• Coronavirus. Sopravviveranno l'UE e il sistema economico e monetario?

     

    Intervistiamo il nostro collaboratore professore Concetto Rossitto, componente di Siracusa Resiliente, associazione da tempo impegnata su problematiche economico-finanziarie.

    Si sente ripetere che nulla sarà più come prima e che sta per iniziare una nuova era d.c. (dopo il coronavirus)? C'è da crederci?

    No. Non riesco a crederci ma lo spero vivamente. Mi auguro che questa drammatica esperienza non sia messa nel dimenticatoio e serva a promuovere processi di trasformazione necessari, che sino a ieri venivano totalmente ignorati. Alcuni, anzi, non sono ancora emersi nelle coscienze neanche oggi.

    Puoi elencare alcuni di questi processi di trasformazione necessari?

    Superamento della perversa logica dell'austerità, che ha imposto tagli alla sanità, alla scuola, alla giustizia, alla sicurezza, alla ricerca… Strettamente collegata a questa trasformazione è anche la necessità di reperire risorse adeguate. E questo reperimento, per essere efficace, comporta la necessità di riforme istituzionali che moltissimi, prigionieri nella gabbia del presente, non riescono ad immaginare o non osano ipotizzare…

    Alt. Una cosa per volta. Risorse a sufficienza per superare la logica dell'austerità. Come reperirle? Non si trovano sulle spiagge come le conchiglie! E noi dobbiamo fare i conti con un debito enorme.

    Forse molte risorse ci sono già, ma si trovano nei posti sbagliati. E non sono disponibili lì dove servono. E inoltre se ne possono creare di altre; e di fatto se ne creano tante, a costo zero; ma il sistema di emissione attuale non le rende disponibili.

    Puoi chiarire?

    Certo. Un rapido cenno a quelle già esistenti. In Italia c'è una ricchezza privata che, da stime diverse, andrebbe da 4.290 a 9.743 miliardi. Dunque ci sono somme ingenti, molte delle quali scioccamente investite in speculazioni finanziarie: si tratta di risorse affidate al mercato speculativo e sottratte all'economia reale. Esse producono solo ricchezza privata ma spesso solo nominale. E aleatoria. Si tratta di risorse convertite in fiches puntate sulla roulette del turbocapitalismo. In caso di catastrofe il loro valore può anche azzerarsi. Volatilizzarsi! Se dovesse esserci un crollo come quello del '29 (con una conseguente corsa agli sportelli per ottenere la restituzione dei capitali investiti), non ci sarebbe la possibilità di monetizzare quei valori, cioè di averne la restituzione in moneta contante. Bisognerebbe forse incoraggiare un rientro graduale di tali risorse verso l'economia reale. Senza scatenare il panico.

    E come?

    Visto che non c'è stato il coraggio o il buon senso di ripristinare la separazione introdotta nel '33 fra banche di affari/investimenti e banche di credito/risparmio, forse gli stati (a partire dal nostro) potrebbero prospettare agli istituti bancari una disponibilità a prestar loro eventuale aiuto (anche in deroga a divieti comunitari che valgono solo finché non vengono ignorati, come è accaduto e sta accadendo) solo a condizione che si limitino ad erogare prestiti a clienti e ad imprenditori locali nonché a detenere e collocare titoli di debito pubblico. Questo aiuterebbe ad internalizzare (ad attirare in mani di italiani) quel terzo di debito pubblico oggi detenuto da investitori stranieri. E a metterci al riparo da manovre speculative a suon di spread.

    Basterebbe questa suasoria…?

    Da sola probabilmente no. Ma si potrebbe anche rinazionalizzare interamente CDP (e, di riflesso, Poste Italiane, S.p.A. controllata, pro quota, anche dal MEF e ad altri soci minori), oggi parzialmente privatizzata, per restituirla al suo ruolo originario (di prestatore di finanziamenti agevolati ad Enti Locali) e per farne la cassaforte principale di titoli del debito italiano già emessi. Si otterrebbero due obiettivi: internalizzazione del debito e canalizzazione dei risparmi degli italiani verso il finanziamento di Comuni e di imprese locali, ovvero verso l'economia reale, che dà lavoro in Italia. E si potrebbe procedere nazionalizzando anche bankitalia; il che non servirebbe solo ad avviare controlli più efficaci… Ma su questo dirò poi.

