Si profila la governance a Messina, la sede a Catania e Augusta, con le sue casse piene, ci mette i soldi per ripianare i bilanci

 

Trovo positivo che la politica siracusana finalmente si occupi del Porto di Augusta.

Negli anni della mia gestione (2010-2013) solo le amministrazioni comunali di Augusta, Melilli e Priolo, esercitando il loro ruolo istituzionale nell’ambito del Comitato portuale, hanno partecipato alle deliberazioni, dove invece è stata sempre assente la Regione Siciliana. Poco partecipativa in generale la politica regionale e nazionale (fa eccezione il Ministero per l’Ambiente per quanto riguarda le bonifiche) e, quando lo ha fatto, spesso è stato per assumere posizioni negative e di sterile polemica (vedi l’allargamento dell’Autorità Portuale a Santa Panagia/Siracusa o pressioni in sede europea, nazionale e regionale, nel far valere le prerogative di Augusta).

Le posizioni allora assunte possono essere lette sulla stampa dell’epoca. La becera visione di ordine strategico era dovuta ad altrettanto becere visioni di ordine politico. Ma molto danno è stato fatto al territorio in termini economici, con la perdita di circa 6 milioni di euro l’anno, e anche in termini di maggiore spinta che un territorio unificato avrebbe nella competizione fra territori che le Aree vaste hanno innescato. Purtroppo, tale visione strategica e di interesse generale non appartiene alla nostra politica.

Mi auguro che l’interesse che oggi, tardivamente, mostra non sia per avere visibilità o per mera contrapposizione politica ma sia per dare supporto a uno “status” che già il porto e la sua Autorità hanno acquisito nel periodo 2011-2013 e che giochi politici vorrebbero forse ridimensionare, impoverendo ulteriormente un territorio che si svuota sempre più come centro direzionale.

Per quanto mi è dato sapere, è già chiusa la partita per la governance, a Messina, anche con l’accordo di pezzi della politica siracusana.

Lo status al porto di Augusta deriva da una lunga e documentata attività a supporto dell’innovativa visione strategica, messa in campo dall’AP, sulla potenzialità del porto e il suo sviluppo che gli è valsa, dopo il superamento della normativa europea sugli Aiuti di Stato, un cospicuo finanziamento dell’UE nel quadro dei programmi comunitari Pon Rete e Mobilità 2007-2013, con l’obiettivo di rendere più competitivo e attrattivo il porto e più funzionali le operazioni commerciali per le imprese, che sono in attesa di poter operare con nuove gru su nuove banchine con fondali più profondi.

Tutto ciò è stato ampiamente riconosciuto con decreti europei che vedono l’inserimento di Augusta nelle reti TEN-T, prima del 2011 a livello COMPRENSIVE (rete secondaria) e successivamente, nel 2013, a livello CORE (rete principale). Questa è una realtà inconfutabile e immodificabile. Non c’è politica che tenga o sotterfugi di sorta da mettere in campo. Dal punto di vista commerciale, lo dimostrano le oltre tremila navi che ogni anno arrivano e l’interesse che primarie compagnie internazionali hanno per il porto commerciale, una volta completati gli investimenti.

A tale proposito, vale ricordare che il porto di Augusta più il porto di Siracusa-Santa Panagia ha oltre 40 milioni di tonnellate di merci movimentate che, qualora unificate, ne farebbero una delle strutture più importanti dell’intero Mediterraneo. Ricordo che quella di Siracusa è la prima provincia italiana per merci esportate. Prodotti petroliferi, ma questi produciamo. Questi sono dati inconfutabili, riportati in tutte le statistiche ufficiali. Se avviene ciò è anche perché il porto ha strutture organizzative adeguate che spesso servono anche i porti limitrofi in caso di necessità. Inoltre, la gestione del demanio in capo all’AP è molto complessa e di notevole entità.

Temo, invece, che “giochetti di mestiere”, in cui la politica la fa da padrona, possano creare nuove situazioni e diversi livelli di governance attraverso la creazione di nuovi sistemi logistici di Area Vasta in cui il Porto di Augusta probabilmente avrebbe un ruolo secondario.

