A tutt’oggi la legge regionale di riordino del servizio idrico non è attuabile” “Senza l’ATI, da un lato il singolo comune non ha la competenza per gestirlo e dall’altro il Sindaco ha comunque l’obbligo di garantirlo”. “Molti lavoratori perderebbero il posto” 

 

Nel 2011 un referendum popolare sancisce, a larghissima maggioranza, il passaggio della gestione idrica dal privato al Pubblico. Ne è seguito il caos più totale, specie in Sicilia dove solo nell’agosto del 2015 si approva la norma che prevede la possibilità della gestione pubblica. Inopinatamente tale provvedimento viene impugnato dal Consiglio dei Ministri ad ottobre 2015 perché contenente alcune disposizioni con norme statali e comunitarie. Ci sarebbe la possibilità che la Regione si difenda e ricorra contro l’impugnativa presso la Corte Costituzionale e invece il governo Crocetta non presenta nessun ricorso. Ne abbiamo parlato con l’assessore al Comune di Siracusa, avv. Pier Paolo Coppa.

Finisce il sogno dell’acqua pubblica in Sicilia?

“Dopo anni di attesa della legge regionale di riordino del sistema idrico integrato e dell’utilizzo delle risorse idriche – dice l’assessore - gli scenari che si prospettano per il Comune di Siracusa ma anche per i comuni della Provincia di Siracusa sono ancora piuttosto nebulosi e confusionari. Bisogna prendere atto che allo stato la legge regionale non è attuabile.

La Legge regionale dell’11 agosto 2015, n. 19 (“Disciplina in materia di risorse idriche”) prevedeva (art. 3) l’obbligo dell’Assessorato regionale di individuare con decreto ed entro sessanta giorni il territorio nel quale la gestione del servizio idrico integrato deve essere gestito unitariamente. Il termine scadeva nel mese di ottobre 2015. Tuttavia il decreto è stato adottato il 29 gennaio 2016. Questo ritardo rende inattuabile al momento la legge regionale.

Che cosa occorre per avviare il sistema di gestione del servizio idrico integrato, l’individuazione degli A.T.O. ?

La definizione degli Ambiti Territoriali Ottimali sarebbe solo il primo passaggio. Ne occorrono altri. La legge regionale assegna il governo dell’ambito territoriale a un soggetto denominato Assemblea territoriale Idrica del quale fanno parte tutti i Sindaci dei Comuni della provincia di Siracusa. A oggi la regione non ha adottato alcuna direttiva che consenta di avviare il procedimento per la costituzione dell’Assemblea Territoriale Idrica. Manca l’ente di governo.

Quali compiti ha l’Assemblea Territoriale Idrica e cosa succede se non si costituisce?

La legge regionale assegna all’Assemblea territoriale idrica (ATI) diverse funzioni quali l’adozione del piano d’ambito, la scelta del modello di gestione del servizio idrico integrato, l’affidamento del servizio e, su proposta di due o più comuni, la costituzione di sub-ambiti previo parere dell’Assessorato regionale competente da rendersi entro sessanta giorni. I singoli Comuni sono spogliati di ogni competenza e, in mancanza dell’A.T.I., non si può gestire il servizio idrico integrato e decidere le modalità di gestione. Si è creata una situazione di enorme caos: da un lato il singolo comune non ha la competenza per gestire il servizio idrico e dall’altro il Sindaco ha comunque l’obbligo di garantirlo.

Qual è la posizione del Comune di Siracusa rispetto a questo nebuloso scenario?

È chiara sin dall’inizio, la gestione del servizio idrico deve essere pubblica. Tuttavia, ipotizzare allo stato un’autentica gestione pubblica e unitaria del servizio idrico, al di fuori del modello dell’affidamento a una società pubblica o al più mista, credo che sia il frutto di mere opinioni non ancorate a nessun supporto normativo. Altre ipotesi che frammentano il servizio idrico integrato non sono gestioni pubbliche ma solo apparentemente tali. Chi amministra si deve confrontare e misurare con le leggi e non con i desiderata.

Quali sono gli ostacoli principali che ad oggi impediscono una gestione pubblica del servizio idrico integrato nel nostro territorio ?

Esistono diversi problemi. Il singolo Comune non ha la competenza per avviare una gestione pubblica autentica del servizio idrico integrato. Ammesso che sia possibile la gestione in forma autonoma del servizio idrico integrato del singolo comune, è noto a tutti, o dovrebbe esserlo, che esistono dei vincoli per le assunzioni dei comuni che impediscono di assumere il personale per gestire il servizio idrico integrato con proprie risorse umane. Da alcuni anni il legislatore nazionale ha vincolato le assunzioni nei comuni al cosiddetto turn over (in sostanza il legislatore vincola gli enti a destinare il 100% del turn over alla mobilità del personale degli enti di area vasta, salvaguardando l’assunzione dei vincitori esclusivamente a valere sulle facoltà ordinarie di assunzione, che ha percentuali minori), e ha stabilito vincoli di legge di finanza pubblica specie con riferimento al rapporto tra spesa corrente e spesa del personale. È improbabile che un qualsiasi comune di medie dimensioni della nostra regione possa legittimamente assumere il personale necessario per gestire autonomamente il servizio idrico (rete idrica – depurazione – tariffazione - ecc).

Anche ammesso che possa legittimamente superarsi il menzionato ostacolo, il Comune può assumere solo con il pubblico concorso. Ovviamente questo significherebbe per coloro che sono dipendenti delle società affidatarie la perdita del posto di lavoro. Ricordo a chi segue con attenzione questo tema che la legge regionale prevede una tutela dei dipendenti delle società affidatarie, ma certamente la norma regionale non può derogare al principio costituzionale del concorso per l’accesso al pubblico impiego, quindi la tutela si applica sono nell’ipotesi di affidamento a terzi privati o a società pubbliche. 

Quali strade intraprendere per salvaguardare la gestione pubblica e il personale delle società affidatarie?

L’unico percorso legittimo e coerente al quadro comunitario, nazionale e regionale, che rimane in campo, comunque particolarmente complesso, per addivenire ad una gestione pubblica del servizio idrico integrato che tuteli i dipendenti delle società affidatarie è la costituzione di una società pubblica (in house o mista) alla quale partecipino tutti i comuni facenti parte dell’assemblea territoriale idrica. Per avviare questo percorso è necessario che ogni singolo comune, oltre alla regione, faccia la sua parte. Senza l’adesione degli altri comuni a questo modello di gestione, allo stato, non intravvedo possibili soluzioni alternative coerenti con l’attuale quadro legislativo nazionale e regionale.

Lo scenario che si prospetta a causa dell’impugnativa del Governo?

È doveroso ricordare che la legge regionale è stata impugnata dal governo innanzi alla Corte Costituzionale. I profili d’illegittimità censurati dal governo nazionale sono diversi e da una mera lettura di una recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 32/2015) non è inverosimile ipotizzare l’accoglimento almeno parziale dell’impugnativa. Qualora ciò dovesse accadere qualunque percorso di riordino del sistema e di gestione del servizio idrico integrato si allontanerebbe sempre di più.