    Queste strategie servirebbero a rendere disponibili risorse già esistenti. E quelle da creare?

    Si creano! Chiamasi emissione monetaria. Dobbiamo dire grazie al sig. Draghi per aver creato moneta in gran quantità col suo Q.E. e per aver messo al sicuro parte del debito pubblico, comprandolo con tale moneta e sottraendolo alla speculazione finanziaria dei mercati, ma…

    Ma?

    Ma gran parte di quella moneta creata col Q.E. non è finita nel circuito dell'economia reale. È rimasta nelle banche, che spesso preferiscono partecipare all'orgia della finanza speculativa, poiché sono anche banche di affari o perché hanno relazioni di cointeresse, a vario titolo, con fondi di investimento. Bisognerebbe ovviare. Nel modo detto prima per le banche che vogliano tornare ad operare localmente, al servizio del risparmio e dell'economia territoriale, come fa Banca Etica; e… anche tramite una riforma istituzionale della BCE e una modifica radicale del sistema di emissione.

    Cioè?

    Basterebbe che ogni stato dell'eurozona nazionalizzasse la "propria" banca centrale nazionale, che attualmente non è propriamente nazionale ma privata, in quanto posseduta da banche private (che dovrebbero essere da essa controllate, mentre non lo sono efficacemente per un evidente conflitto di interessi). Ne deriverebbe che anche la BCE (posseduta, in quote, dalle banche centrali nazionali) risulterebbe pubblica e diventerebbe di proprietà (pro quota) degli stati dell'eurozona. Manterrebbe la sua autonomia (senza dover sottostare ad ordini delle maggioranze politiche di turno) ma non l'attuale sovranità rispetto agli stati; avrebbe come regole non solo quella di emettere moneta in quantità tale da mantenere l'inflazione prossima al 2% ma anche l'altra di contribuire, con scelte monetarie, all'obiettivo della massima occupazione. Questa seconda finalità è oggi valida solo per la FED ma non per l'attuale BCE. Conseguenza ancor più rilevante: l'immissione della moneta in circolazione avverrebbe secondo un percorso nuovo e non contribuirebbe più ad indebitare gli stati.

    Come? Vuoi spiegare, per favore?

    A normativa vigente, la moneta di nuova creazione viene prestata alle banche e solo alle banche. Sino a qualche anno fa a tasso irrisorio. Oggi a tasso zero. E in qualche caso persino a tasso negativo. Ma le banche la prestano poi a privati e persino agli stati a tasso di mercato. Aggiungendo anche (nei confronti dei paesi che hanno la "colpa" di essere più indebitati) il sovrattasso dello spread. Lucrano parassitariamente! È vietato, a normativa vigente, il prestito diretto (a tasso zero) da BCE a stati. E tutto ciò mentre la moneta emessa trae il suo valore esclusivamente dalla legge degli stati. L'euro (come in passato anche la lira) è una moneta a corso legale o forzoso. Che gli stati debbano prendere in prestito, ad interesse di mercato, quella moneta a cui danno valore con le loro leggi e che invece dovrebbero farsi consegnare (o farsi "prestare" a tasso zero) dall'istituto di emissione… è una scelta insensata, irragionevole, autolesionistica ed intollerabile.

    Non basterebbe tornare ad una situazione come quella anteriore al famoso "divorzio" del 1981 tra banca di emissione e Tesoro?

    Sarebbe meglio di adesso. Ma sarebbe ancor meglio avere un Istituto Centrale di Emissione autonomo ma posseduto dagli Stati dell'eurozona.

    Ma allora dai ragione ai signoraggisti sovranisti…

    No. I sovranisti di oggi (alla Salvini) chiedono l'uscita dall'euro e il ritorno a monete nazionali. Oggi tornare alla lira significherebbe avere una moneta meno forte e pur sempre emessa in modo tale da indebitare lo stato italiano. Cambiare lo statuto della BCE (rendendola Istituto Centrale di Emissione pubblico, realmente pubblico e interstatale o comunitario) non significa affatto seguire la logica sovranista o nazionalista. Io non stimo i sovranisti di oggi. E su vari temi non do affatto ragione neanche ai signoraggisti storici.

    Su quali temi, ad esempio, ne prendi le distanze?

