• Il domani ai tempi del Covid19: ricominciare, non ripartire

     

    Sono già passati 30 giorni da quando la sera dell’8 Marzo è comparso in TV il premier Conte annunciando la chiusura di tutta Italia, il famoso lockdown. Sembra passata un’eternità.

    Questa emergenza ha stravolto le nostre vite, le nostre abitudini, ha spiazzato tutti, dai medici senza DPI e senza corsi di formazione per gestire l’epidemia ai palinsesti televisivi.

    Ci ha fatto conoscere termini medico-scientifici mai sentiti, insegnato tutto sui vari tipi di mascherine, presentato virologi ed epidemiologi; ci ha fatto riscoprire alcune parti dimenticate delle nostre case. Ci ha tenuto incollati allo schermo televisivo per l’appuntamento ineludibile delle 18 con la consueta lettura del bollettino della Protezione Civile

    Ma soprattutto ha cambiato la concezione del tempo, del nostro tempo.

    Eravamo abituati a parlare del futuro come di un evento quasi certo, scontato. Parlavamo del domani come una cosa già quasi avvenuta. Ed è proprio questo che ci è stato strappato dal virus, non possiamo più parlare del domani, ma ci costringe a parlare dell’oggi, del presente.

    Ci stiamo accorgendo che quello che, un tempo, davamo per scontato non lo è affatto. Sembrerebbe una banalità, ma non lo è. Chi di noi oggi è in grado di prevedere cosa farà fra una settimana, domani o stasera stessa? Eppure fino a qualche giorno prima dell’esplosione del virus, tutto questo era per noi un’ovvietà.

    Ad oggi, con il diminuire (!) dei contagi, si parla ripetutamente della tanto agognata Fase 2. Ripartire, ripartire e ripartire. Ormai è sulla bocca di tutti. Come auspicio, come voglia di riscatto. Penso, invece, che dovremmo cambiare termine e usare: ricominciare. Sì, ricominciare da zero. In questi giorni ci siamo resi conto che reale e virtuale non sono la stessa cosa.

    Certo, la tecnologia ci ha aiutati a colmare il vuoto fra noi e gli altri. Videochiamate, lezioni a distanza e chi ne ha più ne metta. Ma vogliamo paragonarli ad un abbraccio, a una stretta di mano, agli odori e ai suoni, ad un caffè o un aperitivo in compagnia dei nostri cari?

    Ricominciare ad investire sulla sanità pubblica, sulla scuola, sulla ricerca e l’innovazione. Torneremo a riempire il vuoto e il silenzio di questi giorni. Tornare avrà un significato diverso. Tornare a vedere un film avrà uno strano effetto. Torneremo a riempire quelle piazze vuote trasmesse negli spot pubblicitari, ci renderemo conto di quante bellezze abbiamo in Italia.

    Magari, inizialmente, lo faremo muniti di guanti e mascherine, finché non si troveranno cure e vaccini specifici. Solo dopo, ci renderemo conto di essere fortunati a fare ciò che prima facevamo abitualmente senza problemi, senza distanziamenti e protezioni. Non rimanderemo più impegni, progetti di giorni in giorni, ma impareremo a far tutto a tempo debito, ma non perché avremo paura del futuro, solamente perché lo vedremo con occhi diversi.

    Saremo noi a scandire il tempo, stavolta, in meglio

  • Mangia siciliano - La quarantena in cucina, utile ed educativa – La ricetta di Pasqua

    La nostra chiacchierata con la gastronoma e gastrosofa Anna Martano

  • I Diari della Quarantena: il baklava

     

    Eppure, c’è una folla di voci e di volti vicino a me, oltre la luce artificiale dello schermo.

    E sorrisi, e volti preoccupati. A volte, anche paura.

    Non vi posso toccare, non posso toccare nessuno di voi, nessuna carezza indulgente sul viso.

