Lettera aperta del professore Roberto Fai al segretario provinciale del partito democratico Alessio Lo Giudice: "Un rischio il tuo profilo basso"

 


Caro Alessio,

a metà dello scorso maggio è stato deciso il tuo insediamento nel ruolo di segretario provinciale del PD, a conclusione di una defatigante trattativa tra le diverse aree del partito, protrattasi per oltre un anno, senza che l’approdo finale riuscisse a offrire un chiaro quadro progettuale e programmatico relativo alle incerte questioni del governo della città.

Con la massima franchezza con la quale ho deciso di darti una mano – sin dalle primarie per la sindacatura in competizione con Garozzo e poi, per un anno, nel tuo ruolo di Assessore alla Cultura – permettimi di dirti (ed è un rilievo che in più occasioni ti ho manifestato) che la scelta che tu hai privilegiato e tenuto (dal momento del tuo allontanamento dall’Assessorato, deciso da Garozzo nell’estate del 2104), vale a dire quella di un “basso profilo”, conteneva in sé il rischio di una neutralizzazione / normalizzazione del conflitto, stante che il tuo “silenzio” (comprensibile solo nei primi due mesi dopo la tua esclusione dalla Giunta, per non apparire “reattivo” verso chi ti aveva messo fuori), mantenuto sino al momento della designazione al ruolo di segretario provinciale PD, senza mai dire una parola o esprimere un giudizio sulle scelte e obiettivi amministrativi, sulle dinamiche o ambiguità compiute da Garozzo e la sua Giunta, ha offerto di te un’immagine defilata.

Per oltre un anno hai scelto questo “profilo basso”, hai permesso che non fossi tu (presente in segreteria provinciale con Castelluccio) a individuare i temi da mettere a fuoco nel rapporto competitivo o progettuale con la Giunta (il gruppo dirigente del PD e Garozzo non si sono parlati sin dall’insediamento della Giunta, pur in presenza di invettive, denunce o rilievi critici che, “in coppia”, la consigliera Princiotta e l’on. Zappulla esprimevano in diversi momenti verso alcune scelte della Giunta), preferendo appunto la sordina su temi cittadini, nonostante la tua presenza per un anno in Giunta. Hai evitato di innescare eventuali differenze o contrasti programmatici e sul governo della città, nell’idea che il percorso ricompositivo tra le diverse anime (Garozzo/renziani – area DEM – minoranza bersaniana) potesse acclimatarsi con il tuo insediamento a segretario provinciale del PD.

E’ accaduto così che, per evitare che lo scontro tra PD e Giunta – non era tanto l’esasperazione generica del conflitto che serviva, bensì far uscire la Giunta Garozzo da ambiguità o incertezze amministrative già in atto – pregiudicasse la tua elezione/nomina a segretario, il tuo ruolo “politico” per un anno non ha inciso nell’offrire un chiaro indirizzo progettuale relativo alle scelte di governo della Giunta Garozzo, né nell’individuazione di temi forti da mettere a fuoco, mentre la Giunta si disperdeva nell’inconcludenza progettuale.

Ora, è evidente che ogni relazione tra gruppi contrapposti, al fine di pervenire a un accordo “pattizio”, deve trovare una mediazione alta per rendere produttivo il patto e governare il partito. Ma ciò presuppone chiarezza nella definizione dei profili strategico-programmatici e della legittimazione pubblica della leadership, altrimenti si rischia di trasformare il “patto” in un’apparente sospensione del conflitto, mentre continua a operare in modo sotterraneo (e neppure così) una mera operazione di potere personale o di gruppi, riproponendo i vizi che da decenni sembrano ammorbare il PD.

Ed è quanto a me pare stia ancora accadendo oggi. Con l’aggravante che alle spalle abbiamo un’azione “a somma zero” che lega e accomuna i limiti profondi sia della Giunta Garozzo che del PD, nei due anni della loro egemonia (sic!) sulla politica cittadina, dando un’immagine asfittica, inconcludente, divisiva, e senza una produttività politico-civile del governo del territorio. Garozzo ha mostrato sempre più profonde incertezze nei due anni di governo, mentre il PD è rimasto stretto nella poca chiarezza su scelte decisive, fondamentali e ineludibili riguardanti la città, con un’opinione pubblica che ne segue l’esito confuso sulla stampa locale.

