Armati di telecomando, i volontari attivano interventi immediati. I residenti: “Anche chi abita in centro ha il diritto di dormire”. E intanto nella capitale francese, dopo le inondazioni, continuano gli scioperi

 

La Civetta di Minerva, 10 giugno 2016

Parigi, colpita dalle sette piaghe, come l’Egitto del libro dell’Esodo. “Mancano solo le cavallette” ironizzava un giornalista dell’Independent, ma c’è ben poco da ridere, in questi giorni, nella Ville Lumière: l’acqua zampilla dai muri delle metro, la punta dell’Île de la Cité è stata completamente sommersa dalle torbide acque della Senna, i lavoratori proseguono il loro giusto sciopero (Hollande ci ha provato a richiamarli all’ordine, facendo appello alla solidarietà nazionale, ma nulla da fare: i francesi, alle loro 35 ore di lavoro e alle loro tutele sociali, ci tengono sul serio). E sotto un cielo plumbeo e una pioggia costante, che fanno persino dubitare di essere in giugno (in pochi giorni, le nuvole hanno riversato l’equivalente di un mese d’acqua), plana la minaccia di un altro attentato, in occasione degli Europei di calcio e del mese di Ramadan musulmano.

Eppure, caratteristica dei parigini è quella di affrontare ogni avversità con classe e un sopracciglio appena inarcato. Il sole ancora non splende, è vero, ma le belle giornate arriveranno – si dicono – e, con esse, pure il tepore delle sere d’estate, illuminate dai lunghi tramonti del nord Europa. E questo – lo sanno – significa che orde di giovani e meno giovani si riverseranno lungo i bordi della Senna e nelle piazze del centro a boire un verre e a rifocillarsi durante un apéro/pic-nic, sosteranno sui marciapiedi a sorseggiare una birra e fumare una sigaretta, improvviseranno delle discoteche all’aria aperta. E faranno rumore.

Ed è il rumore il primo nemico dell’organizzazione non a scopo di lucro, Bruitparif (letteralmente: bruit significa “rumore”; parif sta per Paris e Île de France, ovvero la regione), il cui scopo principale è quello di «rispondere alla legittima aspirazione dei franciliani (abitanti dell’Île de France, ndr) di disporre di attendibili informazioni sui livelli sonori ai quali sono esposti».

E Bruitparif ha, da poco, messo a punto un oggetto qualificato come unico al mondo che è in grado di captare e, soprattutto, distinguere con precisione il tipo e l’origine del rumore. Diversamente dalle normali antenne acustiche, la Medusa (il nome lo si deve alla sua forma, che ricorda proprio quella dell’essere marino) può isolare e discernere un chiacchiericcio tra amici dal rombo di una moto o, ancora, da una canzone che emana dalle casse di uno stereo. In modo che il colpevole della nuisance sonore venga con esattezza identificato.

Ma il progetto di Bruitparif è ancora più ambizioso: a partire da quest’estate (o, comunque, da quando tornerà il sole e, nei parigini, la voglia di uscire), verrà istituita una vera e propria “milizia del suono”; composta da tutti quei volenterosi cittadini che, trovandosi ad abitare lungo le romantiche rive della Senna o nei pittoreschi quartieri del centro storico, disporranno di un telecomando da pigiare quando i suoni della strada, che giungono alle loro finestre, superino i limiti della tollerabilità. Una nota troppo alta: telecomando. Una risata troppo stridula: telecomando. Il ticchettio dei tacchi sul trottoir: telecomando. E i gestori dei bar/pub/ristoranti che riceveranno troppi reclami, o che attireranno ripetutamente i tentacoli della Medusa, saranno sanzionati.

Parigi deve diventare una città silenziosa a causa di chi ha le orecchie sensibili?, si lamentano i proprietari dei locali, ai quali le valutazioni sull’inquinamento acustico costeranno circa un migliaio di euro.

Ma i militanti della nuit couchée (che, per inciso, non è un’alternativa al movimento Nuit Débout) non cedono e stilano un “manifesto europeo per una regolamentazione della vita notturna” per contrastare le lobby dei mercanti d’alcol e i promotori della festa ad ogni costo; per bloccare, anche, quella sorta di competizione tra le capitali europee, che vogliono essere assurte a regine della vita notturna. “A Parigi”, dicono gli esponenti del movimento, “anche chi abita in centro ha il diritto di dormire”.

E, dunque, che la vostra sia una notte in piedi per protesta, sdraiati per stanchezza o rumorosa per distrazione, bonne nuit