Per il necessario dialogo con i soggetti economici e sociali attivi nei porti è previsto un Tavolo di Partenariato della Risorsa Mare con funzioni consultive. Ci si avvarrà di Uffici territoriali dì Scalo, addio ai “viaggi di conoscenza” a spese di Pantalone

 

Perché è una buona riforma - Il decreto punta sulla competitività dei nostri porti e sostiene il ruolo dell'Italia, attraversata da quattro corridoi ferroviari Ten-t, come hub nel Mediterraneo e piattaforma logistica europea. Esso opera sinergicamente con altre azioni in corso d’opera.

Ne sono cardini principali: 1) la semplificazione delle procedure per facilitare il transito di merci e passeggeri, la promozione di centri decisionali strategici rispetto all'attività di porti in aree omogenee, la riorganizzazione amministrativa, il coordinamento centrale del Ministero. 2) La promozione di centri decisionali strategici: le Autorità di Sistema portuale. I porti italiani vengono riorganizzati in 15 Autorità di sistema portuale, centri decisionali strategici con sedi nelle realtà maggiori, ovvero nei porti definiti core dalla Comunità Europea. Le sedi di Autorità di sistema portuale sono: Genova, La Spezia, Livorno, Civitavecchia, Cagliari, Napoli, Palermo, Augusta, Gioia Tauro, Taranto, Bari, Ancona, Ravenna, Venezia e Trieste. Le Regioni potranno chiedere l'inserimento nelle Autorità di Sistema di ulteriori porti di rilevanza regionale. 3) Alle sedi di Autorità di Sistema Portuale viene affidato un ruolo strategico di indirizzo, programmazione e coordinamento del sistema dei porti della propria area. Avrà funzioni di attrazione degli investimenti sui diversi scali e di raccordo delle amministrazioni pubbliche. Stretta la relazione con il Ministero delle infrastrutture.

La riorganizzazione amministrativa - L'Autorità di Sistema Portuale sarà governata in modo snello: il Presidente, il Comitato di gestione, cioè un board ristretto a poche persone, il Segretario Generale, il Collegio dei Revisori dei Conti. Rispetto agli attuali Comitati Portuali, fanno parte del Comitato di gestione:il Presidente, nominato dal Ministro d'intesa con il Presidente o i Presidenti delle Regioni interessate: deve avere comprovata esperienza e qualificazione professionale e ha ampi poteri decisionali;un componente designato dalla Regione, due in caso di due Regioni.un componente designato dal sindaco di ciascuna delle città metropolitane, se presenti nel sistema portuale;un componente designato dal sindaco di ciascuna città ex Autorità portuale, se presenti nel sistema portuale;un rappresentante dell'Autorità marittima con voto solo sulle questioni di competenza.

Inoltre:per garantire la coerenza con la strategia nazionale viene istituito al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il Tavolo nazionale di coordinamento delle Autorità di Sistema Portuale.Per il necessario dialogo con i soggetti economici e sociali attivi nei porti è previsto in ciascuna Autorità di Sistema Portuale un Tavolo di Partenariato della Risorsa Mare con funzioni consultive di partenariato economico-sociale.Le Autorità potranno avvalersi, all'interno del sistema portuale, di Uffici territoriali dì Scalo, nelle sedi delle attuali Autorità portuali, con compiti istruttori e di proposta su materie locali e con altri compiti amministrativi, di vigilanza e decisionali propri.

Finalmente viene affidato al Tavolo Nazionale di coordinamento delle ASDP, che sarà “coordinato da un soggetto nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, avente comprovata esperienza e qualificazione professionale nei settori dell’economia dei trasporti e portuale” con il compito di armonizzare le scelte strategiche in materia di investimenti, pianificazione urbanistica, politiche concessorie e marketing sui mercati internazionali. Questa ultima competenza porrà fine ai “viaggi di conoscenza” ovvero alle gite fuori porta in cui si sono distinte le varie vecchie gestioni delle autorità portuali che si sentivano investite dal dovere di stabilire “rapporti internazionaliˮ tra i vari porti nel mondo (macchietta in stile partenopeo delle missioni di tanti signor nessuno alla scoperta dei mercati). Ciascuno si muoverà dentro una logica di sistema senza ritenere di dover fare i “piazzisti” a spese del contribuente.

Le altre azioni in corso per la logistica e portualità - Molti sono, oggi, gli strumenti su logistica e portualità messi in campo dal Ministero dei Trasporti per affrontare le sfide globali dei porti italiani, quali il raddoppio delCanale di Suez, il gigantismo navale, la necessità di attrazione di investimenti e di grandi partnership industriali, aumento della concorrenza in Nord Europa, Nord Africa, Pireo, area Baltica, Far EasL

Le azioni in corso sono: semplificazioni su escavi e dragaggi nel Collegato ambientale; collegamenti "ultimo miglio": all'interno del contratto Rfi sono stati attivati diversi collegamenti ferroviari portuali; revisione dei progetti superati e sblocco degli investimenti; ferrobonus o marebonus: 200 milioni di incentivi nella Legge di Stabilità 2016.

