Descrizione triste e ironica su una tranquilla e noiosa cittadina di periferia

La città dove se una cosa è troppo lineare non si può fare

La pratica del ponte affidata all’Ucas (ufficio complicazione affari semplici). Il sindaco era orgoglioso: fare una strada per poi ripararne un’altra e quindi abbattere la prima era un primato assoluto

 

La città e i suoi governanti avevano pensieri contorti e nulla avveniva secondo i criteri della logica.

Il ponte di accesso alla città era pericolante e funzionava solo a senso unico e non per i mezzi pesanti. Per l’altra corsia era stata riattivata la vecchia strada d’accesso alla città.

Bisognava adesso sistemare il ponte, consolidarlo e permettere così di nuovo ai cittadini di entrare e uscire con facilità anche dal lato Nord.

La soluzione logica era anche la più semplice, ossia impegnarsi per sistemarlo attraverso un finanziamento regionale sollecitato con la massima urgenza da parlamentari di tutti gli schieramenti, nonché dal sindaco Gavillano che aveva amici che governavano sia la Regione che lo Stato. Se l’intera città, guidata dalla sua deputazione e dal suo sindaco, avesse preteso quel finanziamento, il risultato si sarebbe ottenuto di sicuro.

Ma era troppo semplice e lineare. Non poteva e non doveva andare così.

La pratica viene affidata all’UCAS (ufficio complicazione affari semplici) il quale presenta un progetto per due strade: prima se ne fa una provvisoria e ardita sul piano della progettazione, si spende un milione di euro del comune, si aspetta approssimativamente un decennio che la Regione finanzi la risistemazione del vecchio ponte e, appena questo sarà pronto, si abbatterà la strada provvisoria. Costi altissimi, un appalto in più, sprechi pazzeschi. Ma l’idea è sufficientemente contorta e quindi viene approvata.

Gavillano era contentissimo. Per quanto i vecchi sindaci si fossero sforzati di complicare le cose, nessuno era stato mai bravo come lui. La città aveva finalmente trovato un degno rappresentante.

E dire che di sprechi ce n’erano stati. Basti pensare a Gettonopoli o alle improvvise assunzioni di consiglieri comunali che costavano alla città centinaia di migliaia di euro di rimborsi alle imprese. Ma fare una strada per poi ripararne un’altra e quindi abbattere la prima, era un primato assoluto. Ne sarebbero passati di anni prima di ottenere un risultato migliore.

In verità Gavillano sognava già avveniristici progetti complicati fino al parossismo e pensava seriamente di realizzarli.

Nei suoi sogni più estremi vi era il completamento dei marciapiedi di Viale Scala Turca. Pensava di proporre un mutuo per realizzare un bel marciapiede al centro della carreggiata al quale si accedesse per via di sopraelevate in entrambe le carreggiate. Restava inteso che quella era una soluzione provvisoria e che le sopraelevate sarebbero state abbattute non appena si fosse trovato nelle pieghe del bilancio un finanziamento per realizzare un marciapiede normale.

Nei momenti nei quali la sua ambizione superava ogni livello di pericolo, Gavillano era arrivato persino a immaginare il completo rifacimento della pista ciclabile, realizzando, nel frattempo che questa fosse finanziata, appaltata e realizzata, una magnifica “cycle way” parallela sospesa sulle acque del fantastico mare che guarda da un lato la magica Ortigia e dall’altro la prorompente Etna. Diventava poeta quando fantasticava.

Chi poteva essere contrario a queste meraviglie? E se anche qualcuno lo fosse stato, non si sarebbe placato sapendo che poi sarebbero state regolarmente abbattute?

Vi era un unico vero ostacolo a questi progetti: il tempo. Rimanevano poco più di due anni e non sarebbero bastati. Occorreva un altro mandato da sindaco.

Ma lui voleva andare alla Camera alle prossime politiche.

Fu allora che gli venne un’idea davvero straordinaria.

“Pronto Matteo, sono Gavillano, ho una necessità e solo tu puoi aiutarmi. Dovremmo modificare la legge e togliere l’incompatibilità tra sindaco e deputato per consentirmi di essere eletto a Roma e continuare un paio di progetti che devo assolutamente realizzare. Resta inteso che appena li finisco possiamo abbattere tranquillamente la modifica alla legge elettorale. Conto su di te.”