Decisioni velocizzate ma in caso di deficit nella gestione tutti a casa. Trascorsi tre anni dalla data di entrata in vigore del decreto, il numero delle autorità di sistema si potrà ridurre


Lo schema di decreto legislativo di cui stiamo parlando costituisce il primo principale strumento operativo scaturito dalla legge 114/2014 che recepiva convertendolo il decreto 90/2014 sulla riorganizzazione del sistema portuale e logistico italiano e introduceva importanti modifiche alla legge 84/1994 sulle autorità portuali.

Il decreto legislativo approvato ridisegna largamente l’impianto della legge sulle autorità portuali risultandone complessivamente snellito. Si passa, sul territorio nazionale, da 24 a 15 port authority, cui faranno capo 54 porti di rilevanza nazionale. Le Adsp fanno capo a loro volta a un Tavolo di Coordinamento del Ministero dei Trasporti, che stabilirà le linee guida dell'intero sistema; quindi, cosa enormemente importante, si introduce un sistema di governance snello, con ruoli ben definiti e che risolve in buona parte l’anarchia individualistica dei porti consentendo una sinergia tra le risorse presenti nel territorio all’interno di una governance nazionale fortemente integrata a servizio di una politica nazionale forte e ben determinata. Una rivoluzione vera, figlia della necessità di governare, con efficienza ed efficacia, un mercato dei trasporti globalizzato in cui non c’è spazio per scelte al di fuori delle ragioni dell’economia e della concorrenza poiché l’alternativa sarebbe l’emarginazione e la sopravvivenza solo delle realtà più forti lasciando al loro destino di decadenza e marginalità ampie zone del paese, senza regole né le mediazioni politiche necessarie a garantire i territori e l’economia nazionale.

Finalmente si chiariscono le responsabilità, i ruoli e si pone una pietra tombale sull’anarchia fantasiosa e interventista delle singole autorità portuali (fino ad oggi, anche a pochi chilometri di distanza si ipotizzavano le stesse strategie di sviluppo, in una assurda concorrenza nello stesso territorio che ha prodotto sprechi e opere necessarie solo a garantire appalti); poiché all’organismo nazionale, composto dal Ministro e dall’insieme dei Presidenti delle port autority, sarà assegnato il compito di pianificare l’uso delle risorse nazionali ed europee a supporto di una strategia operativa, funzionale ai bisogni del mercato e alla politica di settore, stabilita dal Governo e dal Parlamento.

Quindi, anche se non del tutto, saranno ridotti gli sprechi ed evitate opere realizzate per inseguire sogni impossibili e fuori mercato, per soddisfare aspirazioni campate in aria e soprattutto acquisire fondi per gestire appalti su cui lucrare costruendo “cattedrali nel deserto” a testimoniare quella politica che tutti, a parole, critichiamo.

Se dovessero continuare sprechi e ruberie per opere inutili, la responsabilità sarà chiara: del Ministro o del parlamento che ha deciso. Questo per quanto riguarda le opere strategiche e le infrastrutture funzionali alla vocazione strumentale delle singole aree del paese evitando moltiplicazioni e concorrenze in ambiti territoriali piccoli.

Il presidente dell’Autorità del sistema portuale non potrà essere un qualsiasi portaborse trombato alle elezioni o un ignoto, nel settore, uomo di fiducia del Ministro. Sarà sicuramente un uomo di sua fiducia da concordare con il presidente della regione interessata, ma con caratteristiche professionali certe e verificabili, poiché egli assume poteri veri e responsabilità molto specifiche individuate nel decreto. Non più uomini di paglia ma personalità manageriali forti poiché tali e tante sono le attribuzioni assegnate che lo pongono sotto osservazione sia della magistratura contabile che di quella penale.

Restano spazi discrezionali per l’autorità politica, come è giusto che sia, ma dentro parametri che difficilmente potranno consentire clamorose sbavature: sicuramente meno di prima.  Poi, se si volesse essere ipercritici, si potrebbero fare mille osservazioni di lana caprina - sport nazionale - poiché nel nostro paese abbonda il retropensiero e la lamentazione continua.

Viene sbaraccato il comitato portuale: gli attuali Comitati portuali, composti da una trentina di membri, si ridurranno a un consiglio ristretto con 4-5 membri, coadiuvato da un tavolo di partenariato della risorsa mare, con funzioni consultive, che raggrupperà tutti gli stakeholder; prima era composto da una pluralità di soggetti, spesso in conflitto di interessi. In base alla riforma, il nuovo board si chiamerà Comitato di Gestione e sarà ristretto a poche persone: un presidente-manager, un segretario generale, revisori dei conti e i rappresentanti delle istituzioni del territorio. A livello nazionale si passa dagli attuali 336 membri a circa 70.

I soggetti economici che oggi fanno parte del Comitato rientrano in una categoria solo consultiva. Non appena il decreto attuativo sarà approvato in Commissione, verosimilmente entro aprile, gli attuali presidenti e commissari decadranno e i comitati portuali saranno sostituiti con il comitato di gestione, le cui riunioni si svolgeranno sulla base delle necessità e con frequenza almeno bimestrale e non più mensile, con relativo risparmio. Nel comitato, oltre al presidente, vi saranno figure di assoluta competenza, seppur designati dagli EE.LL., poiché dovranno avere requisiti simili a quelli del presidente.