In altre parole, se la legge dei porti in via di modifica prevede degli accorpamenti “sic et simpliciter” aggregando le autorità esistenti e dando funzioni allargate all’Autorità Portuale CORE (proposta Serracchiani), l’AP di Augusta è blindata nell’essere l’unica candidata ad avere l’Autorità Portuale di sistema della Sicilia Orientale in ossequio anche a quanto disposto dalle Commissioni europee trasporti e Commissione Regio (porto CORE della rete europea TEN-T).

Se invece la legge di riforma dovesse prevedere la creazione di nuove, e sottolineo nuove, strutture organizzative, quali ad esempio l’Autorità logistica di sistema di Area vasta, dove hanno valore oltre ai porti anche altre strutture logistiche quali rete ferroviaria, aeroporti, autoporti eccetera (il coordinamento delle capitanerie di porto si trova a Catania che è sede della Direzione della Sicilia Orientale), il rischio per l’Autorità Portuale di Augusta è grande perché essa ha solo la forza del porto mancando di altre infrastrutture e per di più in un momento in cui i nuovi investimenti e il collegamento ferroviario vanno a rilento. Catania preme per questa soluzione e propone di eliminare dal computo delle merci movimentate i prodotti liquidi, la cui introduzione nelle statistiche ha costituito la battaglia prevalente dell’AP di Augusta in sede europea. Mi sembra che già il sottosegretario Del Basso si è pronunciato in tal senso.

Ricordo come la battaglia in sede europea fatta dall’AP di Augusta a supporto dell’inserimento delle merci liquide e quindi a vantaggio di tutti i porti petroliferi è valsa anche per Augusta dove le merci liquide, secondo i criteri italiani, valgono solo per il 20 pct. Se ciò avvenisse, si vanificherebbero i risultati raggiunti fino ad oggi soprattutto per gli aspetti di governance e di programmazione comunitaria legata allo sviluppo delle infrastrutture portuali e alle sue interconnessioni.

Nel primo caso (sede dell’Autorità ad Augusta), il rischio maggiore per noi è che rimanga solo un “indirizzo” e che la governance passi ad altri territori che riescono ad esprimere una politica più incisiva e professionalità per gestire un’Area vasta (le città metropolitane Catania e Messina sono molto attive in questa fase). Ricordo che, secondo la nuova proposta di legge sul riordino delle AP, la nomina del presidente avviene direttamente dal Ministero e il comitato portuale diventa un organo molto ristretto rispetto ad oggi e con minore coinvolgimento dei territori.

Saranno presenti solo i sindaci delle città metropolitane e forse, dico forse, il sindaco dove ha sede l’AP. In ogni caso, non sarebbero presenti i sindaci di Priolo e Melilli, con grande deficit di rappresentanza del territorio. Nel secondo caso, con la creazione di un’Autorità logistica, la forza della politica diventa ancora maggiore e le competenze sarebbero più politiche / manageriali e meno specialistiche, legate a specifiche conoscenze portuali.

In ambedue i casi la forza della politica centrale appare aumentata rispetto ad oggi, anche se il Consiglio di Stato, in occasione di ricorsi, è stato molto chiaro nelle sue motivazioni allorquando ha dichiarato decaduto un Senatore nominato per Cagliari, riconoscendo prioritarie le caratteristiche necessarie alla nomina.

E’ come dire che la governance va a Messina, la sede a Catania e Augusta ci mette i soldi per ripianare i bilanci. Augusta ha in cassa circa 120 milioni da spendere negli investimenti in corso d’opera, circa 80 milioni di contributi già destinati agli investimenti cofinanziati dall’Europa e oltre 12 milioni di tassa di ancoraggio che lo Stato destina alle AP.

Quest’ultimo importo salirebbe a 18/19 milioni l’anno in caso di fusione Siracusa-Augusta.

In entrambe i casi va rilevato come la competizione non è più tra Porti, ma fra Territori e una buona ed efficace governance dovrà essere quanto più possibile “super partes”, territorialmente parlando, fuori dalla politica di parte e nell’interesse generale. A me questa sembra un’utopia.