    Essi si ingannavano quando favoleggiavano di introiti ingenti, lucrati direttamente dall'istituto di emissione (la famosa differenza tra costo della banconota e suo valore legale). La BCE non introita somme ingenti da signoraggio; bilancia titoli debitori (le monete emesse) con titoli creditori (le carte con cui le banche si "indebitano" fittiziamente per la moneta ottenuta "in prestito"… per sempre e a tasso zero. Questa procedura ingrassa il sistema bancario, non il suo vertice, che è l'istituto di emissione. Ma gli interessi di mercato che lo stato e i cittadini devono pagare sono reali. Lo stato contrae debito reale, da restituire con gli interessi. L'Italia ha già pagato di soli interessi, nel corso degli anni, una somma superiore all'ammontare attuale del debito pubblico. Attualmente paghiamo circa 70 miliardi l'anno di soli interessi sul debito pubblico. E sono proprio questi interessi che fanno crescere il debito, anche se riusciamo ad avere un avanzo primario, come è stato per circa cinque lustri.

    Altra bufala dei signoraggisti era l'affermazione che lo stato potesse stampare moneta a iosa senza determinare inflazione. Io non l'ho mai pensato. Per questo sostengo che l'Istituto Centrale di Emissione (che dovrebbe prendere il posto dell'attuale BCE) dovrebbe godere di una assoluta autonomia nel decidere l'entità della massa monetaria da emettere, nel rispetto delle funzioni ad esso attribuite. E dell'interesse pubblico!

    I signoraggisti, inoltre, solitamente gridavano al complotto. Io, al contrario, penso che non si debba parlare di complotto, visto che il sistema di monetazione vigente è consacrato da leggi e norme statutarie che non sono state prodotte nell'ombra ma che sono sotto gli occhi di tutti. Basterebbero alcune riforme significative… Riforme, non colpi di mano. Non avventure sconsiderate… In sintesi, per chiudere questo argomento, non do ragione ai signoraggisti esagitati. Men che meno allo sfascista Salvini. Riconosco però a persone come Auriti e Tarquini il merito di aver segnalato all'attenzione pubblica (purtroppo, inutilmente) una irrazionalità incontestabile. Che è ancora in attesa di correzione.

    Ma cambiare il sistema di emissione sarebbe quasi una rivoluzione copernicana. Non credi?

    Sì. Sarebbe un cambiamento di paradigma. Faccio però notare che la legislazione vigente è stata prodotta dagli uomini ed è, dunque, riformabile. Non si tratta di leggi di natura come quella della gravitazione universale. La politica dovrebbe avere più consapevolezza e più coraggio. Oggi la diffusione del coronavirus impone la necessità di scelte coraggiose per rendere utilizzabili nel miglior modo le risorse esistenti e per reperirne di nuove senza indebitare ulteriormente gli stati. E senza capitolare di fronte alle condizioni proibitive che verrebbero imposte in caso di incauto ricorso al MES. Condizioni che non possono e non devono essere accettate.

    Però anche il ricorso al MES, a condizioni meno stringenti, potrebbe fornire risorse utili. Non credi?

    Se prevalesse una logica di solidarietà, le risorse accantonate per il MES potrebbero essere oggi offerte incondizionatamente agli stati che ne hanno più bisogno. Ma poiché non c'è alcuna solidarietà, di fatto, fra gli stati europei, l'alternativa che potrà risultare più condivisa sarà quella di restituire a ciascuno stato la quota da esso versata al MES. E farla finita con l'ipocrisia di quel Meccanismo. Faccio notare che anche la restituzione delle quote del MES non sarà sufficiente a consentire agli stati di fronteggiare la crisi economica ingravescente a causa della diffusione del contagio e del blocco di molte attività umane. Pertanto, bisognerà puntare sul reperimento di altre risorse, evitando un ulteriore indebitamento. Dunque, non è più il caso di continuare a negare l'esistenza di un problema legato ad una monetazione o ad una emissione irrazionale. Questo negazionismo è autolesionistico.

    Indubbiamente il contagio in corso sta avendo riflessi notevoli sulle scelte economiche. Per esempio, si mira a chiudere un occhio sui limiti dell'indebitamento statale. Non credi che basti questo? È proprio necessario cancellare la regola del 3% e poi anche puntare su un nuovo sistema di emissione?