Altra grande novità, che dovrebbe assicurare una più veloce gestione delle pratiche amministrative, è l’istituzione dello sportello unico sui moli, lo sportello unico amministrativo (Suap), che opererà presso ogni  autorità di sistema portuale per tutti gli atti amministrativi ed autorizzativi che non riguardino attività commerciali ed industriali, nonché uno Sportello Unico Doganale che speriamo abbia operatività permanente o comunque funzionale all’arrivo e partenze delle navi al fine di bruciare i tempi morti di sosta della nave, che costituiscono un costo aggiuntivo dell’armatore il quale, a volte, per questo motivo preferisce scali di altri paesi, ove possibile.

Questi due sportelli  sostituiranno  gli attuali 23 soggetti chiamati, finora, a svolgere ben 113 procedimenti amministrativi. Ciò consentirà procedure molto più rapide, con un taglio drastico dei tempi di attesa delle merci in porto. Due sportelli che - spiega il ministero dei Trasporti - «abbasseranno drasticamente i tempi di sdoganamento e amministrativi, oggi imparagonabilmente più lunghi rispetto ai maggiori porti internazionali».

In caso di deficit nella gestione: tutti a casa. Poiché i motivi di revoca del comitato di gestione e dei revisori sono individuati e legati alla capacità di gestione e alla loro necessità di esistenza, se il bilancio dell’Autorità sarà in rosso anche per fatti oggettivi, si scioglie l’apparato. La durata sarà triennale e non quadriennale come oggi e sarà replicabile una sola volta. Vengono introdotte incompatibilità forti e l’impossibilità di svolgere più lavori a garanzia di un impegno esclusivo senza poter stare con ‟i piedi in più scarpe”.

Altra novità importante è nelle semplificazioni introdotte: tempi certi per decidere, conferenze di servizio tra tutti gli enti interessati (da svolgersi alla bisogna anche per via telematica) e rapidità nelle decisioni per le piccole modifiche funzionali alle necessità operative dei porti, senza nessuna “via crucis” dei multipareri che, per mesi, a volte anni, hanno ritardato le modifiche ai PRG che, insignificanti sul piano generale, si rivelavano utili sul piano funzionale. Un ulteriore decreto elencherà le autorizzazioni da ottenere su responsabilità del Presidente. Saranno dimezzati i tempi per la realizzazione delle grandi opere

Verrà garantita la sburocratizzazione dei controlli e in caso di pratiche inesatte non si procederà alla sospensione dei procedimenti ma verrà emessa una diffida ad adempiere in tempi stretti senza incidere sulla operatività.

Leggendo due commi (12 e 15) dell’articolo 5, si rileva che nel primo si ribadisce quanto previsto dalla Legge 84/94: “Le AdSP non possono svolgere, né direttamente né tramite società partecipate, operazioni portuali e attività ad esse strettamente connesse”, viene precisato che le AdSP potranno “sempre disciplinare lo svolgimento di attività e servizi di interesse comune e utili per il più efficace compimento delle funzioni attribuite, in collaborazione con Regioni, enti locali e amministrazioni pubbliche, ivi compresa l’assunzione di partecipazioni in iniziative pubbliche”, nel secondo si dice che “decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore del decreto” il numero delle AdSP “potrà “essere ulteriormente ridotto”. Quindi: nulla è per sempre.

Invece delle “direzioni di scalo portuale” in ciascun porto, già sede di Autorità portuale, l’AdSP costituirà “un proprio Ufficio Territoriale”, il cui coordinamento sarà affidato al Segretario generale dell’ente. Lievemente ampliate le prerogative degli Uffici, che avranno anche compiti amministrativi propri e “potere deliberativo, con riferimento a materie di rilievo non strategico, al coordinamento delle operazioni in porto, al rilascio delle concessioni per periodi fino a durata di quattro anni anche determinando i rispettivi canoni, alle opere minori di manutenzione ordinaria in ambito di interventi ed edilizia portuale”.

Sono previsti poteri sostitutivi del Presidente e l’applicazione del silenzio/assenso per i pareri richiesti a quelle amministrazioni che non siano resi nei tempi stabiliti. Cessa così un potere interdittivo, che operava di fatto e subordinava l’ottenimento di autorizzazioni e permessi, fonte non secondaria  di pratiche corruttive e fonti di malversazione a carico degli interessati.

Per ottenere la concessione di un terminal. Rimane l'obbligo per l'operatore di presentare manifestazione di interesse e partecipare quindi al bando di gara. Dovranno però essere specificati gli investimenti e i livelli occupazionali in maniera dettagliata e che poi dovranno essere garantiti dal terminalista, quindi niente rendite di posizione non giustificate da reale attività. Per le concessioni oltre i 20 anni non sarà l'Authority a decidere l'affidamento del terminal, ma spetterà al ministero dei Trasporti con parere vincolante.

Per quanto riguarda i tempi, il decreto dovrebbe essere attivo entro tre mesi (tra registrazione, passaggio nelle commissioni di Camera e Senato e Conferenza Stato-Regioni). A quel punto gli attuali presidenti in carica delle Port Authority decadranno.

In definitiva una vera riforma.