    La voce concitata di Silvia, preoccupata perché la comunicazione sul sito sia chiara per tutti gli studenti, l’entusiasmo del collega dell’Alberghiero di Biella, mentre mi propone un gemellaggio a distanza per condividere le ricette del mondo.

    E ancora, la raccolta fondi per le alunne maghrebine, che non vedono l’ora di preparare il couscous ai ragazzi di Biella, rammaricate per il fatto che non potranno far sentire loro neanche il profumo.

    Per un attimo non le ascolto né vedo, attraverso lo schermo, mi distrae un pensiero strano: questo virus toglie gusto e olfatto, come lo schermo del mio pc; toglie anche il tatto, che non si possono più neppure toccare i propri cari, lasciati soli in un letto d’ospedale con gli occhi pieni di paura, la paura di chi teme di morire da solo.

    -Presiiiiiiide, ma dov’è andata?!

    -Sono qua, resto qua-

    Resto salda qui, con voi. Mi spingo in avanti come ad abbracciarvi, ma il mio pc toglie anche il tatto.

    Sto in silenzio qualche secondo, dopo sento Kadija ridere timidamente, e rido anch’io.

    Questo pc mi lascia ascolto e vista, intatti, per scaldare il mio cuore fragile: mi lascia i vostri occhi sorridenti e le mani in pasta, le vostre parole di conforto e la vostra strana cadenza, mentre Sara dice: - E se facessimo un ebook di ricette da condividere in quattro libri, con immagini, video e collegamenti? – E tutte esplodono in un grido di gioia.

    -Certo!- rispondo entusiasta, - mettiamoci al lavoro, che quando torniamo a scuola, questi piatti tutti me li dovete fare assaggiare-.

    - E una promessa, Preside-

    Oggi è già ieri, aspettando domani.

    Usciremo a riveder le stelle, e lo faremo dolcemente, gustando un Baklava. Insieme

     

  • Coronavirus. Sopravviveranno l'UE e il sistema economico e monetario?

     

    Intervistiamo il nostro collaboratore professore Concetto Rossitto, componente di Siracusa Resiliente, associazione da tempo impegnata su problematiche economico-finanziarie.

    Si sente ripetere che nulla sarà più come prima e che sta per iniziare una nuova era d.c. (dopo il coronavirus)? C'è da crederci?

    No. Non riesco a crederci ma lo spero vivamente. Mi auguro che questa drammatica esperienza non sia messa nel dimenticatoio e serva a promuovere processi di trasformazione necessari, che sino a ieri venivano totalmente ignorati. Alcuni, anzi, non sono ancora emersi nelle coscienze neanche oggi.

    Puoi elencare alcuni di questi processi di trasformazione necessari?

    Superamento della perversa logica dell'austerità, che ha imposto tagli alla sanità, alla scuola, alla giustizia, alla sicurezza, alla ricerca… Strettamente collegata a questa trasformazione è anche la necessità di reperire risorse adeguate. E questo reperimento, per essere efficace, comporta la necessità di riforme istituzionali che moltissimi, prigionieri nella gabbia del presente, non riescono ad immaginare o non osano ipotizzare…

    Alt. Una cosa per volta. Risorse a sufficienza per superare la logica dell'austerità. Come reperirle? Non si trovano sulle spiagge come le conchiglie! E noi dobbiamo fare i conti con un debito enorme.

    Forse molte risorse ci sono già, ma si trovano nei posti sbagliati. E non sono disponibili lì dove servono. E inoltre se ne possono creare di altre; e di fatto se ne creano tante, a costo zero; ma il sistema di emissione attuale non le rende disponibili.

    Puoi chiarire?

