In affidamento a Sai 8 fino al fallimento a un costo di 10.680 euro al mese, viene poi assegnato a una ditta di Mazara per 19.974 mensili, che lo tiene da luglio del 2014 a oggi con molte determine anche se la legge dispone: “Non si può reiterare più di due volte”

 

In lingua siciliana spesso usiamo un’espressione che, tradotta in italiano, pressappoco suona cosi: ”Al peggio non c’è fine”. A questo vogliamo riferirci a proposito della gestione del depuratore comunale di Sortino, sito in contrada Costa Imprimo.

La determina n. 200 del 29/12/2009, e successiva proroga n. 17 del 30/03/2011, affidava la gestione del depuratore acque del comune di Sortino alla Sai 8. Si stabiliva, in ordine all’affidamento, la cifra di 10.680 euro al mese. In considerazione che si tratta di gestire un bene pubblico, di cui è titolare il comune di Sortino, è innegabile la congruità della cifra accordata alla Sai 8. Ora, chiedendo al lettore un giudizio affatto viziato dalle inenarrabili responsabilità contestate alla Sai 8, vi esponiamo cosa è accaduto dopo il fallimento del gestore delle acque di Siracusa.

Dopo che il tribunale di Siracusa, Sezione Fallimentare, con sentenza del 26/11/2013, ha decretato il fallimento di Sai 8, il sindaco di Sortino ha affidato la gestione del depuratore alla Ecotecnica srl di Mazara del Vallo (TP). Non si poteva certamente lasciare una città priva del depuratore acque.

Fin qui nulla da eccepire.

Andiamo allora alla nuova assegnazione. Con ordinanza sindacale n.68 dell’8 luglio 2014, la Enotecnica srl ottiene l’affidamento della depurazione delle acque. Peccato che il canone mensile del costo della gestione passi da 10.680 euro a 19.974. Considerato il triste periodo deflazionistico, un raddoppio di costi da un mese all’altro ci pare un tantino esoso. Nel frattempo i mesi trascorrono e la giunta, suo malgrado, è costretta a procedere di proroga in proroga. Così passano luglio e agosto e il costo raddoppia: 39.948.70, e poi i tre mesi successivi coperti con una ordinanza sindacale, la n. 97 del 7 ottobre, al costo di 59.923.05, e via di questo passo fino ai nostri giorni.

Ora, cari lettori, dovete sapere, che per quanto vi appaia incredibile, vi sono ancora leggi da rispettare in questo nostro bel Paese. Ad esempio il D.L. 152/2006, all’articolo 191, regolamenta le disposizioni in materia di tutela ambientale, sanitaria e di pubblica sicurezza (di cui all’art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n.225) stabilendo che, “qualora si verifichino situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell’ambiente, il Presidente della Giunta Regionale o il Presidente della Provincia o il Sindaco possono emettere, nell’ambito delle loro competenze, ordinanze contingibili ed urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente.

Entro centoventi giorni dall’adozione delle ordinanze di cui al comma 1, il presidente della Giunta regionale promuove e adotta le iniziative necessarie a garantire ogni attività di gestione dei rifiuti.

Le ordinanze di cui al comma 1, non possono essere reiterate per più di due volte”.

Ma come? Le ordinanze non possono essere reiterate per più di due volte? Quindi siamo al paradosso. Non solo affidiamo a un costo pari al doppio la stessa gestione della depurazione precedentemente operata da Sai 8 (che già ci sembrava esosa) ma, in più, con ordinanza dopo ordinanza continuiamo a infrangere il D.L.152/2006 all’art. 91.

Forse la Corte dei Conti potrebbe interessarsi alla questione?