L’artista siracusano aveva debuttato al Bellini di Catania calcando poi le scene dei migliori teatri insieme ai mostri sacri della lirica italiana. “Spero che il Teatro Comunale riapra al più presto. Questo era il sogno di mio padre”

 

Il 5 dicembre scorso è passato, quasi sotto silenzio, il 10° anniversario della scomparsa del baritono siracusano Carmelo Mollica, la cui memoria però è ancora viva nella nostra città: secondo le parole del figlio Luciano, “lo testimoniano l’affetto e gli apprezzamenti che mi manifestano molti nostri concittadini e amanti del “bel canto”, le recensioni su vari organi di stampa di molti nostri eminenti giornalisti che lo menzionano ancora oggi con alto giudizio per i suoi trascorsi artistici e le varie iniziative culturali nel corso di questi anni organizzate dall’Accademia di Canto Carmelo Mollica di Siracusa fondata in sua memoria: attraverso la musica Salvatore Pupillo e i suoi coristi lo commemorano con un Memorial annuale e concerti a suo nome contribuendo a render ancor più viva la sua figura, per quello che ha dato alla cultura e al turismo di Siracusa”.

Incoraggiato dal M° Corrado Maranci, il primo che scoprì il suo vero talento artistico, Carmelo Mollica – segnato da cinque lunghi anni di dura guerra, che lui stesso racconta in un diario, che il figlio custodisce con religioso affetto, anni nei quali però tra le sofferenze del conflitto ebbe modo di mettere in luce le sue doti canore  – studiò canto lirico con svariati maestri di chiara fama. Debuttò nel 1949 da baritono al Teatro Bellini di Catania, nell’Opera lirica “Fedora” di U. Giordano, nel ruolo di “Cirillo” ottenendo successo di pubblico e critica e intraprendendo una dignitosa carriera di successi, calcando per oltre quarant’anni le scene di tanti teatri italiani ed esteri e dividendole con nomi del calibro della Callas, della Tebaldi, di Maria Caniglia, Fiorenza Cossotto, della Simionato, di Di Stefano Tagliabue Taddei Corelli Tagliavini Raimondi Del Monaco Pavarotti e Ricciarelli.

”Corifeo” nelle tragedie greche quali ”Antigone” di Sofocle e “Prometeo incatenato” di Eschilo, si esibì al Teatro greco di Siracusa, fu tra gli ultimi artisti ad esibirsi sul palco del Teatro comunale. Luciano Mollica ricorda: “Mio padre, avendo un attaccamento particolare per questo meraviglioso tempio dell’arte, visse gli anni successivi con l’amara consapevolezza che la nostra città sarebbe rimasta priva di un “Teatro di tradizione” che potesse accogliere il melodramma; lui avrebbe voluto che la sua Siracusa, definita culla del dramma antico, lo potesse diventare anche per il dramma musicale, soprattutto per l’importante retaggio culturale che le nuove generazioni avrebbero ereditato”.

Appassionato divulgatore del “bel canto”, fu direttore artistico per l’A.A.T. di Siracusa dal 1974 al 1977; nel 1989 fondò l’ “Associazione Siracusana Amici della Lirica”.

Conclude Luciano Mollica: “Spero che l’apertura del Teatro comunale sia imminente come si è più volte detto e finalmente i siracusani si riapproprino di questo gioiello culturale, dove l’opera lirica e le altre attività artistiche potranno adeguatamente esprimersi. Questo era infatti il sogno di mio padre, scomparso ormai dal dicembre del 2005. Avendo un padre che attraverso la musica si esprimeva e frequentando i teatri lirici, sono cresciuto da bambino con la cultura musicale. Mi auguro che i nostri giovani siracusani capiscano l’importante patrimonio culturale che erediteranno con l’apertura del nostro teatro anche in virtù del contributo attivo di un loro conterraneo che dedicando la sua vita al canto lirico, tentò di divulgare nel siracusano la magnifica arte del “bel canto”. Per suggellare questo ricordo indelebile nella nostra città mi auguro che un giorno i nostri amministratori intitoleranno al nome di mio padre la strada di Via del Teatro di Siracusa (strada annessa al Teatro Comunale), un desiderio più volte manifestato e condiviso da molti amici ed appassionati della lirica che ho avuto modo di incontrare e che lo ricordano con stima e affetto”.