    Certo. Un rapido cenno a quelle già esistenti. In Italia c'è una ricchezza privata che, da stime diverse, andrebbe da 4.290 a 9.743 miliardi. Dunque ci sono somme ingenti, molte delle quali scioccamente investite in speculazioni finanziarie: si tratta di risorse affidate al mercato speculativo e sottratte all'economia reale. Esse producono solo ricchezza privata ma spesso solo nominale. E aleatoria. Si tratta di risorse convertite in fiches puntate sulla roulette del turbocapitalismo. In caso di catastrofe il loro valore può anche azzerarsi. Volatilizzarsi! Se dovesse esserci un crollo come quello del '29 (con una conseguente corsa agli sportelli per ottenere la restituzione dei capitali investiti), non ci sarebbe la possibilità di monetizzare quei valori, cioè di averne la restituzione in moneta contante. Bisognerebbe forse incoraggiare un rientro graduale di tali risorse verso l'economia reale. Senza scatenare il panico.

    E come?

    Visto che non c'è stato il coraggio o il buon senso di ripristinare la separazione introdotta nel '33 fra banche di affari/investimenti e banche di credito/risparmio, forse gli stati (a partire dal nostro) potrebbero prospettare agli istituti bancari una disponibilità a prestar loro eventuale aiuto (anche in deroga a divieti comunitari che valgono solo finché non vengono ignorati, come è accaduto e sta accadendo) solo a condizione che si limitino ad erogare prestiti a clienti e ad imprenditori locali nonché a detenere e collocare titoli di debito pubblico. Questo aiuterebbe ad internalizzare (ad attirare in mani di italiani) quel terzo di debito pubblico oggi detenuto da investitori stranieri. E a metterci al riparo da manovre speculative a suon di spread.

    Basterebbe questa suasoria…?

    Da sola probabilmente no. Ma si potrebbe anche rinazionalizzare interamente CDP (e, di riflesso, Poste Italiane, S.p.A. controllata, pro quota, anche dal MEF e ad altri soci minori), oggi parzialmente privatizzata, per restituirla al suo ruolo originario (di prestatore di finanziamenti agevolati ad Enti Locali) e per farne la cassaforte principale di titoli del debito italiano già emessi. Si otterrebbero due obiettivi: internalizzazione del debito e canalizzazione dei risparmi degli italiani verso il finanziamento di Comuni e di imprese locali, ovvero verso l'economia reale, che dà lavoro in Italia. E si potrebbe procedere nazionalizzando anche bankitalia; il che non servirebbe solo ad avviare controlli più efficaci… Ma su questo dirò poi.

    Queste strategie servirebbero a rendere disponibili risorse già esistenti. E quelle da creare?

    Si creano! Chiamasi emissione monetaria. Dobbiamo dire grazie al sig. Draghi per aver creato moneta in gran quantità col suo Q.E. e per aver messo al sicuro parte del debito pubblico, comprandolo con tale moneta e sottraendolo alla speculazione finanziaria dei mercati, ma…

    Ma?

    Ma gran parte di quella moneta creata col Q.E. non è finita nel circuito dell'economia reale. È rimasta nelle banche, che spesso preferiscono partecipare all'orgia della finanza speculativa, poiché sono anche banche di affari o perché hanno relazioni di cointeresse, a vario titolo, con fondi di investimento. Bisognerebbe ovviare. Nel modo detto prima per le banche che vogliano tornare ad operare localmente, al servizio del risparmio e dell'economia territoriale, come fa Banca Etica; e… anche tramite una riforma istituzionale della BCE e una modifica radicale del sistema di emissione.

    Cioè?

