Protesta dell'Associazione “Basta veleni dalla zona industriale" Denunce inascoltate alimentano il sentimento di sfiducia nelle istituzioni

 

E’ sicuramente uno dei problemi più critici del nostro comprensorio, il quadrilatero Augusta Melilli Priolo Siracusa, turbato dalla presenza di un polo petrolchimico che dal suo insediamento non ha certo brillato in iniziative che mirassero alla salvaguardia e alla sicurezza della popolazione ed, invece, è stato causa di inquinamento delle matrici aria, suolo e acqua. Inquinamento responsabile di malattie e problemi per la salute dei cittadini che, attraverso diverse associazioni, periodicamente fanno sentire la loro voce utilizzando qualsiasi mezzo a disposizione, come per esempio la denuncia e gli esposti al Procuratore della Repubblica.

Nonostante che i fascicoli continuino ad aumentare, il tempo è passato senza che nessuna seria iniziativa sia stata presa dalla Procura. Gli ultimi mesi non sono stati da meno e si sono registrati e denunciati diversi episodi in cui sostanze odorigene sono state rilevate soprattutto nella zona alta della città. A complicare le cose, il malfunzionamento di parecchie centraline della rete della Provincia che ha impedito un monitoraggio costante e continuo delle sostanze inquinanti presenti nell’aria, riducendo la capacità di gestione del fenomeno. Eppure, proprio all’inizio dell’estate, l'ARPA aveva pubblicizzato il nuovo sistema di rilevamento delle sostanze odorigene con l’installazione di nuovi canister nel territorio, che si dovrebbero attivare con un algoritmo basato sulle segnalazioni ricevute, e l’introduzione del sistema di olfattometria dinamica che si basa sul concetto che il naso umano è lo “strumento” più sensibile esistente.

Ma i cittadini non ci stanno e continuano a cercare di portare avanti la protesta e ad organizzarsi. Si è svolta proprio in questi giorni la riunione indetta dalla Associazione “Basta veleno dalla zona industriale” guidata da Peppe Resca, avente come obiettivo il rinnovo del direttivo e l’elaborazione di nuove forme di lotta.

Nonostante che la riunione fosse stata adeguatamente pubblicizzata, principalmente attraverso facebook, il numero di partecipanti non è stato elevato e ciò ha amareggiato il responsabile dell’associazione che da anni si batte sul tema in questione. “La riunione - dice Peppe Resca - è servita principalmente per conoscere altre persone che si stanno avvicinando a noi perché, come abbiamo sempre sostenuto, questa è una battaglia prima di tutto di numeri”.

L’associazione “Basta veleno dalla zona industriale” da anni ha promosso iniziative per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, come per esempio incontri e manifestazioni che hanno condotto ad un esposto alla procura della Repubblica, di cui ancora non si ha notizie. Salvo Firenze, del direttivo dell’associazione, durante la riunione ha sottolineato quanto sia importante che l’associazione rimanga slegata da qualsiasi riferimento politico e si muova principalmente  nel solco delle iniziative civiche e sociali. E’ intervenuta anche Lucia Buonconsiglio, sensibile ai temi ambientali, che ha sottolineato come l’inquinamento sia causa di problemi di salute della popolazione, testimoniati dall’alta incidenza di morte per tumori nel nostro territorio. Fabio Accolla, dell’Associazione Plemmyrion, ha invitato ad incrementare il numero di iscritti e a creare delle sinergie con altre associazioni del territorio. Tra gli interventi quello di Jvan Baio che ha brevemente raccontato i problemi che ha avuto con la società con cui lavorava, e ha dato la sua disponibilità per eventuali iniziative.

In definitiva Peppe Resca ha dichiarato che “nelle prossime settimane verrà convocata una nuova riunione per decidere il presente e il futuro dell'associazione, ripartendo con idee precise e con decisioni definitive”. Nel caso in cui ciò non dovesse accadere è possibile che l’esperienza venga chiusa definitivamente. “Come abbiamo sempre detto e dimostrato - dice Peppe Resca - non abbiamo velleità politiche o personali o di vivacchiare o rimanere a galla senza incidere significativamente. Nel caso di nostra scomparsa chi non ha partecipato attivamente si deve ritenere colpevole e fra 10 anni dovrà rendere conto ai propri figli”.

Si legge in queste parole l’amarezza di chi ha messo a disposizione il proprio tempo libero per finalità collettive e che vede adesso, a causa della scarsa partecipazione alla riunione e al ritardo della Procura nel dare una risposta all’esposto presentato due anni fa, il rischio di un rallentamento del percorso che dovrebbe assicurare maggiore sicurezza ai siracusani.