fiume Syrakosio, presso l’Acradina, oggi la zona delle catacombe di San Giovanni.

A concludere la presentazione dei risultati è stata la dott.ssa Rosalba Panvini, attuale soprintendente ai Beni Culturali di Siracusa. La dott.ssa si è dimostrata fortemente entusiasta della presentazione – abituata ai lunghi tempi degli archeologi italiani nelle pubblicazioni – e si è detta piena di entusiasmo per il suo incarico in un territorio ricco e florido come il nostro. A dimostrazione di ciò ha da subito messo in atto la realizzazione di ben tre mostre, di cui una itinerante (in atto); l’installazione della sezione numismatica presso le sale del museo Judica, nonché la realizzazione di una mostra di argomento archivistico/librario da tenere sempre all’interno delle sale del museo Judica, ai fini di renderlo un posto vitale e aperto. E questa apertura è stata soprattutto rivolta alle scuole, anche in modo diretto, chiedendo agli insegnanti di contattare la soprintendenza e organizzare progetti insieme.

Si spera, quindi, in una fase di nuovo respiro per la gestione del nostro ricco patrimonio e nel completamento della struttura museale, che appena un anno fa apriva i battenti, riuscendo a vincere una lunga battaglia.