“Per le sue più recenti dichiarazioni abbiamo querelato il signor Baio per diffamazione”. “No, non rilasciamo interviste sulla sua vicenda”. Salendo più volte sulla torretta antincendio “ha messo a repentaglio la propria vita, la sicurezza dei colleghi e dello stabilimento”

 

Abbiamo chiesto ad Isab un’intervista per approfondire il caso Jvan Baio e per avere, al di là della verità che verrà fuori dal procedimento penale, maggiori informazioni riguardo alle accuse gravi che l’operaio muove nei confronti dell’azienda.

Abbiamo contattato il dott. Giuseppe Artale, responsabile relazioni industriali ISAB, che dopo aver consultato il dott. Claudio Geraci, responsabile risorse umane, ci ha fatto avere per email questa dichiarazione: “La linea aziendale sulla vicenda è di non rilasciare interviste e/o dichiarazioni. Sui fatti argomentati dal sig. Baio non abbiamo nulla da dichiarare, se non che per la loro rilevanza penale (qualora provati e giustificati): è possibile chiedere eventuali informazioni alle autorità inquirenti e di polizia preposte. In merito alle ultime e recenti dichiarazioni diffamatorie del sig. Baio, abbiamo presentato ulteriore querela presso gli organi competenti”.

Il dott. Artale ci comunica che la posizione di Isab rimane quella diffusa tramite comunicato stampa del 6 febbraio 2015 (un anno fa), aggiungendo solamente che “successivamente ai fatti riportati cronologicamente nel comunicato stampa, il sig. Baio è stato licenziato in data 4 marzo 2015, a valle di formale procedimento disciplinare”.

Per correttezza e per completezza di informazione, come richiesto da Isab, riportiamo lo stralcio del comunicato stampa. “In relazione agli eventi riportati dalla stampa e dai media locali che hanno visto protagonista il sig. Jvan Baio e in seguito alle gravi dichiarazioni diffamatorie rese da quest'ultimo ai social network, l'azienda si vede costretta a tutelare il proprio operato e la propria reputazione puntualizzando quanto segue: 1) le proteste messe in atto dal sig. Baio sono il risultato finale di una condizione di malessere determinata da problemi di carattere personale che non hanno nessuna correlazione ed attinenza con l'ambiente di lavoro; 2) questi problemi personali del sig. Baio hanno influito negativamente sulla sua attività in azienda e sul rapporto con i colleghi; 3) nonostante ciò la dirigenza ISAB, di concerto con i diretti superiori del sig. Baio, ha fatto tutto quanto era nelle proprie possibilità e prerogative per favorire il pieno recupero della capacità lavorativa del collega; 4) tra le iniziative messe in atto in favore del lavoratore si registra lo spostamento in altro reparto (dal Pontile Nord al Pontile Sud senza alcun demansionamento né decurtazione della retribuzione) richiesto dallo stesso sig. Baio a causa del deteriorarsi del rapporto con un collega coinvolto, a suo dire, nei problemi personali che costituiscono l'origine scatenante della vicenda; 5) già in precedenza il sig. Baio era stato spostato da altro reparto (peraltro definitivamente fermato poco tempo dopo) al Pontile Nord sempre per supposti problemi personali con alcuni colleghi; 6) il sig. Baio, durante il periodo di permanenza nel reparto Pontile Sud, ha alternato lunghi periodi di assenza per malattia a poche giornate lavorative, fino a quando inevitabilmente è stato dichiarato non idoneo alla mansione specifica da parte del Medico di fabbrica; 7) nonostante vi fossero gli estremi per procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro per sopravvenuta inidoneità, la dirigenza ISAB ha fatto un ultimo tentativo per salvaguardare il rapporto di lavoro con il sig. Baio, decidendo di impugnare il giudizio del Medico di fabbrica dinanzi alla Commissione medica provinciale; 8) la Commissione medica provinciale ha confermato il giudizio del Medico di fabbrica, rilevando la non idoneità alla mansione da parte del sig. Baio, a cui ha fatto seguito un periodo di assenza per malattia tuttora in corso; 9) nel periodo di inidoneità la società ha comunque messo in condizioni il sig. Baio di formarsi ed addestrarsi per ricoprire la nuova posizione in ufficio evitando di andare presso gli impianti.

“La salvaguardia della privacy, ma soprattutto il buon senso ed il rispetto per la dignità della persona e del lavoratore, impongono all'azienda il doveroso silenzio sui problemi personali e familiari che hanno determinato i comportamenti del sig. Baio. Quest'ultimo però non dimostra altrettanta sensibilità quando reputa di insultare e diffamare l’azienda e la sua dirigenza utilizzando i social network. Ma sono soprattutto gli ultimi avvenimenti, ed in particolare la protesta sulla torretta antincendio avvenuta in violazione di tutte le norme di sicurezza personali ed aziendali, che hanno imposto all'azienda l'adozione di iniziative dolorose e tuttavia ineludibili, ovvero, la contestazione e il conseguente provvedimento disciplinare determinati dalla pericolosità dell'azione e dalla sua reteirabilità.

“Proprio per assicurare la prevenzione nell’ambito di un sito a rischio di incidente rilevante era stato proibito al sig. Baio di avvicinarsi alla zona impianti, ma lo stesso, il 10 novembre scorso è salito in cima ad una torretta antincendio del reparto Pontile, nei pressi dell’impianto di recupero vapori, mettendo a repentaglio la propria vita, la sicurezza dei colleghi e dello stabilimento. Imprudente e pericolosa azione purtroppo ripetuta il 28 gennaio”.