    Basterebbe che ogni stato dell'eurozona nazionalizzasse la "propria" banca centrale nazionale, che attualmente non è propriamente nazionale ma privata, in quanto posseduta da banche private (che dovrebbero essere da essa controllate, mentre non lo sono efficacemente per un evidente conflitto di interessi). Ne deriverebbe che anche la BCE (posseduta, in quote, dalle banche centrali nazionali) risulterebbe pubblica e diventerebbe di proprietà (pro quota) degli stati dell'eurozona. Manterrebbe la sua autonomia (senza dover sottostare ad ordini delle maggioranze politiche di turno) ma non l'attuale sovranità rispetto agli stati; avrebbe come regole non solo quella di emettere moneta in quantità tale da mantenere l'inflazione prossima al 2% ma anche l'altra di contribuire, con scelte monetarie, all'obiettivo della massima occupazione. Questa seconda finalità è oggi valida solo per la FED ma non per l'attuale BCE. Conseguenza ancor più rilevante: l'immissione della moneta in circolazione avverrebbe secondo un percorso nuovo e non contribuirebbe più ad indebitare gli stati.

    Come? Vuoi spiegare, per favore?

    A normativa vigente, la moneta di nuova creazione viene prestata alle banche e solo alle banche. Sino a qualche anno fa a tasso irrisorio. Oggi a tasso zero. E in qualche caso persino a tasso negativo. Ma le banche la prestano poi a privati e persino agli stati a tasso di mercato. Aggiungendo anche (nei confronti dei paesi che hanno la "colpa" di essere più indebitati) il sovrattasso dello spread. Lucrano parassitariamente! È vietato, a normativa vigente, il prestito diretto (a tasso zero) da BCE a stati. E tutto ciò mentre la moneta emessa trae il suo valore esclusivamente dalla legge degli stati. L'euro (come in passato anche la lira) è una moneta a corso legale o forzoso. Che gli stati debbano prendere in prestito, ad interesse di mercato, quella moneta a cui danno valore con le loro leggi e che invece dovrebbero farsi consegnare (o farsi "prestare" a tasso zero) dall'istituto di emissione… è una scelta insensata, irragionevole, autolesionistica ed intollerabile.

    Non basterebbe tornare ad una situazione come quella anteriore al famoso "divorzio" del 1981 tra banca di emissione e Tesoro?

    Sarebbe meglio di adesso. Ma sarebbe ancor meglio avere un Istituto Centrale di Emissione autonomo ma posseduto dagli Stati dell'eurozona.

    Ma allora dai ragione ai signoraggisti sovranisti…

    No. I sovranisti di oggi (alla Salvini) chiedono l'uscita dall'euro e il ritorno a monete nazionali. Oggi tornare alla lira significherebbe avere una moneta meno forte e pur sempre emessa in modo tale da indebitare lo stato italiano. Cambiare lo statuto della BCE (rendendola Istituto Centrale di Emissione pubblico, realmente pubblico e interstatale o comunitario) non significa affatto seguire la logica sovranista o nazionalista. Io non stimo i sovranisti di oggi. E su vari temi non do affatto ragione neanche ai signoraggisti storici.

    Su quali temi, ad esempio, ne prendi le distanze?

    Essi si ingannavano quando favoleggiavano di introiti ingenti, lucrati direttamente dall'istituto di emissione (la famosa differenza tra costo della banconota e suo valore legale). La BCE non introita somme ingenti da signoraggio; bilancia titoli debitori (le monete emesse) con titoli creditori (le carte con cui le banche si "indebitano" fittiziamente per la moneta ottenuta "in prestito"… per sempre e a tasso zero. Questa procedura ingrassa il sistema bancario, non il suo vertice, che è l'istituto di emissione. Ma gli interessi di mercato che lo stato e i cittadini devono pagare sono reali. Lo stato contrae debito reale, da restituire con gli interessi. L'Italia ha già pagato di soli interessi, nel corso degli anni, una somma superiore all'ammontare attuale del debito pubblico. Attualmente paghiamo circa 70 miliardi l'anno di soli interessi sul debito pubblico. E sono proprio questi interessi che fanno crescere il debito, anche se riusciamo ad avere un avanzo primario, come è stato per circa cinque lustri.