Il Ministro dichiara che queste innovazioni servono a rendere concreta quella "cura dell'acqua” che abbiamo avviato e a valorizzare il Sistema Mare, che è uno dei nostri principali asset economici, attraverso il quale transita il 70% delle merci italiane. Si tratta di innovazioni e miglioramento di servizi che chiedono le imprese italiane d'eccellenza, piccole o grandi, quel Made in Italy che il mondo ammira, che chiedono i milioni di passeggeri che vogliono venire a visitare il nostro Paese. Il nuovo sistema sarà a vantaggio di imprese e cittadini e per la crescita del Paese».

Ad essa si aggiunge quella del vicesegretario del PD: Troppo a lungo i nostri porti sono stati frammentati, gelosi e in competizione tra loro, e questo è stato un limite oggettivo che oggi superiamo, "le Autorità portuali di sistema previste dal decreto legislativo finalmente chiudono l'epoca in cui i porti erano quasi 'cittadelle' autonome, talvolta slegate o mal connesse con il sistema della logistica e delle grandi reti di trasporto e comunicazione. L'Italia ha una grandissima risorsa nei porti, e ho molta fiducia che questa riforma, anche con il contributo dei lavori del Parlamento, potrà innovare e dare una scossa definitiva a questi nodi strategici di connessione tra le vie di terra e quelle del mare".

A queste dichiarazioni sono seguite una serie di commenti delle organizzazioni degli operatori che, quasi tutte positive, non si riscontrano nella storia della portualità italiana. Ne riportiamo alcune a testimonianza dell’importanza del decreto. Pasqualino Monti. Presidente dell'associazione degli scali italiani Assoporti: “Assoporti non può che salutare con soddisfazione il primo atto sulla strada di una riforma portuale essenziale per il rilancio del sistema nazionale dei porti e della logistica”,sottolineando l'importanza del lavoro svolto e mirato essenzialmente a recuperare posizioni sulla strada dell'efficienza e della competitività internazionale”.

“Nell'auspicio che siano definiti in tempi rapidi i provvedimenti attuativi - prosegue Monti – e tutti i decreti e gli atti che rendano esecutive le scelte del ministro dei trasporti, Graziano Delrio, e del governo tutto in materia portuale, l'Associazione dei porti italiani sottolinea una volta di più l'importanza del lavoro svolto e mirato essenzialmente a recuperare posizioni sulla strada dell'efficienza e della competitività internazionale. In un paese che è la settima potenza industriale mondiale, ma che deve questo ruolo essenzialmente a un'industria di trasformazione, i porti e la logistica rappresentano la chiave di volta per il successo dell'Italia, della sua struttura economica e occupazionale, e dunque del suo futuro sviluppo. Uno speciale apprezzamento - conclude Monti - va al ministro Delrio e a tutto il suo staff per essere riusciti a condurre <in porto> la prima fase di una riforma tanto attesa”.

Michele Pappalardo, presidente di Federagenti: «Sottolineiamo, con convinzione, la positività di una svolta in atto:svolta che consiste essenzialmente in una convinzione nuova circa l'importanza e la strategicità del settore per la ripresa complessiva del paese». E aggiunge: ‟Tutto può essere perfezionato, e ci saranno i tempi per farlo. È comunque, al di là di qualsiasi valutazione e aggiustamento in corso d'opera, essenziale e importante per il futuro del paese che la riforma dei porti sia entrata a far parte degli obiettivi strategici del governoˮ,

Nereo Marcucci, presidente di Confetra, Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, apprezza la riforma con questa dichiarazione: “Il Consiglio dei Ministri, approvando il decreto legislativo che riorganizza, razionalizza e semplifica la portualità italiana, aggiunge un altro tassello a quelli che abbiamo apprezzato in quest'ultimo anno: interventi puntuali in situazioni di crisi come a Taranto e Gioia Tauro e interventi per il riequilibrio tra le diverse modalità di trasporto con appropriati investimenti in infrastrutture ferroviarie e norme di sostegno come il Marebonus ed il Ferrobonus.

“Con i contenuti del Decreto legislativo fanno un passo avanti la riorganizzazione delle amministrazioni coinvolte nell'importazione e nell'esportazione delle merci con l'unificazione funzionale delle 17 amministrazioni principali coinvolte e la creazione in ogni AdS dello sportello unico amministrativo per tutte le attività diverse da quelle commerciali ed industriali del porto.

