Agnese Moro e Adriana Faranda da anni collaborano per affermare che una società è civile se sa perdonare”. “Un incontro che ben s’innesta in quest’Anno Giubilare della Misericordia”

 

La proposta di una conferenza sul tema del perdono responsabile e la fragilità dell’uomo bisognoso di misericordia (che si è tenuto ad Augusta giorno 30 presso il Teatro della Casa di Reclusione) rappresenta un tema che ben si innesta in questo Anno Giubilare della Misericordia e del Perdono.

Le riflessioni si sono avute da tre relatori che per scelta stanno spendendo le loro migliori energie per aiutare a capire che il “male” non può averla vinta sul “bene”: Guido Bertagna, sacerdote dell’Arcidiocesi di Milano, Maria Agnese Moro, figlia dello statista assassinato, Adriana Faranda componente del commando che eseguì il rapimento. Costoro, pur con percorsi diversi ma non opposti, da molti anni collaborano allo scopo di affermare che “il deserto può fiorire” e che una società è civile se sa perdonare.

I tre relatori ci hanno donato le loro esperienze perché i nostri ospiti in stato di detenzione riacquistino la serenità smarrita ed interiorizzino quelle verità che educano alla speranza e alla fiducia in se stessi. Scopo del progetto è di ribadire che l’uomo ha bisogno di essere perdonato  per contribuire a rendere la società più accogliente e capace di perdonare. Le testimonianze proposte dai tre relatori si rivelano utili per aiutare a ricomporre i frammenti negativi degli ospiti detenuti.

Nel libro “Cose che nessuno sa” del prof. Alessandro D’Avenia si legge che un bambino della Scuola Elementare consegnò alla maestra un disegno del cielo stellato. La maestra gli chiese come sono fatte le stelle. Il piccolo rispose: “Di luce”. La maestra di rimando domandò: “E perchéˮ? La mamma vedendo il figlio in difficoltà intervenne e gli chiese con dolcezza: “E perchéˮ? La risposta fu: “Perché il mondo è pieno di buioˮ!

Questa storiella fa capire che le risposte a certe domande possono essere date se richieste con dolcezza ed amorevolezza. In questo le mamme sono le vere maestre.

Dopo le rivelazioni della figlia dell’ucciso e della brigatista che ne fu carceriera fino all’assassinio, mi auguro che tutti aspiriamo ad avere la sensibilità educativa delle mamme le quali, più che mettere in difficoltà i figli, con il loro sguardo tenero, fiducioso ed incoraggiante li aiutano a trovare le risposte giuste.