Nessuna diminutio e nessuna riscossa per le città. Semplice constatazione di dati oggettivi. Il sindaco di Catania: “Purtroppo ci sono regole rigide. Augusta è porto core dell'Unione europea, Catania non lo è. E questo è un fatto…” 

 

A contorno del varo del decreto, in ogni territorio sono nate “querelle” più o meno fondate su una sorta di primato (tradotto in politichese: prestigio) che ogni città, sede di porto, avanzava rispetto alla presunta “concorrente”.

 

In verità le querelle non sono state molte, particolarmente spinta è stata quella tra Augusta e Catania con tifoseria annessa. Ovviamente, visto il livello della classe politica, i principali protagonisti sono stati i politici locali, che si sono distinti nella veemenza e nel ruolo di “agit.prop” degni di miglior causa, forse per nascondere la scarsa attenzione rispetto ai problemi vitali e quotidiani della portualità; come se si trattasse di una medaglia al valore del blasone cittadino e non di una scelta oggettiva.

 

Che nell’area di influenza dei porti del sistema individuato vi siano due città incommensurabili per caratteristiche non v’è dubbio alcuno. Catania è una metropoli, con strutture culturali importanti, con una vitalità economica invidiabile e si potrebbe continuare all’infinito in tanti altri settori; Augusta è una cittadina di provincia con le sue ricchezze, la sua storia, la sua dignitosa esistenza tra miseria e nobiltà. Quindi non c’è partita. Come non c’è partita tra le caratteristiche dei due porti; è possibile, invece, un confronto nell’ambito del contributo che ciascuno di essi dà allo stato nazionale e all’economia del paese, senza trascurare alcuni parametri oggettivi, uno dei quali è, ad esempio, l’importo dei versamenti IVA che entrano nelle casse dello Stato grazie alle attività nei due porti: circa 2.000 milioni per Augusta e circa 26 milioni per Catania. Anche qui non c’è partita.

 

Poi c’è il dato oggettivo della qualifica dei porti nella scala nazionale ed europea e così via.

 

Quindi, una semplice domanda: dove dev’essere la sede dell’Autorità di sistema portuale? Semplice risposta: dove prevale l’interesse nazionale. Nessuna diminutio per Catania e nessuna riscossa per Augusta. Semplice constatazione di dati oggettivi. Per l’interesse del Sistema Italia la vicenda potrebbe dirsi conclusa.

 

Il Sindaco di Catania, Enzo Bianco, ha giustamente dichiarato: «Purtroppo ci sono regole rigide. Augusta è porto core dell'Unione europea, Catania non lo è. E questo è un fatto…”,  però non si sottrae, pur assicurando di voler fare squadra, ad una considerazione di tipo municipalistico quando ci informa di una sua amicizia personale (sic!) con Del Rio, a cui ha detto (testuale) “troveremo un modo che valorizzi Augusta, ma valorizzi anche Catania. Ad esempio, la sede legale potrebbe essere ad Augusta e quella operativa a Catania. Catania non vuole fagocitare Augusta, ma non vuole essere nemmeno emarginata” (come se ciò fosse possibile, n.d.r.).  Più sobrio il deputato regionale Ardizzone (diversamente dal Presidente Crocetta che ha perso una buona occasione per tacere), che ha preso atto, come “ineluttabilità”, che la sede della Port autority di sistema dell’area Messina – Calabria fosse a Gioia Tauro invece che nel suo collegio elettorale di Messina, augurandosi una integrazione e una collaborazione utile.

 

A Catania, alla dichiarazione di Bianco si aggiunge la dichiarazione di un deputato, Marco Falcone capogruppo di Forza Italia all’ARS, che dice: “Due autorità di sistema portuali in regione, la prima, per la Sicilia occidentale, con sede a Palermo, la seconda, per la Sicilia orientale, ad Augusta. Catania, mortificata e inglobata in quest’ultima. Una fine ben poco nobile per il capoluogo etneo, che esce declassato dalla riforma governativa. Una scelta, quella romana, che mette in evidenza il basso peso specifico dell’amministrazione Bianco nella trattativa, sebbene voci di corridoio insistano sul fatto che Renzi abbia voluto punire Catania in seguito a screzi con il primo cittadino. Uno scenario, quest’ultimo, ben poco edificante che, se confermato, racconterebbe di una politica nazionale isterica che persiste nel contrastare gli interessi dei siciliani”, preferendo occuparsi di una diatriba polemica con Bianco invece che occuparsi del sistema dei trasporti.

 

Fin qui nulla di nuovo: politichetta a cui siamo abituati. Qualche preoccupazione, invece, oltre al livello del dibattito, la desta la dichiarazione congiunta dei deputati siracusani nazionali del Pd Zappulla e Amoddio, che chiosano: "…confermiamo la necessità di un chiarimento per definire compiti, ruoli e competenze dell’Autorità Portuale di Sistema (cioè Augusta) con la sede del Sistema Portuale del mare di Sicilia (cioè Catania). Per questa ragione abbiamo già chiesto una verifica stringente da realizzare nella prossima settimana con i responsabili del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture": in varie pubblicazioni, anche ufficiali, resta ancora questo equivoco indicando l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale, Augusta, e la sede di Autorità di sistema portuale, Catania.

 

Siamo in presenza di una soluzione all'italiana?