…e racconta di occasioni perse e ritardi accumulati rispetto ai paesi vicini. Il decreto legislativo andrà definitivamente in porto (è proprio il caso di dirlo) fra un paio di mesi

 

Col governo Berlusconi prima e con quello Prodi poi, si era cercato di “aggiustare“ alcuni meccanismi che ne inceppavano il funzionamento. Sono gli anni dello scontro tra schieramenti contrapposti; gli anni della svolta federalista; gli anni dell'onda d'urto della Lega. Nasce la riforma del titolo quinto della Costituzione: i porti diventano di competenza, in parte, dello Stato e in parte delle Regioni.

Lo scontro tra governo e regioni, all’epoca, e l’impossibilità di trovare accordi tra le due parti sfocia nella necessità di commissariare tutti i porti d’Italia, tra cui, in particolare, Augusta che conquista il record assoluto fra tutte le realtà portuali (ben oltre la metà del tempo di gestione che va dal gennaio 1995 alla fine del 2015). In questo contesto Tremonti vede nei porti il pericolo per l'invasione di prodotti cinesi e smette di finanziare la legge sulla portualità annullando anche quel timido coordinamento che era previsto.

Ogni porto, senza un coordinamento nazionale, si aggrappa al politico di riferimento per strappare finanziamenti a vanvera, trascurando ogni azione e visione mirante ad una strategia nazionale efficace, con conseguente salasso per le casse dello Stato. In verità, in quel periodo, vi fu un tentativo di Matteoli (con alleanze trasversali a sinistra) di investire il Parlamento del problema, ma Tremonti impedì ogni convergenza utile. Convergenza ripresa con il governo successivo e si vivacchia scrivendo e riscrivendo norme, senza risultati concreti, fino al 2013.

All’arrivo di Lupi si comincia un riesame del problema fino alla sua sostituzione con Del Rio. Questi dà una svolta alla vicenda, procedendo con decisione fino agli inizi di luglio quando presenta il “malloppone“ di 200 pagine della riforma. Al malloppone vengono sottratte in uno scontro (“sotterraneo”) le righe in cui si faceva riferimento alle sedi delle autorità portuali: Renzi ci vuole “metter mano” ma Del Rio resiste in conformità, sui criteri da seguire, agli impegni assunti in Europa. Da luglio a oggi si è avuta la composizione della vicenda, con la presentazione dello schema di decreto legislativo con annessa tabella delle sedi delle autorità e della nuova configurazione delle “governance”.

Il decreto legislativo, previo passaggio in Conferenza delle Regioni, in Consiglio di Stato e alle commissioni competenti delle due Camere per un parere non vincolante, andrà definitivamente in porto (è proprio il caso di dirlo) fra un paio di mesi, modificando così, finalmente in meglio, numerosi articoli della Legge 84/94.