    Sì, è necessario. Nell'anno zero del coronavirus cade il tabù del pareggio di bilancio. E noi lo abbiamo inserito come obbligo in Costituzione! Altri stati non hanno commesso quell'errore.

    Chi ci rimprovererà per il mancato pareggio di bilancio, se i nostri partner saranno i primi ad ignorare quell'obbligo? Potremo disattenderlo anche noi. È proprio necessario cancellarlo dalla Costituzione?

    Sì. E non da oggi ma da… ieri. Intendiamoci: non è che io voglia affermare che dobbiamo puntare ad accrescere ulteriormente e senza limiti il nostro ingente debito pubblico. All'infinito! Dico solo che non dobbiamo legarci le mani o precluderci la possibilità di manovre espansive all'occorrenza. Dobbiamo poter fare ulteriore debito, oggi, se sarà necessario. Legittimamente. Senza trasgredire alcuna norma. E non per gentile concessione di qualcuno che debba chiudere un occhio. Ma dobbiamo anche cercare di rendere innocuo il nostro debito, internalizzandolo, ossia sottraendolo agli speculatori che possono puntare su manovre offensive a suon di spread per spennarci ulteriormente e per condizionare le nostre scelte di bilancio. Inoltre sostengo che una politica espansiva non debba essere concepita solo entro un quadro normativo che preveda il reperimento di risorse solo a debito. Pertanto dovremo riformare anche l'attuale sistema irrazionale di emissione, che è la prima concausa dell'indebitamento. Successivamente si potrà attuare un'altra strategia per la riduzione del debito pregresso. Essa è accennata tra le Otto Proposte di Siracusa Resiliente.

    Quante aspettative! Dunque pensi che non si stia facendo tutto il necessario? Sbaglio?

    Non mi pare proprio, anche se Conte mi sembra procedere, un passo dopo l'altro, nella direzione giusta. Oggi dirà no a varie proposte europee inaccettabili. E porrà i suoi omologhi di fronte a scelte ineludibili. Spetterà a loro mostrare buon senso o intestardirsi mettendo a repentaglio l'euro e l'Unione.

    Hai accennato ad un rischio di crollo della moneta unica e di collasso dell'Unione. C'è da temerlo?

    Spero vivamente che non accada, ma gli euroburosauri che contano troppo in Germania e in altri paesi nordici della ex (o nuova?) lega anseatica stanno facendo di tutto per affossare le sorti dell'Unione.

    Si vuole a tutti i costi perpetuare l'esistente o, al massimo, discutere di strumenti convenzionali (qualcuno inadeguato, come il MES; altri, come gli eurobond o i coronabond, non condivisi da Olanda e paesi del Nord). I coronabond (titoli di debito europei che sarebbero emessi solo eccezionalmente, nell'emergenza attuale) e gli eurobond (che potrebbero essere emessi anche in tempi meno critici) ci consentirebbero di ottenere in prestito moneta più a buon mercato o a tasso medio non gravato da alcuno spread, ma sono invisi ai paesi più ricchi del profondo Nord, che ottengono in prestito moneta a tasso inferiore a quello medio. Non sono da scartare a priori, poiché ne ricaveremmo un vantaggio, ma non costituiscono la soluzione ottimale, poiché fornirebbero agli stati pur sempre moneta a debito. Il guaio è che manca una logica solidaristica e pertanto si arriverà, al massimo, a poter emettere una quantità insufficiente o meramente simbolica di coronabond.

    Il proseguimento del Q.E. (già annunciato) serve solo parzialmente in quanto perpetua la procedura di emissione esistente; non finanzia direttamente gli stati e, inoltre, non riesce a raggiungere l'obiettivo di far entrare automaticamente la moneta di nuova creazione nel circuito dell'economia reale. Questa situazione rischia di far sì che dalle incomprensioni e dalla mancanza di solidarietà si passi ad una sorta di guerra di secessione europea. Quella americana scaturì da cause economiche e politiche, pur risultando ammantata da motivazioni ideali come la lotta alla schiavitù; la secessione europea nascerà forse solo dalla stitichezza e dalla insensibilità dei burocrati del sistema bancario e dalla insipienza dei politici del profondo Nord. E dalla insofferenza degli altri stati rispetto a tale stitichezza ed ottusità. Sarà comunque un conflitto politico, diplomatico ed economico. Non una guerra guerreggiata con le armi. Sia ben chiaro: non la auspico; ma temo che possa essere una conseguenza inevitabile. Eventualmente, devono assumersene ogni responsabilità gli ottusi negatori degli ideali proclamati nel Manifesto di Ventotene (1941-1944) da Colorni, Rossi e Spinelli.

