Il 19 febbraio un ulteriore sciopero dei dipendenti Eni con una grande manifestazione a Roma

La vicenda Eni continua a tener banco soprattutto nelle realtà interessate. Il cane a sei zampe da tempo mostrava interesse per il settore delle perforazioni e ricerca idrocarburi ma di certo nessuno pensava che potesse dismettere la chimica come sta accadendo oggi in Italia, con l’avallo di un governo compiacente che consente così a chi ha sfruttato per anni impunemente il nostro territorio di abbandonarlo lasciando solo le conseguenze legate al processo produttivo e di industrializzazione. Al massimo le forze sindacali, oggi in campo per difendere industria e lavoratori, avevano pensato a joint venture con altri enti ma che Eni restasse socio di maggioranza (e con lui il governo) della chimica e dunque maggior azionista.

Ma Descalzi, in fondo nominato proprio da Renzi, è stato chiaro e, nonostante l’incontro di fine anno con i rappresentanti sindacali, continua imperterrito a cercare di vendere i gioielli di famiglia e dunque Versalis. “Se la vendita di Versalis che tutti dicono già realizzata o imminente non si è ancora conclusa – ci spiega Mario Rizzuti, segretario provinciale Filctem Cgil - probabilmente è in parte determinato dalle forti pressioni che da tutto il Paese si levano: in primis operai e sindacati. Anche i nostri deputati nazionali hanno chiesto a chiare lettere ad Eni e governo di ripensare il tutto… perché così non si può. Questo governo non ha alcun piano di rilancio su un settore come quello della chimica che in Italia rappresenta ancora il 45% del Pil. L’unica scelta che è stata messa in campo è quella di svendere Versalis, che è in attivo, massacrando l’economia nazionale e, ancor di più, quella isolana e siracusana”.  

E pensare che, un anno e mezzo fa, Eni giurava ai lavoratori di Gela che la raffineria fermata sarebbe stata convertita in bio-raffineria secondo il modello adottato a Venezia e che avrebbe realizzato un hub logistico! Un anno dopo i piani del governo cambiano o forse erano già questi. In fondo, al governo importa batter cassa non di certo il lavoro che in Sicilia e in Italia manca. La bufera politica non è ancora finita, con Renzi che cerca di tener a bada i lavoratori recandosi di persona a Mantova ed esponenti del Pd nazionali e locali pronti a dare battaglia a un governo che lascia dietro di sé solo macerie.

Così da oltre tre mesi Eni dichiara che venderà il 70% di Versalis al fondo finanziario americano SK Capital. Un fondo che, dalle indagini dei sindacati e dai report della Gabanelli, non ha neppure i contanti per comprare la quota della chimica, non pagherebbe cash ma a rate. Un fondo talmente ramificato (la visita del presidente dell’Iran non è di certo un caso) che rende ancor più difficile capire la reale articolazione. Spulciando sul sito della SK Capital c’è di tutto e tra i suoi molteplici rami d’interesse vi è anche la chimica, ma di certo non è un colosso che può dare garanzie sul piano occupazionale per Versalis con i suoi 5.000 lavoratori in Italia e 1.000 all’estero (a Dunkerque).

“Se Versalis – aggiunge Rizzuti -  viene venduta a un fondo americano vuol dire che il governo delega la produzione in mano straniera con tutte le conseguenze occupazionali che ne verranno. Al prossimo giro ci potrebbe essere la smobilitazione dell’energia e della raffinazione a Taranto e Livorno e Sannazzaro. L’obiettivo di smantellare gli stabilimenti in un paese a vocazione industriale, che è arrivato ad essere la quinta potenza mondiale e la seconda in Europa, solo per pure operazioni di cassa e per coprire le mancanze della legge di stabilità, è una scelta che non possiamo accettare né condividere. Da qui una continua mobilitazione dei lavoratori e delle sigle sindacali unitarie che ci vede impegnati già dal mese di dicembre attraverso tre scioperi nazionali e la grande assemblea a Roma che ci ha condotti all’incontro presso il ministero dello sviluppo economico durante il quale però Eni ha confermato la cessione delle quote ed il ministro Guidi non ha detto nulla di concreto.

