Le imputazioni: atti falsi e tentata truffa aggravata per un suo villaggio turistico, sette ipotesi di reato nell’operazione “Terre emerse”, peculato su un segmento del “Sistema Amara”

 

La Civetta di Minerva, 9 marzo 2019

Avrebbe voluto continuare adinsegnare Diritto Commerciale nella sede distaccata dell'Università di Giurisprudenza di Messina a Priolo. E d'altra parte il notaio di origini peloritane ma "naturalizzato" megarese Giambattista Coltraro ne avrebbe avuto i titoli. Nel suo bel curriculum–si laurea a 22 anni, diventa avvocato a 25 e notaio a 30, ma forse c’è qualche errore nelle date- sono presenti diversi incarichi da docente universitario proprio presso il CUMI (Consorzio Universitario Megara Ibleo) del cui cda ha fatto parte e di cui è presidente Sebastiano Caporale, componente di commissioni d'esami nonché del Comitato Scientifico Master primo Livello “Economia e Gestione dellerisorse ambientali” e “Giurista Esperto nelle dinamiche della responsabilità professionale” (sic!), collaboratore di riviste specializzate e altro.

Titoli e pubblicazioni che probabilmente avrebbero dovuto consentirgli di ottenere la docenza richiesta se non fosse stato per i tanti guai giudiziari in cui è inciampato. Quando infatti i membri della commissione nominata nel novembre 2017 per la verifica della sussistenza dei presupposti di ammissibilità delle domande hanno visionato la sua autocertificazione prima di passare alla valutazione dei curricula dei due soli candidati si son trovati di fronte a un ostacolo: il notaio correttamente aveva dichiarato di avere "procedimenti penali pendenti" ma senza specificarne "il numero e le fattispecie criminose" né "tantomeno" precisando se fossero state irrogate "eventuali misure cautelari e (eventualmente) di quale natura" notano i commissari.

E sebbene non ci siano ancora sentenze di condanna passate in giudicato, non c'è stato niente da fare: il suo profilo è apparso in contrasto con i prerequisiti richiesti e così all'unanimità la domanda non è stata ritenuta ammissibile alla procedura "salvo ogni diversa valutazione dell'amministrazione universitaria".

In effetti i procedimenti che coinvolgono come indagato il notaio, che intanto dal settembre 2018 ha iniziato ad esercitare la sua professione a Buccinasco nel distretto notarile di Milano, non sono pochi. Le indagini aperte sono state come le ciliegie, una ha tirato l'altra.

VILLAGGIO TURISTICO - La vicenda del villaggio turistico di Portopaloda ristrutturare ha due fasi ed è interessante perché mostra come, a volte, può accadere che la magistratura riesca a fare il suo corso anche se inizialmente ostacolata da qualcosa come, per esempio, i tempi di prescrizione.Infatti, nel primo atto di quello che nel 2010 doveva essere un affare e si è trasformato in un disastro per i suoi attori protagonisti, è accaduto che il gup del Tribunale di Siracusa Andrea Migneco (sentenza del 29 marzo 2018)ha dovuto dichiarare estinto proprio per prescrizioneil reato di falso materiale e falsità ideologica per cui nel dicembre del 2017 aveva egli stesso rinviato a giudizio il notaio Coltraro per atti falsi relativi all'acquisizione a Portopalo di un fondo agricolo vicino al mare.

Dalle indagini condotte dal pubblico ministero Antonio Nicastro era emerso che l’ex deputato, per acquisire la proprietà di un terrenoutile ad ampliare l’area dell’adiacente villaggio gestito da una società a lui stesso riconducibile, aveva chiesto a un suo collega di Lentini, Roberto Cannavò, di stipulare l'atto di acquisizione del fondoche diceva essere stato ereditato dal socio. Il notaio Cannavò, accusato di avere redatto e firmato un atto pubblico falso, ha ammesso l’addebito ma ha indicato Coltraro come promotore di tutto e si è giustificato dicendo di aver solo voluto fare "una cortesia" al collega che gli aveva rappresentato la vicenda in modo non rispondente al vero. 

