I sei quesiti su cui anche noi siciliani saremo chiamati a votare, ad esercitare il nostro inalienabile diritto di cittadinanza

 


L’art 118 della Costituzione italiana recita:“Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività d’interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”, ma nella legge “Sblocca Italia” lo Stato avoca a sé le decisioni sulle iniziative energetiche, espropriando così i territori del diritto di guidare il proprio modello di sviluppo e di futuro.

La pressione esercitata da 200 associazioni, comitati, movimenti e personalità della cultura e delle scienze ha spinto le assemblee di dieci regioni italiane a deliberare, in modo pressoché unanime e trasversale, la richiesta di referendum per l’abrogazione di disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare e su terraferma, per cui pubblichiamo, qui di seguito, un focus sintetico sui quesiti referendari No Triv inviati alla Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali e delle Province autonome lo scorso 14 settembre e depositati in Corte di Cassazione il 30 settembre 2015.

Il primo quesito riguarda l’art. 38, comma 1, dello “Sblocca Italia” e concerne anzitutto la dichiarazione di strategicità, indifferibilità ed urgenza delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi. In primo luogo consideriamo ugualmente strategici l’agricoltura, il turismo e la pesca. In secondo luogo poiché con l’art. 38, comma 1, l’espropriazione dei terreni seguirebbe un iter amministrativo accelerato, col referendum si propone, invece, l’iter amministrativo consueto affinché i diritti del proprietario non siano compressi prima ancora del rinvenimento del giacimento.

Il secondo quesito investe l’art. 38, comma 1-bis, dello “Sblocca Italia”, in relazione al c.d. piano delle aree. Scopo dell’abrogazione referendaria è di evitare che, in caso di mancato raggiungimento dell’intesa, si ricorra all’esercizio del potere sostitutivo. Il quesito riguarda anche la disciplina transitoria introdotta dalla legge di stabilità 2015, in base alla quale, nelle more dell’approvazione del piano, il rilascio dei titoli abilitativi sarebbe consentito sulla base delle norme ormai abrogate dallo Sblocca Italia. Eliminando questa disposizione si avrebbe, per un verso, che le attività di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi già autorizzate continuino ad essere esercitate e, per altro verso, però, che fino all’adozione del piano (chiamato a razionalizzare l’esercizio di quelle attività) non possano essere rilasciati nuovi titoli.

Il terzo quesito ha per oggetto la durata delle attività previste sulla base del nuovo “titolo concessorio unico”. L’art. 38 dello Sblocca Italia ha tacitamente abrogato la previsione legislativa dei permessi e delle concessioni, ma non anche la previsione del nuovo titolo in sé, destinato a sostituire i permessi di ricerca e le concessioni di coltivazione. Secondo il consolidato orientamento della Corte costituzionale, un’eventuale abrogazione referendaria delle disposizioni concernenti il titolo concessorio unico non farebbe “rivivere” quelle sui permessi e sulle concessioni ormai abrogate.

Il quarto quesito riguarda l’art. 57 del decreto-legge n. 5 del 2012 sulle semplificazioni, che reca disposizioni per le infrastrutture strategiche. La legge di stabilità 2015 ha modificato alcune previsioni di detto decreto, stabilendo che tanto per le infrastrutture e gli insediamenti strategici quanto per le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria e, più in generale, per le opere strumentali allo sfruttamento degli idrocarburi – quand’anche localizzate al di fuori del perimetro delle aree date in concessione di coltivazione – le autorizzazioni relative siano rilasciate d’intesa con le Regioni interessate. La proposta referendaria mira unicamente ad abrogare la possibilità che, per le ipotesi citate, si possa esercitare il potere sostitutivo secondo la procedura semplificata disciplinata dalla legge n. 239 del 2004.

Il quinto quesito completa logicamente il secondo e il quarto, dal punto di vista della partecipazione degli Enti territoriali. Mentre, infatti, il secondo e il quarto quesito si propongono, rispettivamente, di porre rimedio al depotenziamento del ruolo delle Regioni e degli Enti locali in sede di approvazione del piano delle aree per le attività di ricerca e di estrazione degli idrocarburi e di far fronte alla scarsa incidenza che le Regioni avrebbero in relazione alle opere strumentali a dette attività, il quinto quesito mira a far sì che l’intesa sul rilascio dei titoli minerari torni ad essere – come auspicato dalla stessa Corte costituzionale – un “atto a struttura necessariamente bilaterale”, e cioè “superabile” dallo Stato solo a seguito di effettiva “trattativa” con le Regioni interessate. Ciò concernerebbe unicamente le determinazioni inerenti la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi.

Il 6° quesito è finalizzato a stoppare il titolo minerario entro le acque territoriali. Il quesito proposto mira ad eliminare la previsione della non applicabilità del divieto ai procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128, destinati a concludersi con il rilascio del titolo minerario.

L’abrogazione non riguarda, invece, e non potrebbe riguardarli, i titoli abilitativi già rilasciati, in quanto, in questo caso e diversamente dall’abrogazione della previsione legislativa sui procedimenti in corso, la Corte dichiarerebbe certamente l’inammissibilità del quesito, stante il limite della tutela del legittimo affidamento che la discrezionalità del legislatore (e quindi anche della proposta referendaria) incontra.

Si propone, infatti, di sostituire l’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, con il seguente: “Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell’Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette”.