    Altra bufala dei signoraggisti era l'affermazione che lo stato potesse stampare moneta a iosa senza determinare inflazione. Io non l'ho mai pensato. Per questo sostengo che l'Istituto Centrale di Emissione (che dovrebbe prendere il posto dell'attuale BCE) dovrebbe godere di una assoluta autonomia nel decidere l'entità della massa monetaria da emettere, nel rispetto delle funzioni ad esso attribuite. E dell'interesse pubblico!

    I signoraggisti, inoltre, solitamente gridavano al complotto. Io, al contrario, penso che non si debba parlare di complotto, visto che il sistema di monetazione vigente è consacrato da leggi e norme statutarie che non sono state prodotte nell'ombra ma che sono sotto gli occhi di tutti. Basterebbero alcune riforme significative… Riforme, non colpi di mano. Non avventure sconsiderate… In sintesi, per chiudere questo argomento, non do ragione ai signoraggisti esagitati. Men che meno allo sfascista Salvini. Riconosco però a persone come Auriti e Tarquini il merito di aver segnalato all'attenzione pubblica (purtroppo, inutilmente) una irrazionalità incontestabile. Che è ancora in attesa di correzione.

    Ma cambiare il sistema di emissione sarebbe quasi una rivoluzione copernicana. Non credi?

    Sì. Sarebbe un cambiamento di paradigma. Faccio però notare che la legislazione vigente è stata prodotta dagli uomini ed è, dunque, riformabile. Non si tratta di leggi di natura come quella della gravitazione universale. La politica dovrebbe avere più consapevolezza e più coraggio. Oggi la diffusione del coronavirus impone la necessità di scelte coraggiose per rendere utilizzabili nel miglior modo le risorse esistenti e per reperirne di nuove senza indebitare ulteriormente gli stati. E senza capitolare di fronte alle condizioni proibitive che verrebbero imposte in caso di incauto ricorso al MES. Condizioni che non possono e non devono essere accettate.

    Però anche il ricorso al MES, a condizioni meno stringenti, potrebbe fornire risorse utili. Non credi?

    Se prevalesse una logica di solidarietà, le risorse accantonate per il MES potrebbero essere oggi offerte incondizionatamente agli stati che ne hanno più bisogno. Ma poiché non c'è alcuna solidarietà, di fatto, fra gli stati europei, l'alternativa che potrà risultare più condivisa sarà quella di restituire a ciascuno stato la quota da esso versata al MES. E farla finita con l'ipocrisia di quel Meccanismo. Faccio notare che anche la restituzione delle quote del MES non sarà sufficiente a consentire agli stati di fronteggiare la crisi economica ingravescente a causa della diffusione del contagio e del blocco di molte attività umane. Pertanto, bisognerà puntare sul reperimento di altre risorse, evitando un ulteriore indebitamento. Dunque, non è più il caso di continuare a negare l'esistenza di un problema legato ad una monetazione o ad una emissione irrazionale. Questo negazionismo è autolesionistico.

    Indubbiamente il contagio in corso sta avendo riflessi notevoli sulle scelte economiche. Per esempio, si mira a chiudere un occhio sui limiti dell'indebitamento statale. Non credi che basti questo? È proprio necessario cancellare la regola del 3% e poi anche puntare su un nuovo sistema di emissione?

    Sì, è necessario. Nell'anno zero del coronavirus cade il tabù del pareggio di bilancio. E noi lo abbiamo inserito come obbligo in Costituzione! Altri stati non hanno commesso quell'errore.

    Chi ci rimprovererà per il mancato pareggio di bilancio, se i nostri partner saranno i primi ad ignorare quell'obbligo? Potremo disattenderlo anche noi. È proprio necessario cancellarlo dalla Costituzione?