Ma le indagini sono tuttavia andate avanti e hanno svelato un quadro indiziario così grave da indurre nell'ottobre 2018 il gup Carmen Scapellato a nuovamente rinviare a giudizio il notaioe altre quattropersone: il fratello avvocato Sebastiano Coltraro, la madre Giuseppa Tolomeo, il dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Portopalo Mario Poidomani, il direttore dei lavori Corrado Controsceri.

Tutti dovranno rispondere, a vario titolo, di falsità materiale ed ideologica, abuso d’ufficio, soppressione di atti pubblici, uso di atti falsi e tentata truffa aggravata finalizzata all’erogazione dei fondi europei.I carabinieri della compagnia di Noto, che nel giugno 2013 hanno svolto le indagini coordinate dal pubblico ministero Salvatore Grillo, avrebbero infatti accertato che il dirigente comunale Poidomani, il 31 maggio 2011, eliminando e modificando alcune richieste di condono presentate nel tempo, avrebbe rilasciato due concessioni in sanatoria sebbeneil villaggiosi trovi entro i 150 metri dal mare, quindi in area sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta.

Ma ci sarebbe di più. Il notaio Coltraro, amministratore di fatto del villaggio turistico, nella sua qualità di segretario della Commissione delle attività produttive della Regione Sicilia, secondo gli organi inquirenti, avrebbe agevolato l'erogazione di fondi europei. Infatti, il 7 maggio 2015, i funzionari della Crias (è la Cassa Regionale per il credito alle Imprese Artigiane Siciliane a erogare di fatto tali fondi)avevano già deliberato in favore della società agevolazioni per complessivi un milione 324 mila euro che, se non ci fosse stato l'intervento degli investigatori, sarebbero stati erogati a seguito della dichiarazione di inizio lavori che Coltraro avrebbe attestato attraverso false autocertificazioni. Al momento della dichiarazione di fine lavoriera prevista una seconda tranche.

Di nuovo a novembre 2018, in un altro troncone della stessa inchiesta, l'ex parlamentare regionale è stato rinviato a giudizio per falso in atto pubblico insieme con il fratello avvocato Sebastiano e l'imprenditore Sebastiano Caporale, soci nel villaggio.

TERRE EMERSE - Dell'operazione denominata "Terre emerse" ci siamo occupati da subito, dalla prima segnalazione dei colleghi dell’Indiscreto da cui Le Iene hanno poi realizzato un servizio televisivo disponibile sul web.

Il notaio Coltraroavrebbe rogato atti pubblici falsi per favorirel'acquisizione di oltre duemila ettari di terreni tra Augusta, Melilli e Carlentini, all'insaputa dei legittimi proprietari (157), del valore di circa tre milioni di euro,ma “venduti” da un sedicente proprietario per 70mila euro al lentinese Antonio Carcione, ritenuto uomo del clan mafioso dei Tortoriciani.Lo scopo sarebbe stato quello di ottenere, anche in questo caso, fondi europei a sostegno dell'agricoltura e della zootecnia, a quanto si è scritto, per duecentomila euro.

Secondo quanto appurato dalla Procura di Siracusa, prima venivano individuati con "precisione quasi chirurgica" i terreni "preferendo le terre in proprietà di persone molto anziane o in condizioni di debolezza socio economica, prive delle risorse e delle capacità per resistere alle condotte usurpative" consistenti in incendi, avvelenamento dei frutti, invasione di mandrie e, se necessario, minacce verbali. Dopo aver "convinto" così i proprietari riottosi, ci si appropriava dei fondi con recinzioni di filo spinato, utilizzando i terreni per il pascolo del proprio bestiame o sfruttando in altro modo lo stato di abbandono.

Ma per l'ultimo atto, per il passaggio "dall'appropriazione di fatto a quella giuridica", era indispensabile l'attestazione notarile: da qui il ruolo del notaio Coltraro.

