E Lutero rispose: “Qui sto, non posso nient’altro”
In uno dei cazzeggiamenti estivi al bar Xibilia – quattro amici che sorseggiano granite – il professor Francesco Testaferrata,
già docente del Gargallo, coniava: “Se un politico dice sempre la verità prima o poi viene scoperto”. Il conte De Maistre,
agli inizi dell’800, teorizzava: "Se la folla governata può credersi uguale al piccolo numero che governa, non c’è più governo.
Il potere deve essere fuori dalla portata di comprensione della folla”. Di controbalzo Roberto Scarpinato, procuratore
antimafia di Palermo, ne “Il ritorno del principe” (ed. Chiarelettere, dicembre 2008, pag.18), risponde a Saverio Lodato
che lo intervista: “La storia del potere, comprese le sue declinazioni criminali come la mafia la corruzione e lo stragismo,
potrebbe riscriversi anche come una traversata nei luoghi dell’impostura, quelli in cui vengono costruite e perpetuate
le false credenze che servono al potere per conservarsi… E non è una storia altra, che riguardi altri. E’ una storia nostra che
riguarda ora e qui da vicino le nostre vite. Perché se tu non ti occupi del potere, il potere e le sue imposture si occupano comunque
di te”. E aggiunge Scarpinato (pag.110): “Quella che è stata demonizzata come antipolitica, cioè il desiderio di partecipazione
dei cittadini e la richiesta della trasparenza, costituisce invece un ritorno alle origini della politica intesa nel senso più nobile,
come la intendevano gli antichi greci… I greci compresero che se la polis è malata, si ammalano anche le vite dei singoli cittadini.
Tutte le soluzioni individuali sono illusorie. Per evitare che le vite dei singoli si ammalino, occorre che tutti profondano
il meglio delle loro energie per garantire la buona salute della polis. In quella cultura i cittadini che si disinteressavano
del bene della polis erano considerati moralmente squalificati”. Nella fase di organizzazione di questo giornale abbiamo ricevuto
molti consigli, parte dei quali non richiesti. Alcuni politici, ma anche alcuni imprenditori, ci hanno snocciolato le
loro visioni sul ruolo dell’informazione locale consigliandoci prudenza, duttilità, ecumenismo culturale, appoggio a lotte
di posizione e affari. Abbiamo risposto loro con la nettezza di Lutero quando l’imperatore Carlo V° lo invitava a ritrattare:
“Qui sto, non posso nient’altro”. Noi giornalisti de “La Civetta” abbiamo già una storia lunga sei anni, sofferta nelle
colonne del settimanale “Il Ponte”. Per sei anni siamo stati difensori dell’ambiente, del multiculturalismo, del welfare,
dell’etica politica, abbiamo lottato contro ogni sfruttamento delle persone, delle città e dei territori, sostenendo la necessità
di uno sviluppo economico coniugato con l’ecosostenibilità delle iniziative. Dalla nostra parte abbiamo avuto le mamme
coraggio, i precari, i disoccupati, gli svantaggiati sociali, quelli che tirano la cinghia per arrivare al 27, i senzacasa. E’
una storia, la nostra, che discende da una forte cultura sociale e dalla volontà di partecipare, dalla parte dei cittadini, alla
formazione delle scelte che interessano la comunità. E’ una storia condensata negli scopi sociali dell’associazione culturale
“Minerva” editrice del nostro settimanale, ampiamente dibattuti tra tutti i soci che partecipano al progetto. Quando nasce un giornale,
càpita che i soci finanziatori vengano tenuti in penombra, magari celati in sigle di imprese, perché – si crede, e spesso
non a torto – dietro un giornale ci sono sempre precisi interessi. Noi vogliamo fare l’incontrario. I nostri soci sono: Tommaso
Gargallo di Castel Lentini, l’avvocato cassazionista Corrado Giuliano, l’oculista dottor Michele Collura, il professor Giuseppe
Gentile, il dottor Claudio Torneo (ex caporedattore della redazione romana de “Il Mondo”, settimanale economico finanziario), il dottor Giovanni
Di Lorenzo, il sottoscritto, la figlia Maria Emanuela, i giornalisti prof.ssa Marina De Michele, prof.ssa Concetta La Leggia,
dottor Pino Bruno, dott.ssa Stefania Festa. Abbiamo discusso, ci siamo accapigliati, qualcuno non era d’accordo sul rigassificatore,
qualche altro sulla gestione dell’acqua bene primario, ma infine abbiamo sposato il progetto. Siamo animati – e lo sapete –
da grande passione. Cerchiamo sempre di approfondire le nostre competenze sullo studio dei documenti. Non ci piacciono
frasi del tipo: “Al Comune c’è il burattinaio che tira le fila dei burattini”; nelle nostre analisi su fatti controversi teniamo
sempre conto delle risorse esistenti, delle normative e delle difficoltà burocratiche. Ma siamo stati e continueremo ad
essere intransigenti sulle falsificazioni della realtà per affari privati di politici, sindacalisti e imprenditori. La polis, questa
nostra polis, è malata: l’ennesima graduatoria nazionale che ci vede all’ultimo posto in Italia per il benessere dei cittadini non
ci ha sorpreso. I segnali c’erano tutti: università smantellata, declassamento della stazione ferroviaria, bonifiche ferme
nella zona industriale, licenziamenti eccetera. Il problema è quello che aveva individuato Ernesto Bobbio nel suo “Etica
e politica”: “Quando anche la classe politica diventa una lobbie, la democrazia agonizza”. Titolava lunedì scorso il “Corriere Economia”: “Per
effetto del decreto legge anticrisi varato a novembre dal governo Berlusconi, il patrimonio immobiliare del premier ammonta
ora a 368 milioni di euro”. Bell’esempio di conflitto di interessi. Ma tantissimi esempi potremmo fare sui politici locali. Non ci
stiamo e lotteremo per questo. La civetta, sapete, era l’animale sacro di Miner va, dea della saggezza e della filosofia.