    Ma tu ci credi davvero? Pensi che si possa arrivare ad una secessione?

    Ripeto: temo che possa risultare inevitabile. Tuttavia non si tratterebbe di una guerra guerreggiata con le armi. Conte ha già detto che, se l'Europa non si muove adeguatamente, potremo fare da soli. Che significa? Orban si è già mosso da solo, chiedendo ed ottenendo i pieni poteri. La decisione di sospendere Schengen (da 12 marzo e per 30 giorni) è avvenuta a ratifica di una situazione già unilateralmente assunta da vari stati, tra cui la confinante Austria. Sebastian Kurz chiuse i valichi parlando falsamente di un provvedimento concordato, mentre era stato solo comunicato. In Europa si è applicata una toppa per nascondere uno strappo. Di fatto il trattato è stato praticamente ignorato. Una politica economica comune non si vede ancora a distanza di vent'anni dall'introduzione della moneta unica. Una politica fiscale neppure. Ora non si riescono a trovare misure di emergenza comuni contro il coronavirus, né per contenere il contagio, né per prevenire e combattere le catastrofiche conseguenze economiche e sociali. Persino i presidi sanitari sono stati negati a chi ne ha avuto bisogno per primo. È bene ricordarlo. Allora ciascun paese dovrà rimboccarsi le maniche ed agire da solo. Ma senza poter contare su una necessaria e sufficiente erogazione di risorse da parte del rubinetto monetario.

    In definitiva, bisognerà affrontare la questione della vera natura di questa Unione. A partire da quella democratica, che presenta un paradosso: non sono ammessi a far parte di questa Unione paesi non democratici. Pertanto non sarebbe ammesso un paese che avesse un parlamento deprivato di una sua precipua funzione (l'iniziativa delle leggi) e, per giunta, anche un esecutivo doppio e, di conseguenza, disfunzionale. Esiste al mondo un solo paese democratico che abbia un Parlamento privo dell'iniziativa delle leggi? O che abbia due diversi governi o due poteri esecutivi? Dunque un paese che avesse una struttura simile a quella dell'Unione… non sarebbe ammesso a farne parte. Occorre risolvere il problema posto da questo paradosso.

    Quelle a cui ho accennato mi sembrano ideuzze ragionevoli ma sono difficilmente digeribili per l'establishment attuale. La guerra contro il comune nemico invisibile sta distruggendo l'illusione di Unione su cui ci siamo per troppo tempo cullati ed arenati. Dalle storture prodotte dall'insipienza umana e dalle macerie economiche e sociali provocate dal coronavirus si dovrà procedere, con riforme, verso una ricostruzione dell'Unione. L'alternativa sarebbe accantonarla. E sarebbe un grave errore. Che noi abbiamo il dovere di evitare. Ma non possiamo evitare che lo commettano altri. Perciò dobbiamo tener duro e cercare di trascinarli dalla parte della ragione. Pertanto, non ce ne potremo stare inerti ma dovremo sforzarci di avanzare proposte sensate, di formulare idee ragionevoli, di suggerire strategie pacifiche… nella ricerca di soluzioni progressive e autenticamente riformatrici.

    Grazie!

    Mi ringrazierai veramente solo se mi aiuterai a diffondere queste riflessioni.

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  Tappati in casa, quasi increduli per come ci si ritrovi in guerra in un silenzio senza bombe, ci si aspetterebbe una velocissima strategia di difesa verso l’onda malefica che ci avvolge muta, uccidendo. Pare, invece, che il nostro dovere sia solo di restare serrati dentro, chissà ancora per quanto. Stiamo tentando di comprendere come in Lombardia si muoia come le mosche, tre volte di più di quanto sia avvenuto in Cina, e come si possano sacrificare a un virus di pipistrello incoronato oltre undicimila fra medici e operatori sanitari - questo finora il numero dei contagiati -: troppi di più rispetto a qualsiasi nazione interessata. Con tanti saluti al nostro stralodato Servizio Sanitario Nazionale che ci sembrava migliore di quello cinese e di tanti altri. E a Siracusa come vanno le cose? Si approfitta dell’apparente bonaccia per prepararsi ad assorbire lo tsunami dei ricoveri? Si sono creati gli ospedali da campo? Si sono procurati i disposit
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Ho io la soluzione per il covid-19 e non è il vaccino!