    Sì. E non da oggi ma da… ieri. Intendiamoci: non è che io voglia affermare che dobbiamo puntare ad accrescere ulteriormente e senza limiti il nostro ingente debito pubblico. All'infinito! Dico solo che non dobbiamo legarci le mani o precluderci la possibilità di manovre espansive all'occorrenza. Dobbiamo poter fare ulteriore debito, oggi, se sarà necessario. Legittimamente. Senza trasgredire alcuna norma. E non per gentile concessione di qualcuno che debba chiudere un occhio. Ma dobbiamo anche cercare di rendere innocuo il nostro debito, internalizzandolo, ossia sottraendolo agli speculatori che possono puntare su manovre offensive a suon di spread per spennarci ulteriormente e per condizionare le nostre scelte di bilancio. Inoltre sostengo che una politica espansiva non debba essere concepita solo entro un quadro normativo che preveda il reperimento di risorse solo a debito. Pertanto dovremo riformare anche l'attuale sistema irrazionale di emissione, che è la prima concausa dell'indebitamento. Successivamente si potrà attuare un'altra strategia per la riduzione del debito pregresso. Essa è accennata tra le Otto Proposte di Siracusa Resiliente.

    Quante aspettative! Dunque pensi che non si stia facendo tutto il necessario? Sbaglio?

    Non mi pare proprio, anche se Conte mi sembra procedere, un passo dopo l'altro, nella direzione giusta. Oggi dirà no a varie proposte europee inaccettabili. E porrà i suoi omologhi di fronte a scelte ineludibili. Spetterà a loro mostrare buon senso o intestardirsi mettendo a repentaglio l'euro e l'Unione.

    Hai accennato ad un rischio di crollo della moneta unica e di collasso dell'Unione. C'è da temerlo?

    Spero vivamente che non accada, ma gli euroburosauri che contano troppo in Germania e in altri paesi nordici della ex (o nuova?) lega anseatica stanno facendo di tutto per affossare le sorti dell'Unione.

    Si vuole a tutti i costi perpetuare l'esistente o, al massimo, discutere di strumenti convenzionali (qualcuno inadeguato, come il MES; altri, come gli eurobond o i coronabond, non condivisi da Olanda e paesi del Nord). I coronabond (titoli di debito europei che sarebbero emessi solo eccezionalmente, nell'emergenza attuale) e gli eurobond (che potrebbero essere emessi anche in tempi meno critici) ci consentirebbero di ottenere in prestito moneta più a buon mercato o a tasso medio non gravato da alcuno spread, ma sono invisi ai paesi più ricchi del profondo Nord, che ottengono in prestito moneta a tasso inferiore a quello medio. Non sono da scartare a priori, poiché ne ricaveremmo un vantaggio, ma non costituiscono la soluzione ottimale, poiché fornirebbero agli stati pur sempre moneta a debito. Il guaio è che manca una logica solidaristica e pertanto si arriverà, al massimo, a poter emettere una quantità insufficiente o meramente simbolica di coronabond.

    Il proseguimento del Q.E. (già annunciato) serve solo parzialmente in quanto perpetua la procedura di emissione esistente; non finanzia direttamente gli stati e, inoltre, non riesce a raggiungere l'obiettivo di far entrare automaticamente la moneta di nuova creazione nel circuito dell'economia reale. Questa situazione rischia di far sì che dalle incomprensioni e dalla mancanza di solidarietà si passi ad una sorta di guerra di secessione europea. Quella americana scaturì da cause economiche e politiche, pur risultando ammantata da motivazioni ideali come la lotta alla schiavitù; la secessione europea nascerà forse solo dalla stitichezza e dalla insensibilità dei burocrati del sistema bancario e dalla insipienza dei politici del profondo Nord. E dalla insofferenza degli altri stati rispetto a tale stitichezza ed ottusità. Sarà comunque un conflitto politico, diplomatico ed economico. Non una guerra guerreggiata con le armi. Sia ben chiaro: non la auspico; ma temo che possa essere una conseguenza inevitabile. Eventualmente, devono assumersene ogni responsabilità gli ottusi negatori degli ideali proclamati nel Manifesto di Ventotene (1941-1944) da Colorni, Rossi e Spinelli.