“Il tavolo di partenariato per ogni AdSp garantisce agli operatori la possibilità di dare il proprio contributo alla gestione portuale, cosi come il Tavolo di Coordinamento nazionale delle Autorità di sistema presso il MIT permetterà di finanziare gli investimenti infrastrutturali secondo logiche di mercato ma evitando - vista la collegialità dell'organismo - la tanto temuta <centralizzazione> in danno dei porti accorpati.

“Ritengo si possa dare atto che il Ministro Del Rio si muove coerentemente all'obiettivo di dare a un Paese come il nostro, che vorremmo restasse manifatturiero ma che non ha materie prime, un asset indispensabile rappresentato dai porti e da sistemi logistici adeguati. "

Il vice presidente di Confcommercio, Paolo Uggè, afferma: ‟Un importante passo in avanti per il rilancio della competitività del Paese, attraverso la leva dei trasporti, della logistica e del sistema Mare del Paese, una linea d'intervento più volte auspicata da Confcommercio-Conftrasportoˮ. In particolare Uggè afferma di condividere le ‟scelte di valorizzazione del fare sistema, di semplificazione degli adempimenti e delle procedure attraverso gli sportelli unici, di velocizzazione dei processi di adeguamento infrastrutturaleˮ. ‟L'auspicio - conclude Uggè - è che si possano trovare le più opportune sinergie tra Istituzioni e operatori per realizzare tempestivamente l'ambizioso processo di ottimizzazione dell'intera filiera logistico-portuale, di cui il Paese ha bisogno, processo che passa, inevitabilmente, attraverso il ruolo del Mezzogiorno quale porta preferenziale d'accesso ai mercati e, dunque, allo sviluppoˮ.

Giovanni Luciano, Segretario generale della Fit-Cisl, commenta così: “Dopo aver approvato a dicembre la nuova legge su escavi e dragaggi nel collegato ambiente, quanto deliberato dal Consiglio dei Ministri per una nuova governane dei porti è un ottimo inizio verso una riforma della portualità che dia nuove prospettive ai nostri scali. Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione delle autorità portuali sono determinanti per il rilancio della portualità e della logisticaˮ - prosegue Luciano - ‟Le 15 autorità di sistema portuale che si andranno a insediare avranno un ruolo importante per lo sviluppo e la competitività dei nostri porti e retroporti. Finalmente ritorna centrale tra le priorità del governo la risorsa mare, creando i presupposti per rendere competitivo uno tra i principali asset economici del nostro Paese, dal quale passano circa il 70% delle merci italianeˮ.

Fedespedi si è detta soddisfatta perché “sono state date risposte a numerose richieste provenienti dall’utenza portuale, anche se, prima di un giudizio definitivo, bisognerà attendere la piena implementazione”. La Filt CGIL: “la scelta di operare per gradi può permettere di realizzare una riforma condivisa e, approvato il decreto, si apra una sede di confronto per accompagnare con il più ampio consenso una riforma essenziale per il Paese”. La Uiltrasporti ha espresso “apprezzamento di massima, ma i contenuti di questo provvedimento dovranno entrare a far parte di un più articolato piano generale dei trasporti e della logistica, così come dovrà essere previsto un ulteriore provvedimento che disciplini l’organizzazione del lavoro portuale”.

Presenti anche le voci critiche, le cui caratteristiche vanno però confinate a piccole diatribe nei territori che poco inficiano sulla qualità dell’opera riformatrice messa in campo dal Governo. Il presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru ha reso noto che l’ente “si riserva ogni decisione circa l'ubicazione dell'Autorità portuale della Sardegna”. Camillo D’Alessandro, consigliere regionale dell’Abruzzo con delega ai trasporti, ha affermato che “sono le Regioni che con proprio atto decidono di aderire ad una Autorità portuale piuttosto che a un’altra”.

Malumori anche in alcuni porti orfani di Autorità Portuale, Brindisi in primo luogo. Sulle “diatribe” siciliane riferiamo in altra parte di questo inserto.

Poco prima del Consiglio dei Ministri quattro deputati del PD hanno depositato un’interrogazione in Commissione Trasporti per chiedere “in quali forme e con quali procedure concertative il Ministero intenda coinvolgere, oltre alle Regioni, il sistema delle autonomie locali e gli enti locali interessati nella definizione degli strumenti di programmazione, nelle scelte di priorità per gli investimenti e nei criteri per la riforma della governance”. I quattro parlamentari, ricordando fra l’altro la recente sentenza della Consulta sul Piano Strategico della Portualità e della Logistica, hanno evidenziato “la necessità ineludibile di tenere conto dei diversi livelli istituzionali, pur nel quadro di un disegno organico nazionale. Il coinvolgimento degli enti locali non può essere risolto con l’inserimento di rappresentanti dei comuni maggiori nelle sedi di governo dei sistemi portuali: la riforma della governance rimette in questione il rapporto tra la programmazione urbanistica portuale e quella degli enti locali e la relazione tra la vita delle comunità locali e l’impatto delle operazioni portuali”.