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GOL E ABBRACCI

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DUCCIO DI STEFANO
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  «La chiusura totale non può cessare prima del 13 aprile» ha detto il premier Giuseppe Conte tre giorni fa. «La chiusura totale non può cessare prima del 16 maggio» ribatte il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, venerdì sera, salvo poi velocemente correggersi. «Sulla chiusura decidono i politici» tira corto il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli. «Quel che conta è la salute, il calcio ripartirà se e quando il Paese ripartirà» chiosano infine tecnici, giocatori e dirigenti delle nostre maggiori squadre di calcio, notoriamente invisi all’opinione pubblica perché tacciati di solito di superficialità e legati ad interessi personali. Stavolta almeno, a dispetto del Paese dei colletti bianchi, dimostrano di conservare ancora un po’ di sano buonsenso. Il resto del Paese è diviso su quando ripartire. A dispetto di ogni appe
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Le sardine e la politica. A Siracusa non si legano, ma neanche si piddinano

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FRANCESCO ITALIA: AMMINISTRARE SENZA CONSIGLIO COMUNALE È UNA GRAVE PERDITA IN TERMINI DI CONFRONTO

Ezechia Reale ha inquinato i pozzi della dialettica democratica provando a delegittimare la nostra amministrazione

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Il presidente della Pro Loco Siracusa: “È un incubatore di progetti, ora abbiamo bisogno di strutturarci e crescere”

Incontriamo Luigi Puzzo, presidente della Pro Loco provinciale, perché vogliamo capire bene questa associazione. È da un po’ di tempo che osserviamo il suo locale di piazza santa Lucia sempre aperto e frequentato da giovani. Cosa rara in città.

Innanzitutto cos’è una pro loco?

Le pro loco sono associazioni di promozione sociale a livello nazionale, possiamo dire che il mondo pro loco è cambiato da quando si è creata l’unione nazionale, questo ha dato una forte spinta specialmente nei piccoli centri dove le pro loco nascono e lì le persone sviluppano valori materiali e immateriali nella conoscenza del territorio per cui da queste cose si diventa punti di riferimento da portare alla più vasta comunità, è così che si crea un legame più stretto fra la realtà sociale e gli enti locali. Il Comune ha la necessità di risorse umane a cui trasferire progetti, programmi all’esterno e interno.

L’associazione la possiamo definire un incubatore di valori, progetti per lo sviluppo del territorio?

Esatto, in questo modo in un territorio si può passare da una sagra locale effettuata per far conoscere prodotti alimentari locali a diventare fiera campionaria anche di un territorio più ampio dove si sviluppa il commercio, l’artigianato, ecc. locale costruendo nuove imprese e attivando nuova occupazione.

Divenendo anche espositori di qualità della specifica comunità?

Già, è proprio questo quello che avviene nel Trentino, lì le pro loco sono molto sviluppate.

Come siete organizzati?

La struttura è divisa in nazionale, regionale e provinciale onnipresente in tutti i comuni. Abbiamo ben 6.200 sedi, con mezzo milione di soci che operano anche in sperduti paesini. C’è una normativa regionale siciliana che stabilisce in un albo quali sono le pro loco.

E a Siracusa come è combinata la situazione?

Per la Sicilia abbiamo avuto una particolare situazione: come dicevo, è stata scritta un’apposita legge regionale sulle pro loco solo nel 2015, autore l’onorevole Fabio Granata.

Perché solo pochi anni fa?

Prima delle pro loco esistevano l’Apt (azienda provinciale turismo) e l’Enit (ente nazionale turismo) enti dedicati al turismo che non dialogavano fra loro e non erano molto attivi; quando sono scomparsi rimaneva un vuoto da colmare, almeno per le iniziative poichè le pro loco non sono nate per il turismo. Perciò è stata varata questa legge, che contiene un grave errore. Essa dichiara che le pro loco possono in ogni provincia essere create in una percentuale dei residenti, così a Siracusa esisterebbero più pro loco fino a un massimo di tre. Ciò innescava un conflitto con lo statuto nazionale delle pro loco che ne riconosce una sola a livello provinciale a cui fare riferimento.