    Ma tu ci credi davvero? Pensi che si possa arrivare ad una secessione?

    Ripeto: temo che possa risultare inevitabile. Tuttavia non si tratterebbe di una guerra guerreggiata con le armi. Conte ha già detto che, se l'Europa non si muove adeguatamente, potremo fare da soli. Che significa? Orban si è già mosso da solo, chiedendo ed ottenendo i pieni poteri. La decisione di sospendere Schengen (da 12 marzo e per 30 giorni) è avvenuta a ratifica di una situazione già unilateralmente assunta da vari stati, tra cui la confinante Austria. Sebastian Kurz chiuse i valichi parlando falsamente di un provvedimento concordato, mentre era stato solo comunicato. In Europa si è applicata una toppa per nascondere uno strappo. Di fatto il trattato è stato praticamente ignorato. Una politica economica comune non si vede ancora a distanza di vent'anni dall'introduzione della moneta unica. Una politica fiscale neppure. Ora non si riescono a trovare misure di emergenza comuni contro il coronavirus, né per contenere il contagio, né per prevenire e combattere le catastrofiche conseguenze economiche e sociali. Persino i presidi sanitari sono stati negati a chi ne ha avuto bisogno per primo. È bene ricordarlo. Allora ciascun paese dovrà rimboccarsi le maniche ed agire da solo. Ma senza poter contare su una necessaria e sufficiente erogazione di risorse da parte del rubinetto monetario.

    In definitiva, bisognerà affrontare la questione della vera natura di questa Unione. A partire da quella democratica, che presenta un paradosso: non sono ammessi a far parte di questa Unione paesi non democratici. Pertanto non sarebbe ammesso un paese che avesse un parlamento deprivato di una sua precipua funzione (l'iniziativa delle leggi) e, per giunta, anche un esecutivo doppio e, di conseguenza, disfunzionale. Esiste al mondo un solo paese democratico che abbia un Parlamento privo dell'iniziativa delle leggi? O che abbia due diversi governi o due poteri esecutivi? Dunque un paese che avesse una struttura simile a quella dell'Unione… non sarebbe ammesso a farne parte. Occorre risolvere il problema posto da questo paradosso.

    Quelle a cui ho accennato mi sembrano ideuzze ragionevoli ma sono difficilmente digeribili per l'establishment attuale. La guerra contro il comune nemico invisibile sta distruggendo l'illusione di Unione su cui ci siamo per troppo tempo cullati ed arenati. Dalle storture prodotte dall'insipienza umana e dalle macerie economiche e sociali provocate dal coronavirus si dovrà procedere, con riforme, verso una ricostruzione dell'Unione. L'alternativa sarebbe accantonarla. E sarebbe un grave errore. Che noi abbiamo il dovere di evitare. Ma non possiamo evitare che lo commettano altri. Perciò dobbiamo tener duro e cercare di trascinarli dalla parte della ragione. Pertanto, non ce ne potremo stare inerti ma dovremo sforzarci di avanzare proposte sensate, di formulare idee ragionevoli, di suggerire strategie pacifiche… nella ricerca di soluzioni progressive e autenticamente riformatrici.

    Grazie!

    Mi ringrazierai veramente solo se mi aiuterai a diffondere queste riflessioni.

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    Eravamo in coda in farmacia. Per entrare era necessario indossare la mascherina.

    Lui non l'aveva. Un anziano cui toccava entrare dopo di lui è stato gentile. Si è tolto la maschera dalla faccia e gliela ha offerta.

    Oh, questo non se l'è fatto ripetere due volte. Ha steso la mano per non superare la distanza di sicurezza e si è messo la maschera.

    Dirvi che eravamo sconvolti è poco. Non è finita. A causa del collasso cervicale, il nostro, per quanto tentasse di indossare la mascherina, tenendo la testa molto inclinata verso il basso, non riusciva a tenerla se non sul collo. Dopo svariati tentativi il farmacista impietosito, scioccato e morto dalle risate, gli ha concesso di entrare senza mascherina.