“E ciò ci spinge ancor più a continuare le battaglie a tutti i livelli dove è presente Eni. L’intervento di Renzi allo stabilimento Versalis di Mantova ci fa capire che abbiamo colto nel segno e che le nostre azioni di mobilitazione qualche risultato lo stanno producendo.  Il 19 febbraio è previsto un ulteriore sciopero dei dipendenti Eni con una grande manifestazione a Roma e a livello locale stiamo organizzando mobilitazioni territoriali, blocchi e volantinaggi”.

Insomma l’obiettivo è quello di coinvolgere tutti gli esponenti sociali, compresa l’opinione pubblica, in una battaglia che vede 6.000 lavoratori a rischio e di seguito un possibile effetto domino. “A Siracusa – ci spiega il segretario Filctem -  Eni rappresenta il fulcro dell’area industriale e Versalis è fortemente integrata con tutte le aziende mondiali e locali.  Il venir meno di Eni potrebbe causare il tracollo delle raffinerie ed aziende territoriali. Insomma quasi 10.000 operai a rischio solo sul territorio provinciale con rispettive famiglie. Mettere in discussione l’area industriale vuol dire portare la povertà a livelli di rivolta sociale ed innescare nelle altre aziende straniere il desiderio di andare via (vedi Lukoil, Exxon, Sasol)”.

Intanto Eni, chissà per quale strano gioco politico, conferma gli investimenti su Priolo: l’impianto di polimeri è in fase di cantierizzazione, manca all’appello quello delle resine. “Data la drammaticità dell’occupazione nella nostra provincia con 100 mila disoccupati – aggiunge Rizzuti  - le sigle sindacali hanno messo in campo la vertenza Siracusa. Nei prossimi giorni, prima della grande iniziativa del 19 febbraio, bloccheremo l’area industriale e realizzeremo un volantinaggio per coinvolgere l’opinione pubblica che deve essere messa al corrente dello scempio che si vuole attuare nella nostra realtà. In mensa abbiamo previsto un’assemblea generale con tutte le sigle sindacali, i sindaci, il commissario della provincia e i deputati regionali e nazionali.

“Stiamo anche valutando l’ipotesi, sempre più probabile, di uno sciopero provinciale, ulteriore tappa per un’iniziativa di mobilitazione regionale. Sul nostro territorio sono stati convocati consigli comunali che stanno sostenendo il documento preparato dalle forze sindacali e i sindaci hanno chiaramente preso posizione contro le scelte di Eni. Abbiamo anche incontrato il Prefetto per spronare il governo regionale, attualmente latitante, a divenire protagonista attivo della vertenza Eni”.

Ma davvero Versalis vale così poco? Un miliardo e 200 milioni? “Il reale valore di Versalis – ci spiega l’esponente Filctem - è ben altro. Se si dismettono gli impianti e si vende solo il ferro impiegato per la costruzione, il ricavo sarebbe maggiore”. Triste verità a fronte di un governo, che non ama l’industria, ma neppure propone ai lavoratori alternative occupazionali! “Il nostro obiettivo – conclude Rizzuti -  è convincere Eni, e dunque il governo, di rimanere azionista di maggioranza con il 51% e di cercare partner stranieri per la quota di minoranza. E per far ciò, basterebbe l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti, l’istituzione di promozione nazionale che dal 1850 sostiene l’economia italiana. Il Gruppo CDP è una società per azioni a controllo pubblico: il Ministero dell'Economia e delle Finanze detiene l'80,1% del capitale, il 18,4% è posseduto da un nutrito gruppo di Fondazioni di origine bancaria, il restante 1,5% in azioni proprie. E guarda caso il CDP è il principale azionista di alcune importanti società quotate, tra cui ENI Spa”. 

Dunque le soluzioni non mancano né i modi per far restare in Italia Eni. Quella che manca è la volontà politica che purtroppo in democrazia è elemento fondamentale, anche quando può sembrare antidemocratica.