Quindi?

La risposta era: chi si affiliava prima veniva riconosciuta dal nazionale. Così noi il 25 febbraio del 2016 abbiamo costituito questa, io ne sono il fondatore e presidente e da allora si sono aperte le mie disgrazie al di là del grande e soddisfacente impegno.

Perché disgrazia?

Ci vogliono sempre soldi, anche se stiamo ottenendo con i tanti rapporti che instauriamo poco alla volta dei rientri. Difatti, abbiamo il riconoscimento di avere ragazzi per il servizio civile pagati dallo Stato che in questo caso si stanno dando molto da fare, abbiamo stipulato protocolli d’intesa con il Comune e con altri enti. Il Comune ci ha affidato una sede a Ortigia, il problema adesso è quello di crescere al nostro interno. Poiché abbiamo ottenuto il riconoscimento dalla legge 383 come associazione di promozione sociale, questo comporterà, qui a Siracusa, l’ammissione al Terzo Settore con l’assegnazione, alla comparsa di bandi comunali, d’immobili, suolo pubblico o altro alla pro loco. Insomma, “siamo una Ferrari” sotto questo aspetto. Inoltre anche per i lavori richiesti dal Comune possiamo presentarci primi: un esempio è la cartellonistica. Alla fine possiamo definirci un piccolo Comune. Ora abbiamo bisogno di crescere per avere una struttura adeguata.

Come siete organizzati?

C’è un presidente e un vice, un segretario e il consiglio direttivo. Abbiamo un sito dove c’è tanto. Facciamo tesseramento chiedendo una piccola quota annuale (20€), dimezzata se l’iscritto vuole dare una mano. Abbiamo, attualmente, 50 soci sostenitori. È chiaro che chiunque può portare il suo contributo, anche se non è socio, qui la porta è sempre aperta.

I vostri progetti per quest’anno?

Siamo già partiti con la biblioteca che sta avendo successo, vogliamo aprire una forma di baratto con un regolamento che stiamo preparando, stiamo costituendo un programma giovani con i nostri sei che lavorano da servizio sociale. Loro qui si sono altamente motivati e alcuni vogliono continuare da volontari anche dopo questa esperienza pagata dallo Stato; e sono loro la forza e la spinta per tutti noi. C’è la presentazione di libri, la festa della musica e quella della pro loco. È nato un corso teatrale per ragazzini diretto dalla compagnia teatrale “La Comica”. Insomma, le idee e i progetti sono tanti, sono i soldi che mancano, ma nonostante le difficoltà finanziarie vogliamo aprire un cinema e, se troviamo qualcuno disposto e capace di farlo, anche cineforum ogni lunedì sera. Ho molta speranza, mi dico sempre che i soldi vengono per ultimo, prima ci vuole volontà, piacere di fare quella cosa. Abbiamo in mente di farci affidare dei siti per lo sbigliettamento in modo da far guadagnare qualcosa ai giovani che aiutano qui. È per tutte queste cose che ci frullano in testa che abbiamo bisogno di volontari entusiasmati nel cambiare la comunità, innamorati nel farlo. Ad esempio, c’è chi è disposto a presentare la sua collezione di bottiglie di vetro colorate, viene qua, si fa pagare qualcosa per i suoi manufatti. La pro loco gli dà lo spazio per questa sua esposizione.

Oggi, l’affitto e tutti i servizi sono sulle tue spalle?

Si, per ora è così, ma li spendo volentieri sia perché è gratificante ciò che faccio, sia perché penso che in pro loco vi saranno entrate. Quest’anno abbiamo venduto statuette di santa Lucia, vogliamo fare degustazione la domenica e cercare sponsor, ci sono state convenzioni e scontistica come quella con la Dentix che offre ai nostri soci il 20% di sconto per qualsiasi operazione ai denti. Stiamo implementando il nostro sito e questo ci permette di farci conoscere e di valorizzare ciò che facciamo.

 

 

ANTONIO RANDAZZO, “L’ARTISTA DI STRADA” VANTO DI SIRACUSA

La sua mappa turistica è un innovativo strumento di mobile marketing

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