La Civetta di Minerva, 6 aprile 2019

A Siracusa si è svolto un Convegno regionale per una PSICHIATRIA DI COMUNITÀ, propedeutico a una Conferenza Nazionale per la Salute Mentale. Ero l’unico medico di famiglia presente. Organizzato molto bene dalla Funzione pubblica della CGIL, ha visto il contributo di molte associazioni che si occupano del disagio mentale, che riuniscono i parenti e i genitori degli ammalati, le cooperative e gli operatori privati delle case alloggio e famiglia.

Innanzitutto ritengo meraviglioso il fatto che un sindacato si occupi di malati, disagiati psichici, emarginazione, dolore e disabilità. Che, soprattutto, organizzi un così popolato e riuscitissimo convegno regionale.

Altrettanto giusto e bello il fatto che il Direttore Sanitario e Presidente dell’Ordine dei Medici, il nostro bravo e rappresentativo Sindaco, i delegati delle istituzioni regionali, siano venuti a dire la loro. Magari qualcuno degli insigni ospiti illustri ha dovuto sviare dal tema della giornata, atteso che il lasciare senza un soldo i comuni, le aziende sanitarie, il non sostituire chi va in pensione, non indire i concorsi, contravvenire a tutte le leggi della Repubblica pur di far quadrare (?) i bilanci, non fa presagire nulla di buono per cittadini, famiglie, ammalati, istituzioni.

Da tutte le relazioni e interventi è evidente il disagio profondo degli operatori sanitari dedicati alla tutela della salute mentale. Tale condizione fa attrito con la passione che ognuno dei relatori ha mostrato nel presentare il proprio lavoro, i progetti, i successi professionali, la voglia di lavorare ben oltre le proprie e altrui responsabilità.

Come non apprezzare i risultati ottenuti da lavoratori costretti a turni micidiali, con organici di collaboratori assolutamente e da sempre inferiori ai minimi standard? Considerando l’età dei relatori e le loro stesse accorate denunce, si osserva che mancano i giovani medici, che non trovano alcuno sbocco occupazionale in Sicilia. Cosà accadrà dei servizi di tutela della salute mentale quando i responsabili tra poco andranno in pensione? Che mazzata mortale si prepara per gli ammalati e le loro famiglie?

I giovani medici o psicologi nostrani, appena si rendono conto della paralisi e del regresso di tutto il sud, emigrano al nord e subito trovano i contratti mentre da noi le uniche offerte di lavoro professionale consistono nel volontariato. La legge inesorabile dei bilanci in rosso, la mancanza di fondi a tutti i livelli, una concezione ancora ospedalo-centrica fanno in modo che venga spogliato il territorio. E’opportuno precisare che, a causa di una dissennata programmazione politica dell’accesso alla facoltà di medicina e alle scuole di specializzazione, appena andranno in pensione i medici troppo anziani che rappresentano la spina dorsale attuale del sistema sanitario nazionale, sarà difficile avere un medico di famiglia e uno specialista per curarci. La fuga dei giovani colleghi verso il nord o l’estero sarà la concausa di un rapido degrado dell’assistenza sanitaria alle popolazioni del centro sud.

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In Italia, ogni anno, 800 mila persone, devono lasciare le mura della propria casa per curare una malattia o sottoporsi a un'operazione.

Questo resta uno dei grandi costi sommersi, pagati in silenzio da milioni d’italiani in questi anni.

L'esodo sanitario è il segno di una radicata sfiducia verso le istituzioni, soprattutto del Sud, e ha numeri ormai impressionanti.

Un quarto dei calabresi e oltre un quinto dei siciliani si è trasferito altrove per trovare un letto in un ospedale di cui potesse fidarsi.

La Lombardia domina, di gran lunga, nell'industria della salute. Se si tratta di tumori, l'esodo diventa una migrazione di massa.

Le regioni del Sud pagano a caro prezzo questi ricoveri, spostando altrove quelli che erano stanziamenti per la salute dei propri cittadini.

Il dramma umano d’essere ammalati, operati, disperati fuori da casa propria, pagando viaggi, aerei, alberghi, trasporti, cibo a caro prezzo in epoca di crisi nera, completa un quadro già desolante e azzanna per sempre la già misera possibilità di spesa delle famiglie.

Quando si analizzano le cause del degrado sanitario del sud qualche attenzione andrebbe posta alla selezione dei dirigenti della sanità pubblica, alla scelta dei primari e dei medici che prestano la loro opera nei nosocomi locali. Se fosse stata l’eccellenza a prevalere e non altri baronali interessi di parte, come mai nessuno si fida? Vuoi vedere che la sanità pubblica al sud è uno stipendificio per gli amici degli amici? E se ti accorgi che anche quelli che prestano la loro opera in questi simulacri di efficienza sanitaria, se sono ammalati prendono subito l’aereo per farsi curare al nord, che bisogna dedurre?

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