A seguito del rinvio a giudizio (sette le ipotesi di reato) disposto nel marzo 2017 dal gup del tribunale di Siracusa Michele Consiglio (undici gli imputati tra cui un militare della Guardia di Finanza di Messina che ha optato per il rito abbreviato e ispettori dell'Agea di Roma, l'ente erogatore), il notaio aveva presentato un atto difensivo in cui si dichiarava non colpevole in quanto mero estensore di contratti del tutto regolariper i quali avrebbe percepito un normale onorario di circa 1000 euro ad atto, ed escludeva anche un eventuale interesse di tipo elettorale non essendo, ai tempi, impegnato in politica.

Per questa vicenda il notaio era stato interdetto dall'attività professionale:"per tre mesi, e non dieci o sine die come afferma certa stampa" ha precisato.

SISTEMA AMARA - Ma nell'elenco non poteva mancare il Sistema Amara e infatti nell'inchiesta di Messina anche il notaio ha la sua parte, di tutto rispetto si deve dire (la vicenda che lo riguarda nell’ordinanza del 31 gennaio 2018 del gip Maria Vermiglio si snoda per ben 26 pagine).Ad essere coinvolto, colpevole di aver fatto il proprio lavoro, il direttore dell'Agenzia delle Entrate di Siracusa, Antico Gianfranco, che aveva segnalato il mancato pagamento di imposterelative ad atti pubblici rogati dal notaioche - si legge nell'ordinanza - "avevaproceduto al rogito di diversi atti nell'interesse del "gruppo Frontino", ed era assistito dall'avvocato Giuseppe Calafiore in procedimenti penali iscritti a suo carico presso la Procura dellaRepubblica di Siracusa".

Una persecuzione secondoil notaio, "finalizzata a ledere la sua immagine, a causa dellasua recente elezione a deputato presso l'Assemblea Regionale Siciliana, nella lista il"Megafono".

Da qui la decisione di presentare il 17 agosto 2013 una denuncia nei confronti di Antico sebbene sapesse, come documentato nella dettagliata ricostruzione dei fatti della dottoressa Vermiglio, di non avere versato tutte le imposte di registrazione degli atti nel termine di legge avendo egli stesso avanzatouna richiesta di dilazione dei pagamenti delle passività "sicché, nel censurare lacondotta dell'Agenzia delle Entrate con la querela, aveva calunniato il funzionario, pursapendolo innocente".

Inoltre, scrive il gip, "l'istanza di dilazione presentava ulteriori aspetti di anomalia perché con la stessail notaio segnalava la necessità di ricorrere ad un fido per pagare imposte che le partiavrebbero già dovuto anticipare al professionista, sicché le somme necessarie per ilpagamento dell'imposta di registro avrebbero già dovuto essere presenti sul suo conto".

A ricevere, "ad autoassegnarsi durante il turno",la denuncia ovviamente il sostituto Giancarlo Longo che conferiva, a Perricone Francesco "Corrado" "suo uomo di fiducia" e a Sciuto Riccardo, un incarico di consulenza "finalizzato alla formazione di un elaborato ideologicamente falso al fine di confutare gli esiti degli accertamenticui era pervenuta la Guardia di Finanza" e del tutto inutile dal momento che già un mese prima la polizia giudiziaria aveva escluso ognipossibile profilo di censura nella condotta di Antico.

Sorprendente quindi, per il gip Vermiglio, la scelta adottata da Longo, a fronte della denuncia di Coltraro, di avviare un'indagine per simulazione di reato nei confronti di un funzionario dell'Agenzia delle Entrate il quale,“nell'esercizio delle funzioni proprie e nella qualità di pubblico ufficiale tenuto per legge a denunciare ipotesi di reato, avevacompiuto un atto del suo ufficio consistito, per l'appunto, nel comunicare all'autoritàgiudiziaria l'omesso versamento delle imposte di registro in contestazione”; un’indagine avviata dopo solo quattro giorni dalla querela, senza svolgere alcun approfondimento investigativo.

