Una fruizione delle lezioni attraverso la rete e una successiva interazione telematica tra studenti e docenti o assistenti sarebbe un modo per… ridurre il disagio dei pendolari

 

La Civetta di Minerva, 9 marzo 2019

Molte volte, noi ragazzi passiamo molte ore dietro ad un pc, probabilmente stando su social network o magari vedendo dei film… e mi chiedevo: è possibile usare il computer a fini scolastici? Da alcuni anni si sta tentando di digitalizzare la PA, perché non l’ambiente scolastico? Grandi passi avanti si sono già fatti, due tre anni addietro, con l’introduzione del registro elettronico nelle scuole secondarie di secondo grado, strumento utile per genitori e ragazzi. Certo, inizialmente si sono registrati un bel po’ di problemi, ma sembra che adesso tutto fila per il verso giusto. Ma dopo il superiore, la rivoluzione digitale che fine ha fatto? Perché non beneficiarne anche all’università?

Sono uno studente di ingegneria dell’Università di Catania. Ad oggi, ci sono parecchi pendolari che settimanalmente prendono l’autobus per andare a seguire le lezioni a Catania e magari, abitando in case del capoluogo etneo, affrontano spese notevoli. Ad abbattere i costi e ad evitare spostamenti lunghi, come molti ragazzi che provengono da Gela o zone del nisseno, viene in mente l’utilizzo della rete, attraverso la registrazione delle lezioni.

Una fruizione delle lezioni attraverso la rete e una successiva interazione telematica tra studenti e docenti o assistenti sarebbe un modo per… ridurre il disagio degli universitari pendolari; liberare, a vantaggio di altri studenti, posti presso le strutture dell'Università (casa e mensa degli studenti); ridurre il sovraffollamento delle aule in cui si svolgono le lezioni, e il ricorso a Skype o eventuale piattaforma dove seguire le lezioni online. Ciò comporta una destrutturazione solo spaziale del servizio di formazione universitaria, in quanto si basa su collegamenti in tempo reale.

Prima ancora di procedere a una ricognizione sistematica e scientifica dei suoi mille aspetti, se ne può prendere in considerazione, alla luce del buon senso comune, qualche significativa sfaccettatura: i posti presso la casa dello studente non sono sufficienti per tutti e molti universitari sono costretti a trovare alloggio presso pensioni private (dove l’affitto mensile si aggira tra 150-250 euro); non tutti gli studenti si adattano alla vita cittadina, diversa da quella del paese di origine; talvolta vincoli affettivi contratti presso il paese di origine comportano per i giovani universitari la scelta del pendolarismo, che determina perdite di tempo e di energie ed il sacrificio di varie lezioni che è anche l'opzione di quanti vivono a una distanza non eccessiva dall'Università più vicina (molti studenti siracusani optano per questa scelta).

L'elenco potrebbe continuare, ma, come si vede, non sono solo gli studenti-lavoratori i possibili destinatari di iniziative di teleuniversità. Perché non prendere in considerazione le lezioni di discipline che non richiedano l'obbligo della frequenza e l'uso di laboratory, potrebbero essere registrate proprio in situazione, cioè mentre si svolgono in presenza di gruppi di studenti; tali lezioni videoregistrate potrebbero essere "ottimizzate" attraverso un lavoro di postproduzione e successivamente caricate sulla piattaforma designate ad hoc. Gli studenti potrebbero seguire tali lezioni nelle ore di loro gradimento; subito dopo la trasmissione di ciascuna lezione potrebbe essere istituita un'area di conversazione telematica, per consentire a tutti di intervenire, scambiare osservazioni e chiedere qualcosa a docento e assistenti. Ciò eviterebbe l'inconveniente di una comunicazione monodirezionale, che ridurrebbe gli studenti a semplici ascoltatori;

Certo, è un’idea un po’ grezza, ma con ampi margini di miglioramento. Sembra doveroso ricordare, però, che la proposta non si potrebbe attuare nelle facoltà ove sono previste ore di laboratorio, dove la presenza fisica è obbligatoria. Ma intanto, è giusto proporla visto che noi ragazzi dobbiamo avere sempre lo spirito d’iniziativa e non accontentarci mai, ma guardare sempre al futuro e alle nuove tecnologie.