Un animale curioso, dalla vista prodigiosa anche nell’oscurità notturna, che sorvolava le case degli uomini riferendo poi
alla dea quanto aveva visto. E’ facile vederne il simbolo del giornalismo che raccoglie informazioni e poi le analizza, le scruta, le
argomenta offrendole non più alla dea ma alla società avveduta e pensante perché diventino l’humus di un pensiero comune. La
civetta svolge, diremmo oggi, una funzione di controllo su una gestione privatistica del bene pubblico. Col vostro aiuto pensiamo
di farlo nel migliore dei modi.
Gli scopi dell’Associazione editrice del nostro giornale
Promuovere la partecipazione sempre più larga dei cittadini al dibattito politico e istituzionale e alla formazione delle scelte per uno sviluppo ecosostenibile del territorio valorizzando la partecipazione dal basso e forme qualificate di democrazia diretta;
Difendere la specificità dello Statuto siciliano, finora largamente disatteso, come occasione di autogoverno dotato di adeguate
risorse per uscire dalla marginalità rispetto ai processi produttivi nel Paese;
Denunciare tutte le mafie che, tarpando i diritti delle popolazioni e dei cittadini, costituiscono un macigno nei processi di democratizzazione delle scelte, di libera strutturazione delle intraprese
private e pubbliche e di rivendicazione dei diritti sociali e civili;
Ampliare le occasioni di confronto fra tutti gli attori sociali per la condivisione più ampia delle politiche su servizi e investimenti
al fine di elaborare piattaforme operative unitarie;
Divulgare informazioni sui meccanismi decisionali che talora possono condurre alla distorsione dei modelli di sviluppo, al fine di favorire nei cittadini la crescita di un atteggiamento critico
verso il modello economico delle grandi industrie petrolchimiche, spesso devastatrici dell’ambiente, e la ricerca di nuovi
trend economici incentrati sulla diffusione della piccola e media impresa, più vicina alle problematiche dei territori, più mediata
con le popolazioni e più accorta sui bisogni delle comunità;
Lottare contro ogni forma di investimento privato e/o pubblico che non risponda agli interessi delle popolazioni e che sia
pericoloso per la sicurezza delle comunità.
Favorire la diffusione e modernizzazione dell’attività commerciale di vicinato, supportata da servizi adeguati ad opera della pubblica amministrazione, una delle vie di recupero della
vivibilità di alcuni quartieri urbani che, anche per effetto del moltiplicarsi delle strutture della grande distribuzione e della
contemporanea crisi delle piccole e medie attività commerciali, hanno accentuato il carattere di periferia, con gravi danni per la
vivibilità dei cittadini;
Perseguire il più possibile, anche con collaborazioni professionali esterne, il recupero dell’identità storica dei comuni sia
con la realizzazione e divulgazione di prodotti editoriali mirati al recupero e alla valorizzazione dei beni archeologici, storici e
ambientali, sia con la formalizzazione di proposte di sviluppo economico basate su un corretto utilizzo delle risorse ai fini della
crescita delle popolazioni interessate;
Propugnare il libero accesso delle popolazioni alla fruizione dell’acqua, specie quella da bere, riportando al pubblico la gestione
del servizio di erogazione e di potenziamento della rete idrica in maniera da sottrarre questo bene essenziale alle logiche
del mercato e del profitto;
Proteggere i diritti umani delle comunità locali promuovendo giustizia sociale, sostenibilità ambientale e sicurezza economica;
Operare per la piena attuazione delle pari opportunità per le donne, cooptandole sempre più nelle classi dirigenti;
Promuovere le iniziative del mondo giovanile valorizzandone l’apporto creativo e favorendo attività di ricerca e di nuove espressioni culturali;
Aborrire ogni forma di discriminazione sociale indotta da considerazioni legate al sesso, alla razza, al censo, alla religione, alle condizioni culturali;
Favorire l’integrazione multietnica attraverso occasioni di incontro e confronto, valorizzando la mediazione tra culture e nazionalità diverse in uno spirito di tolleranza e di accettazione:
Stimolare la formazione di opportunità di lavoro a condizioni giuste, denunciando situazioni illegittime di precariato, sfruttamento,
quando non addirittura di schiavismo;
Promuovere, per il futuro, un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali impegnandosi a forti iniziative mediatiche
per la bonifica pubblico-privata dei mari, dei suoli e dell’aria in alcuni territori ampiamente inquinati, nei quali le sostanze
tossiche, passando nella catena alimentare, hanno già prodotto guasti irreparabili;
Recuperare il patrimonio storico dei movimenti popolari che hanno prodotto mutamenti profondi nel rapporto tra le classi sociali;
Sostenere il diritto delle popolazioni a fruire di servizi efficienti ed eticamente dispiegati (primo fra tutti il servizio sanitario) criticando, con ogni forma giornalistica, sistemi clientelari
più o meno mascherati nell’attuazione degli stessi;
Stimolare le istituzioni locali (comuni, province, regione) a un rapporto corretto con le comunità amministrate, filtrato dalle istituzioni decentrate, che debbono essere dotate di poteri effettivi
per accorciare la distanza fra esse e le popolazioni.