Ricostruito quindi in maniera meticolosa l’iter dei fatti nei suoi diversi e complessi passaggi, il giudice conclude ritenendo “che sussistano a carico del Longo, del Perricone e dello Sciuto gravi indizi di colpevolezza nonsolo per avere concorso, il primo quale privato determinatore, e gli altri due, quali autorimateriali, nella formazione di un atto ideologicamente falso ... mapure del delitto di corruzione in atti giudiziari, avendo ilsostituto comprato con la liquidazione dell'esosa somma di più di ottomila euro, laconsulenza dei due professionisti che, in qualità di ausiliari del giudice e, quindi, di pubblici ufficiali, rendevano un atto contrario al loro ufficio dal momento che, anziché fareconoscere al giudice la verità, redigevano un elaborato falso volutamente finalizzato a favorire l'indagato (Coltraro, ndr)”.

Non è chiaro - continua la Vermiglio - il coinvolgimento de1 Coltraro nella vicenda, “sebbene è certo che il predetto, in quanto utilizzatore finale della consulenza, sia il beneficiario della falsità e della corruzioneinnanzi descritta. A suo carico sussistono, allo stato, gravi indizi di colpevolezza peravere calunniato ildirettore Antico che aveva compiuto un atto dovuto ... sebbene andrebbero nondimeno approfonditi la natura dei rapporti tra il predetto edil consulente Perricone .... così come meriterebbe un ulteriore approfondimento investigativo anche l'accertamento dei rapportitra il predetto, l'avvocato Giuseppe Calafiore e la famiglia Frontino".

Ma ci sono poche incertezze in questo senso (così come hanno in seguito chiarito le stesse ammissioni di Amara e Calafiore) e il gip già allora scriveva: "Ne segue, da una lettura complessiva della fitta rete di relazioni che lega le diverseparti coinvolte nella vicenda per la quale si procede, che tutti gli indagati della corruzione avevano a ben vedere un preciso interesse all'archiviazione del procedimento a carico del Coltraro.

Il Longo aveva particolare interesse alla favorevole definizione delle vicende penali delnotaio, in quanto cliente dell'avvocato Calafiore e soggetto vicino alla famiglia Frontino (ne era notaio), tant'èche riuniva a sé tutti i procedimenti che riguardavano il professionista".

In tal modo raggiungeva l'obiettivo di "controllare l'operato dell'Agenzia delle Entrate e impedire, nel contempo, che i colleghi potessero svolgere indagini parallele ed arrivare adesiti investigativi diametralmente opposti alle conclusioni dei suoi consulenti".

Alla fine il pm formulava per Coltraro una richiesta di archiviazione "sulla scorta delle conclusioni rese daiconsulenti, che contenevano un dato parziale ed incompleto omettendo di indicare che,nella maggior parte dei casi sottoposti al loro esame (quelli individuati dall'Agenzia: 120 dei 215 atti pubblici telematici rogati nell'arco temporale dal 2008 al 2013), il pagamento da eseguirsi a cura del Coltraro non era andato a buon fine perché il conto corrente a lui intestato, ancheconsiderando la scopertura accordata dall'istituto di credito, era incapiente". Ciò nonostante il delitto di peculato per il qualeera stato iscritto il notaio “sia un reato a consumazione istantanea nel senso che si consumanel momento dell'appropriazione del denaro, sicché sarebbe stato del tutto indifferente se ilpredetto avesse versato oltre il termine previsto dalla legge le somme dovute.Giova rilevare, peraltro, che il Coltraro otteneva grazie alla consulenza stessa, nella quale siescludeva l'applicazione di sanzioni accessorie per l'omesso versamento nei termini dell'imposta di registro, una patente di legittimità del suo operato che avrebbe potutospendere anche dinnanzi al Consiglio Notarile".