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FISCO “AMICO”: UN “AVVISO BONARIO” CHE SA DI DIFFIDA

Doveroso il recupero dei 400 mln di evasione tributaria ma l’amministrazione deve prima fare i conti con sé stessa

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8 MAGGIO 2014, SU FB IL MONITO DI ROBERTO DE BENEDICTIS: FERMATEVI!

 

F E R M A T E V I ! - Questa mattina, presso l’Ufficio Tecnico di Siracusa, ho appreso che la mia Amministrazione comunale si appresta a concedere ad un privato un’area libera di circa 10.000 mq su viale Scala Greca, tutta intorno al distributore della Esso, di proprietà appunto del Comune, per la durata di quindici anni rinnovabili per altri 15, ad un canone di 260,42 euro al mese, ovvero 3.150 l’anno! L’antefatto è una delibera della precedente giunta comunale del 10 dicembre 2012 ed era stato reso pubblico dal Giornale di Sicilia l’11 marzo di quest’anno.
Quella delibera è illegittima per almeno quattro motivi:

  1. perché la motivazione - che qui non cito per brevità - grida vendetta: tanto è pretestuosa e giuridicamente infondata;
  2. perché si concede ad un privato l’uso di un bene comune senza alcuna trasparenza, in assenza di una gara, un avviso, una qualunque procedura di evidenza pubblica;
  3. perché il canone stabilito è palesemente incongruo, direi ridicolo, e comporta un chiaro danno erariale per il Comune: con 260 euro al mese non si affitta nemmeno un garage e qui con quella cifra si concede un’area 10.000 metri quadrati in pieno centro, libera, pianeggiante, del valore di qualche milione di euro;
  4. perché lo scopo per cui l’area viene concessa - impianti sportivi - è in contrasto con il PRG che in quella zona riporta la dicitura “Parco”.

Ne scaturisce un evidente danno per il Comune (un Comune senza soldi!) che potrebbe ricavare legittimamente cifre enormemente maggiori da questo terreno affittandolo attraverso una gara, come sarebbe peraltro obbligatorio fare; e un danno non meno grave per ogni altro potenziale imprenditore, penalizzato dall’ingiusto vantaggio attribuito a questo privato, che infatti si appresta a realizzare in quest’area, ottenuta praticamente gratis, vari campi da calcio, tennis, palestra, piscina ed altro.

Su quest’atto il Comune avrebbe dovuto – come promesso, ma ancora è in tempo per fare – revocare in autotutela quella delibera, poiché ne ricorrono tutti i presupposti di legge. E forse trasmetterne contestualmente gli atti alla Procura della Repubblica.

Spero comunque che le tante persone per bene facenti parte della attuale giunta comunale vogliano sottrarre la città, ma soprattutto se stesse, a questa vergogna dai risvolti legali assai pericolosi.
Infine, poiché questa vicenda è nota a tutti almeno dal citato articolo del Giornale di Sicilia del marzo scorso, sono certo che la Procura vigila attentamente, ma trovo inspiegabile l’inerzia dimostrata fin qui dal mio partito, il PD, ed incomprensibile (ma non tanto) il silenzio della cosiddetta opposizione. E mi colpisce anche la distrazione delle tante associazioni civili ed ambientaliste, così attente alla legalità nel nostro territorio, di fronte ad un caso così concreto e importante di assai dubbia legalità.

ROSARIO PISANA: NON SONO CARTELLE PAZZE MA NOTE INFORMATIVE, AVVISI BONARI

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IL GUAZZABUGLIO DEL BOSCO DELLE TROIANE

Non si salva nessuno: una sfilza di “leggerezze” Genovesi: “Il bosco non rischia nulla. Si farà chiarezza”

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