Non è un caso che, analogamente, alcune recenti questioni seguite al tuo insediamento siano segnate, a mio avviso, da una certa ambiguità che non depone bene. Mi riferisco alla tua uscita critica nelle settimane scorse contro la consigliera Princiotta per l’ultima sua performance (la conferenza stampa contro la Giunta), mentre non hai fatto alcun rilievo critico sull’on. Pippo Zappulla, anch’egli promotore e artefice della conferenza sotto accusa. Come per evitare accuratamente di iniziare a esprimere il tuo dissenso nei confronti di chi è stato tra i tuoi principali sponsor, sia alle primarie per Sindaco, sia per la nomina a segretario del PD. Oppure, altro caso, la recente elezione – contrastata e divisiva – di un perfetto sconosciuto a segretario cittadino del PD, che sino a pochi mesi fa era componente di uno schieramento avverso allo stesso PD, dando così subito la cifra del carattere asfittico del “patto” (una mera finzione) che ha sancito la tua stessa elezione.

E’ come se il “patto” fosse servito solo a sancire i rapporti di forza (o di “debolezza” – l’on. Amoddio e la sua area) dentro un PD che resta nella confusione/divisione, sottraendo solo formalmente il partito all’incomunicabilità dei due anni trascorsi, mentre i coltelli sono già affilati in modo esoterico (e non tanto) verso gli obiettivi elettorali prossimi. Davvero singolare che una sorta di “doroteismo di ritorno” faccia capolino proprio con il tuo insediamento nel ruolo di segretario provinciale.

Né qualche “Festa de L’Unità” può bastare a coprire le ambiguità e contraddizioni che sono affiorate e che offrono un’immagine poco chiara del partito. Al punto che i nodi veri della città non solo sono altri, ma il PD, sugli stessi, fa fatica a dire una parola, come ad esempio sulle questioni del territorio, dove prevale la costruzione immaginifica dell’eterno scontro tra due fondamentalismi – “i tutori dell’ambiente e del paesaggio eterno” da una parte e “i cementificatori” dall’altra –, con un PD silente o che subisce l’ideologismo di altri soggetti, mentre Garozzo sembra ammiccare, o far finta di opporsi, o è costretto a subire risarcimenti milionari, senza che la “decisione” su scelte strategiche venga costruita mettendo sul piatto tutti gli elementi conoscitivi per uscire dal pressappochismo “sbracato” delle Giunte precedenti.

La confusione programmatica regna ancora, mentre qualcuno continua a muovere i fili delle proprie relazioni di potere, senza che il PD riesca a ridare trasparenza e a riallacciare legami forti con l’opinione pubblica. Naturalmente, non si tratta di “subordinare” l’attività della Giunta al partito – ci mancherebbe! –, bensì di saper costruire la reciproca autonomia di ruoli, funzioni e poteri, rendendo visibile e trasparente il disegno generale di governo del territorio. L’impressione è quella della perpetuazione di metodi di governo che – eccetto piccole differenze – sono la fotocopia delle esperienze del passato, dietro l’enfasi “pseudorottamatrice” che a quanto pare è solo il “totem” dietro cui si cela il “nulla” del nuovismo politico attuale – a molti livelli.

In questi anni, sulla stampa locale, ho provato a mettere a fuoco queste ambiguità, non trascurando di segnalare e indicare alcuni nodi politico-programmatici (sui quali il gruppo dirigente non ha saputo dire una parola), mentre il tatticismo sembra ancora prevalere nel percorso di ricomposizione dei gruppi dirigenti tra PD e Garozzo, con questi ultimi episodi che evidenziano che il trasformismo e l’opportunismo rischiano di diventare il criterio che sembra coinvolgere (e trascinare al ribasso) tutti i protagonisti – singoli e gruppi –, delegittimando il giudizio politico su una classe dirigente che non sembra godere di buona fama nell’opinione pubblica. Quest’idea del PD che si è manifestata sa di vecchio. E queste prime vicende non depongono per nulla bene.