Longo, inoltre, in un successivo procedimento penale, iscriveva Coltraro per il reato di omesso versamento di Iva, "a seguito di un'integrazione di denuncia dal Coltraro strumentalmente sporta - dopo avere appreso dell'imminente inizio di una verifica fiscale nei suoi confronti da parte dell'Agenzia delle Entrate di Messina per l'anno 2010" con lo scopo di sequestrarepressola Direzione Provinciale dell'Agenzia delle Entrate di Messina tutta la documentazione relativa all'anno 2010 consegnata dal notaio, in tal modo influendo sull'attività eseguita dall'ente accertatore"; si autoassegnava il procedimento mediante la separazione di tale ipotesi di reato e la creazione di autonomo procedimento penale; conferiva un nuovo incarico di consulenza tecnica sempre a Perricone “già da lui nominato in altri procedimenti – Emmea ed AMGroup- nei quali aveva redatto relazioni non ispirate adesigenze di giustizia, ma piuttosto finalizzatead assecondare le suerichieste illecite” e “legato da rapporti di natura economica con le sorelle Frontino e lo stesso Calafiore. Le intercettazioni in atti, peraltro, sebbene successive alla data di consumazione dei fatti, dimostrano l'esistenza di contatti tra il consulente e il Coltraro”; e infine formulava richiesta di archiviazione, sulla scorta delle conclusioni rese dal consulente che aveva (naturalmente) escluso qualunque forma di responsabilità penale prima che fossero conclusi gli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate".

Per ribadire che tutto sia stato operato nell’esclusiva logica di favorire Coltraro, la Vermiglio osserva che sarebbe altrimenti inspiegabile che Longo “afronte di una relazione talmente generica da ridursi ad un accertamento inesistente, ad unascatola vuota che nulla diceva circa l'effettivo volume d'affari del notaio e sullemovimentazioni finanziarie ed economiche, abbia preferito aderire senza rilievi alle conclusioni dell'ausiliario (Perricone), senza chiedere ulteriori approfondimenti investigativi agli organidi polizia appositamente demandati a tali verifiche, trascurando le indicazioni provenientidall'organo accertatore, qual era per l'appunto l'Agenzia delle Entrate, e di fatto sostanzialmente ostacolando le indagini della stessa.Non sfugge, peraltro, che il consulente- suo uomo di fiducia, occorre ribadirlo- sia stato appositamente pagato con l'esorbitante compenso di euro 7.612,80 per rendere il tipo diprestazione innanzi descritta …” - “il prezzo della corruzione” quindi. “A ciò deve aggiungersi che, nella vicenda in esame, si è acquisita altresì la provadell'effettivo vantaggio conseguito dall’indagato dall'atto contrario all'ufficio compiuto dal Perricone posto che il notaio utilizzava la relazione del commercialista sia nel corsodell'accertamento a suo carico dinanzi all'Agenzia sia in sede di impugnazione dinanzi allaCommissione Tributaria Provinciale. Su questa vicenda, peraltro, il Longo, consapevole evidentemente delle vistose irregolarità compiute nella gestione del fascicolo, esprimeva preoccupazione al Musco nellaconversazione captata nel suo ufficio l’1.2.17. Nel suddetto dialogo, seppure dalle poche battute si desume, infatti, che il sostituto chiedevaconsiglio al collega su un'indagine che riguardava atti di un notaio, alludendoverosimilmente alle vicende del Coltraro”.

Il processo attualmente in corso vede Giambattista Coltraro indagato per peculato mentre Perricone ha già patteggiato una pena di due anni di reclusione con il beneficio della condizionale e una multa di 13mila euro. Insieme a Coltraro risultano indagati per altri reati il giudice del Cga Giuseppe Mineo, l’ex senatore Denis Verdini e i consulenti Salvatore Maria Pace e Vincenzo Naso. I primi testimoni sono già stati ascoltati; nella prossima udienza del 19 marzo è prevista l’audizione dei magistrati Marco Bisogni e Caterina Aloisi e dell’avvocato Piero Amara, la chiave di volta del sistema.